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17 Aprile 2024 / 03:00
Fondazione Prosolidar: dall’accordo tra le parti sociali un esempio virtuoso di solidarietà

 
ESG

Fondazione Prosolidar: dall’accordo tra le parti sociali un esempio virtuoso di solidarietà

di Maddalena Libertini - 29 Febbraio 2024
Prevista dal contratto collettivo e finanziata con fondi raccolti in misura uguale tra banche e lavoratori, la Fondazione rappresenta un’esperienza di successo in grado di incidere concretamente e tempestivamente a favore delle fasce di popolazione più fragili. Distribuzione di cibo e aiuto all’inserimento lavorativo di persone socialmente svantaggiate, acquisto di attrezzature per progetti di imprenditoria sociale, formazione e assistenza legale a braccianti stranieri a contrasto del caporalato, strumentazione medica per centri di cura pediatrici sono solo alcuni dei progetti che saranno realizzati quest’anno.
78 progetti finanziati con 2,5 milioni di euro e un nuovo bando in arrivo a marzo per assegnare un altro milione e mezzo di euro circa di fondi a iniziative di solidarietà in Italia e nel mondo: questo è quanto previsto per il 2024 da Fondazione Prosolidar, l’ente filantropico laico e indipendente di cui fanno parte tutte le Organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore del credito, le imprese aderenti all’ABI e l’ABI stessa.
Dal 2011, anno in cui si è costituita come fondazione, Prosolidar ha sostenuto economicamente 680 progetti in 69 paesi nel mondo con un contributo complessivo di circa 34,8 milioni di euro, distribuito a iniziative umanitarie in campo sociale, educativo, assistenziale e sanitario. In particolare, ha aiutato persone con disabilità, bambini e ragazzi in forte situazione di disagio, vittime di violenza, anziani, malati, categorie vulnerabili, rifugiati, comunità colpite da calamità naturali o da guerre. Tutto questo grazie al meccanismo del match-gifting, cioè la condivisione di un contributo in misura uguale tra lavoratori ed imprese, e a una semplice intuizione che, ormai quasi venti anni fa, ha dato vita a una esperienza unica a livello internazionale. Ne parliamo con Giancarlo Durante, presidente della Fondazione.
“Prosolidar è un ente che è stato voluto dalle parti sociali in un contratto collettivo di lavoro. È il primo caso nel mondo, anche se a mio avviso è assolutamente ripetibile perché in questi anni ha dimostrato di produrre risultati straordinari. Basta considerare che il contributo versato dal singolo lavoratore è meno di un caffè al mese ma moltiplicato per tutti i dipendenti del settore ci ha permesso di aiutare moltissime persone in Italia e all’estero”.

Durante, come è nata Fondazione Prosolidar e perché?

Prosolidar è l’evoluzione del Fondo Nazionale del Settore del credito per progetti di solidarietà – Onlus, che era stato creato nel 2005 dalle parti sociali del settore del credito. L’idea allora era stata di rendere strutturali le raccolte episodiche di solidarietà che il settore organizzava, per esempio, in caso di emergenze. In pratica, grazie all’accordo tra le parti, è stata introdotta la norma contrattuale che prevede, ogni anno, in occasione dell’erogazione della tredicesima mensilità e salvo diversa volontà che il lavoratore può manifestare in ogni momento, la trattenuta dalla busta paga di ciascun dipendente di un piccolo importo e che, per ogni dipendente che effettui tale versamento, l’azienda ne versi altrettanto. Le cifra stabilita inizialmente era di 6 euro e recentemente è stata portata a 10 euro. Nel 2011 siamo diventati fondazione e dal 2022 siamo iscritti nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Attraverso questi contributi di lavoratori e aziende in questi anni abbiamo potuto sostenere tantissimi progetti di cui siamo molto fieri.

Ci può fare qualche esempio?

Finanziamo progetti di solidarietà presentati da grandi organizzazioni, tra le quali, solo per citarne alcune, Emergency, UNHCR, Terre des Hommes, Medici senza frontiere, Libera, così come piccole organizzazioni, forse meno conosciute ma non per questo meno attive. Abbiamo poi un fondo dedicato alle emergenze e, in caso di necessità, siamo pronti ad attivarci immediatamente per fornire supporto alle popolazioni colpite da terremoti o alluvioni. Lo abbiamo fatto, per esempio, per l’Ucraina, ma anche per Siria, Turchia, Marocco, Libia. Siamo stati tra i primi a intervenire per il terremoto de L’Aquila e quello di Norcia. Con raccolte fondi dedicate abbiamo ricostruito il palazzetto dello sport a L’Aquila, il PalaAngeli Prosolidar; una scuola per l’infanzia a Norcia e un’altra insieme al Municipio a Montereale. La nostra organizzazione ci consente di avere tempi di reazione più rapidi rispetto all’intervento pubblico e quindi più compatibili con i bisogni delle persone colpite. Gino Strada ha riconosciuto che senza di noi non sarebbe partito il progetto per Centro chirurgico pediatrico di Emergency a Kampala in Uganda: un centro di eccellenza ospedaliero che offre cure chirurgiche pediatriche gratuite in una struttura architettonica firmata da Renzo Piano, all’avanguardia anche in termini di ecosostenibilità. Siamo stati i primi a crederci e in 10 anni abbiamo contribuito con oltre 3 milioni di euro. Ma non sosteniamo solo organizzazioni internazionali o grandi interventi. Al contrario, quello che ci caratterizza di più è aiutare piccole realtà che hanno maggiore difficoltà a trovare fondi ma che sono in grado di avere un impatto sociale concreto nel loro territorio.

Quali tipo di progetti finanziate e come li scegliete?

Per ogni bando riceviamo in media 350-450 richieste di finanziamento. I 78 progetti che abbiamo scelto quest’anno sono il frutto di una selezione che segue criteri molto rigorosi. La scelta dei partner è basata soprattutto sulla loro affidabilità e sulla loro capacità di ottenere risultati tangibili. Privilegiamo enti che condividano la nostra filosofia di tenere i costi di gestione al minimo in modo da dedicare il massimo delle risorse alle iniziative da realizzare. Non abbiamo né aree geografiche né tematiche preferenziali: questo ci ha consentito, sino a oggi, di sostenere iniziative nel campo della solidarietà intesa nel suo più ampio significato, anche in aiuto di piccole organizzazