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27 Novembre 2022 / 02:29
Davos: il mondo riparte dalla sostenibilità

 
Scenari

Davos: il mondo riparte dalla sostenibilità

di Mattia Schieppati - 26 Gennaio 2021
Lo sviluppo sostenibile al centro dell’agenda del World Economic Forum in corso questa settimana, dal titolo emblematico: “The Great Reset”. Per ripartire sopo il grande stop dell’emergenza Covid, Paesi, finanza e imprese dovranno costruire una roadmap comune che metta al centro la tutela del nostro Pianeta. Uno studio prodotto dal WEF in collaborazione con McKinsey fotografa lo stato di salute dell’ambiente e indica 6 “azioni chiave” per invertire la rotta. Prima che sia troppo tardi.
“The Great Reset”, il grande riavvio. Il titolo del World Economic Forum in corso a Davos (dal 24 e fino al 29 gennaio) è netto e non lascia scampo: se prima si poteva riorientare la rotta, migliorare per approssimazione, stilare roadmap di (tante) buone intenzioni e qualche pratica concreta, ora è il tempo di uno “spegni tutto e riaccendi” globale.
Complice lo tsunami del Covid-19, che ha rimesso tutti ai nastri di partenza, c’è la possibilità davvero di scrollarsi di dosso riti e regole valide fino a ieri e decidere di ripartire in maniera diversa. Scommettendo su un’economia, una finanza, un modo di fare impresa che pongano le basi per “un futuro equo e sostenibile ricostruendo dalle fondamenta un sistema economico e sociale più resiliente”, si legge tra gli script del Forum. 
Come ha sottolineato Klaus Schwab, presidente esecutivo del World Economic Forum delineando le sfide centrali da affrontare per questo “reset”, «all’origine di queste sfide c’è la crescente consapevolezza che la ripartenza nel periodo post-Covid dovrà essere in armonia con la natura, eliminando il più velocemente possibile dalle catene produttive i combustibili fossili più inquinanti. Tuttavia, data la natura “transfrontaliera” e senza confini del cambiamento climatico, una crescente importanza è rimessa alle politiche di cooperazione tra Stati».

Profitto e/o sostenibilità

Il punto di partenza di questo nuovo approccio è legare tra loro concetti fino a una manciata di anni fa considerati distanti come profitto e la sostenibilità, e che invece oggi sono già al centro di nuove strategie delle imprese e della finanza. La lotta al cambiamento climatico, favorita dallo sviluppo di una finanza green e da misure prese a livello nazionale e internazionale per porre un tetto alle emissioni di CO2 in atmosfera, lo sviluppo e l’impiego di tecnologie efficaci (quali l’investimento in strutture di carbon capture and storage e le tecnologie necessarie all’elettrificazione dei consumi), la diffusione di pratiche regolatorie chiare, la cooperazione pubblico – privata negli investimenti in sviluppo sostenibile costituiscono i temi  che attraversano l’agenda del Forum, e che tornano negli interventi degli esponenti politici («La terra è una sola», ha detto nel suo attesissimo intervento il presidente cinese, Xi Jinping, esprimendosi sul tema) oltre che, naturalmente, negli speech dei Ceo.

L’urgenza di una “sustainable recovery”

A definire lo scenario e a dare una traccia per un possibile piano di azione è un corposo dossier realizzato dal World Economic Forum, in collaborazione con McKinsey, dal titolo Nature and Net Zero (scaricabile qui). «Mentre il mondo inizia a guardare oltre il COVID-19, c'è un tema forse ancora più urgente da affrontare: il climate change, che si lega strettamente alla crisi ambientale globale e all’accelerazione impressa alla distruzione della natura. Un tema su cui la consapevolezza di cittadini e imprese è in crescita», scrive il Ceo del WEF, Bill Winters: «Bisogna puntare so Soluzioni climatiche naturali (Natural climate Solutions, NCS), come per esempio investimenti in conservazione e gestione del territorio, programmi che aumentano lo stoccaggio del carbonio e che ne riducono le emissioni, offrono soluzioni importanti per affrontare tutti questi aspetti collegati della stessa crisi. E devono diventare componenti integrati in qualsiasi strategia di sviluppo». L’obiettivo è quello di una “sustainable recovery”, una ripresa sostenibile, che ha un respiro se vogliamo ancora più ampio rispetto a quel “recovery fund” che riempie invece oggi le cronache.

Un percorso già iniziato

L'impegno del settore privato nello sviluppare azioni rivolte al climate change è già attivo, su più fronti. Come indica il report, «molte aziende stanno già impostando obiettivi net-zero per guidare strategie a basse emissioni di carbonio e affrontare i rischi e le opportunità aziendali che ne derivano. I rischi sono quelli presenti lungo la loro catena del valore: catene di approvvigionamento interrotte e prezzi volatili delle materie prime materiali, per esempio, derivanti da eventi meteorologici estremi e da altri effetti climatici (rischi fisici), nonché rischi normativi e reputazionali che derivano dal passaggio o meno a economie più verdi (rischi di transizione). Gli stessi clienti di queste aziende sono nel frattempo diventati sempre più esigenti rispetto a prodotti e servizi rispettosi del clima, così come sono diventati esigenti gli investitori. Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, nella sua Ceo’s Letter del 2020 ha scritto: "Ogni governo, azienda e azionista deve affrontare il cambiamento climatico», un appello all'azione dal più grande asset manager del mondo con quasi 8 trilioni di dollari in gestione».

Sei filoni di impegno

La strada quindi è segnata e – aspetto positivo – ha una fortissima spinta dal basso, guidata dalla consapevolezza dei consumatori stessi, che possono orientare le scelte delle aziende in maniera sempre più determinante (attraverso i social, per esempio).Ma quali sono i punti fermi di questa rotta verso il cambiamento? Il documento del World Economic Forum indica 6 “azioni chiave” su cui impegnarsi nell’immediato futuro:
  1. Arrivare a una definizione condivisa e globale di “impatto zero”, e declinarla in milestones per le singole e diverse industry
  2. Evidenziare le buone pratiche già esistenti o possibili per ogni catena di valore.
  3. Accompagnare un cambiamento della domanda (in particolare, nelle filiere ad alto impatto).
  4. Implementare l’intera architettura di mercato perché sia adeguata al cambiamento in atto.
  5. Stabilire una chiarezza e certezza normativa
  6. Costruire la fiducia tra imprese e cittadini.
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