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05 Marzo 2024 / 00:55
Tu chiamale se vuoi allucinazioni

 
Scenari

Tu chiamale se vuoi allucinazioni

di Ildegarda Ferraro - 5 Aprile 2023
Imperversano travisamenti della realtà che però appaiono plausibili e verosimili. Le “allucinazioni” dell’intelligenza artificiale vanno per la maggiore. Ma anche i sostanziali errori, gli sbagli macroscopici. E si moltiplicano le spiegazioni per chiarire come individuarli…Ma intanto crescono anche le analisi su che norme attendersi per regolare il possibile e pure le considerazioni sull’abituarsi a vivere una realtà liquida e negoziat
“Mi preoccupa che magari riceverò una telefonata, ci sarà la tua voce e anche il tuo tono, ma magari non sarai tu…Dopo le immagini del Papa in piumino Moncler, dell’ex Presidente Trump agli arresti, oppure del Presidente Macron in piazza credo ci possiamo aspettare un po’ tutto”. Il collega lo dice con una lieve preoccupazione di fondo.
Il Papa in piumino, ma anche Trump, Macron, Putin. Le “allucinazioni” costruite dall’intelligenza artificiale ci stanno tenendo compagnia con sempre maggiore frequenza. Le immagini sono nitide e assolutamente verosimili. E le vie per chiarire come individuare gli artifici vengono ogni giorno superate dagli aggiornamenti. Uno dei suggerimenti era per esempio guardare le mani e le dita, ma sembra che l’ultima versione di Midjourney (qui), il programma di intelligenza artificiale per immagini e descrizioni testuali, metta a punto mani e dita ormai perfette…
Insieme alle allucinazioni ci sono poi gli errori marchiani. E le invenzioni di sana pianta. Su LinkedIn, per esempio, ci sono moltissimi casi riportati con dovizia di particolari in cui ChatGPT inventa date, luoghi di nascita e di morte, biografie, elenchi di opere, con titoli inventati o verosimili, mette insieme referenze giuste e inventate in un mix incredibile.
Insomma, tra allucinazioni, percezione distorta della verità ed errori c’è un intero capitolo di complessità da gestire (vedi per esempio qui oppure qui e anche qui).
Di qui naturalmente tutto il capitolo delle norme che possiamo aspettarci, come anche quello dei danni e delle bussole su cui potremo contare. Alcune analisi di Luca De Biase, Giusella Finocchiaro e Oreste Pollicino tracciano indicazioni molto interessanti sulla democrazia digitale (qui ed anche qui). 
Errori, cause legali e possibili danni, chi paga e di chi è la responsabilità. Alla fine, De Biase, Finocchiaro e Pollicino arrivano alla conclusione che “per il momento, in attesa di modelli normativi più adeguati e calzanti, all’interrogativo, “chi paga?”, si risponderà con le vecchie regole della responsabilità civile. Bisognerà dunque, provare il danno e il nesso causale. Il giurista si ferma qui. Se allarghiamo lo sguardo però, chi pagherà per i danni cagionati dalla falsa conoscenza? E riformulando la domanda con un approccio costruttivo, come la nostra società potrà garantire la qualità della conoscenza?”
Altri aspetti richiedono attenzione. Sempre De Biase, Finocchiaro e Pollicino evidenziano come per l’intelligenza artificiale il vero e il falso non sono categorie dello spirito. Sottolineano “L'incapacità, da parte di ChatGPT e dei modelli di intelligenza generativa più in generale, di distinguere il possibile dall'impossibile in riferimento a quanto siano in grado di imparare e quindi memorizzare. In altre parole, a differenza della capacità comprensiva ma specialmente esplicativa dell'essere umano, che è limitata, o quanto meno condizionata, dal ragionevolmente possibile, per i modelli appena descritti è assolutamente indifferente imparare, memorizzare e replicare, per fare un esempio, che la terra sia piatta o meno”. Ma non basta. Secondo De Biase, Finocchiaro e Pollicino “Si tratta di una impossibilità di distinguere che ha una rilevanza etica e costituzionale, perché di fatto sono dei modelli non in grado di fare quel bilanciamento, alla base invece dei limiti, per l'appunto costituzionalmente garantiti alla libertà di espressione, tra creatività, espressione e abuso di tale libertà. Ed è proprio qui che entra in gioco la cornice normativa più sistemica prima richiamata rispetto alle regole dettate dal Gdpr e quelle previste dall'Artificial intelligente act, la proposta della Commissione il cui cammino spedito sembra essersi bloccato proprio perché, come rilevato anche nelle precedenti puntate, non sembra in grado di dare risposte adeguate al nuovo modello di AI in discussione”.
Il problema è proprio quello della verità che emerge dall’Intelligenza artificiale. Una questione più ampia rispetto a quella della post verità, ossia della verità postata. E le conclusioni possono essere di molti tipi. Non solo considerare la Verità, ma anche immaginare una verità negoziata e liquida. E così appaiono analisi come quella di Matteo Flora su “Il Moncler del Papa, l'arresto di Trump e la verità che non esiste nelle immagini generate” (qui), perché la verità generata dalla Intelligenza artificiale può essere un’altra verità (vedi qui)
 
 
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