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05 Dicembre 2021 / 08:17
Il rischio non finanziario? Può diventare un driver per decisioni strategiche

 
Banca

Il rischio non finanziario? Può diventare un driver per decisioni strategiche

di Mattia Schieppati - 28 Giugno 2021
Regulators e mercato hanno alzato il livello di attenzione sulla necessità di implementare standard di valutazione per i rischi non finanziari. È il tema al centro dell’Innovation Workshop promosso da Bancaforte, in collaborazione con Reply, che si svolgerà in diretta streaming (gratuita) mercoledì 30 giugno, dalle ore 11 (iscriviti qui)
 
Con i protagonisti dell’Innovation Workshop di mercoledi 30 giugno, Paolo Fabris - Partner di Avantage Reply – e Francesca Terrizzano -  Manager Avantage Reply – proviamo a tracciare lo scenario all’interno del quale banche e istituti finanziari si stanno muovendo e quali possono essere i vantaggi dell’adozione di un modello innovativo di misurazione e gestione degli eventi di rischio non finanziario. Per far crescere una «cultura del rischio» a tutto tondo, coltivare competenze e trasformare la valutazione del rischio in un driver strategico di sviluppo.

Quali sono gli elementi che hanno portato, negli ultimi anni, a un aumento dell’attenzione rispetto al tema dei rischi non finanziari?

Paolo Fabris: «Le spinte nei confronti dei rischi non finanziari arrivano da due diversi fronti. Da un lato le Autorità che, proprio a causa della mancanza di modelli quantitativi, riscontrano una insufficiente o quantomeno non sempre omogenea modalità di valutazione e di gestione di tali rischi. Questo anche a causa di linee guida parziali e modelli di valutazione non sempre ben definiti. Dall’altro il mercato, con esigenze che sono ormai piuttosto chiare, in primis la necessità di valutare fenomeni solo apparentemente non misurabili, oramai sempre più importanti e centrali nella governance delle banche. Oltre a questo, il proliferare e la centralità di fenomeni sempre più complessi da analizzare - come la reputazione, la compliance, l’antiriciclaggio, la condotta - sta spingendo in modo forte per un approccio quantitativo, condiviso e auditabile».

Quali sono i principali gap che il settore bancario ha necessità di colmare in questo ambito?

Paolo Fabris: «Forse l’aspetto più importante è di approccio. Per alcuni istituti determinati aspetti sono sicuramente più rilevanti che per altri, come, a titolo puramente esemplificativo, la componente reputazionale per una banca private; è quindi indispensabile, da un lato, identificare questi punti di possibile annidamento del rischio derivanti principalmente dal business model della banca stessa e, dall’altro, riuscire a generare un valore che deve superare il puro e semplice, seppur importantissimo, monitoraggio da parte di una funzione di controllo di secondo livello. Le indicazioni che un approccio di questo tipo forniscono al top management vanno ben oltre la pura gestione del rischio: possono diventare elementi e driver di decisione strategica che consentono di individuare per esempio sacche di inefficienza, opportunità non pienamente sfruttate o anche semplicemente rischi non valutati correttamente (sovra o sottostimati)».

Voi proponete un approccio di valutazione e gestione. Quale dei due aspetti è più delicato, la capacità di valutazione o la procedura di gestione?

Francesca Terrizzano: «L’approccio che proponiamo deve essere valutato nel suo complesso per poterne apprezzare l’efficacia. Gli step che consentono di realizzarlo sono per l’appunto due, entrambi parimenti importanti, seppur con scopi diversi. Il primo è finalizzato alla valutazione dei rischi non finanziari: questo avviene attraverso l’identificazione dei fenomeni di rischio cui l’istituto, sulla base del proprio modello di business e delle sue peculiarità, è effettivamente esposto e l’applicazione del modello quantitativo ideato, i cui driver consentono di rendere oggettive e misurabili le componenti che concorrono alla definizione concreta dei rischi. Il secondo passaggio, invece, è mirato alla gestione dei rischi stessi, a partire dalla loro genesi e per tutto il loro ciclo di vita. Gestire un rischio significa rilevarlo e identificare un processo che consenta il suo monitoraggio quindi la possibilità di intervenire attraverso azioni correttive, sia ex ante sia ex post, per la sua mitigazione. Anche se non sempre necessario, è essenziale che si preveda un processo di escalation, da applicare nei casi in cui la specifica criticità non sia gestibile in modo standard».

Quali sono gli aspetti specifici e innovativi della vostra soluzione?

Francesca Terrizzano: «La soluzione che proponiamo si contraddistingue per essere quantitativa, caratteristica fondamentale nell’ambito del risk management in quanto permette di rendere la valutazione dei rischi oggettiva. La logica sottostante è finalizzata all’intercettazione dei fenomeni di rischio che la banca deve fronteggiare, ma è anche in grado - attraverso quelle che noi chiamiamo “cross-view” - di rintracciare opportunità di business non sempre note o facilmente riconoscibili. Inoltre la modalità con cui il modello è stato disegnato conferisce allo stesso la capacità di essere estremamente flessibile, modulare e scalabile, nonché di poter essere personalizzato sulla base delle specifiche esigenze dell’istituto finanziario e delle evoluzioni cui si dovesse assistere. È possibile quindi affermare che il monitoraggio che deriva dalla realizzazione di un tale approccio sia senza dubbio a trecentosessanta gradi».
 

Qual è il ruolo delle tecnologie in questo processo?

Paolo Fabris: «Le tecnologie sono importanti dal momento che si deve trattare una mole significativa di dati e quindi la componente IT rimane sempre sostanziale. La rilevanza tecnologica risiede principalmente in due ambiti: primo, il modello è tanto più efficace quanto più frequentemente e facilmente si aggiornano i dati (ipoteticamente arrivando per alcuni elementi a una situazione near real time); secondo, la facilità di navigazione del modello è resa possibile da tecnologie adeguate allo scopo (uno dei suoi punti di forza è proprio la possibilità di andare in drill down sulla base delle specifiche esigenze e risultanze)».

E quanto conta invece il “fattore umano”?

Paolo Fabris: «Per quanto riguarda il “fattore umano”, uno degli obiettivi del modello è quello di limitare al massimo l’interferenza del giudizio in fase di valutazione. Questa componente diventa però essenziale nel momento in cui si fa un’analisi forward looking tramite quella che, come citato dalla Dott.ssa Terrizzano, abbiamo nominato attività di cross-view, ovvero la possibilità che offre il modello di mettere in relazione fenomeni anche solo apparentemente disgiunti o non direttamente correlati tra loro».

Qual è, oggi, il livello medio di competenza di chi è chiamato alla valutazione/gestione dei rischi non finanziari, e come è possibile far crescere queste competenze?

Francesca Terrizzano: «Seppur se ne stia prendendo consapevolezza, a oggi i rischi non finanziari non hanno ancora assunto nell’immaginario comune una propria e completa dignità. In parte sicuramente per mancanza di linee guida del tutto chiare e concrete, ma anche perché considerati come “minori”. Senza voler peccare di presunzione, ritengo che scegliere di realizzare un modello come quello che proponiamo permetterebbe agli istituti finanziari, oltre che di dotarsi di uno strumento che consenta di valutare e di gestire tali rischi, anche di prendere coscienza del loro significato, delle conseguenze che questi potrebbero comportare se non adeguatamente controllati e di tutte quelle “derivate seconde” non intercettabili in altro modo. L’obiettivo più nobile che vogliamo raggiungere - e che crediamo di poter raggiungere - tramite questo modello è quindi quello di diffondere una cultura del rischio a tutto tondo, aumentando la competenza nell’ambito della gestione del rischio anche laddove, a oggi, non sembra ancora essenziale o addirittura necessaria».
L’Innovation Workshop dal titolo «Rischi non finanziari, un modello innovativo per la loro valutazione e gestione» si svolgerà in diretta streaming mercoledì 30 giugno, dalle ore 11. Iscriviti subito, gratuitamente: clicca qui.
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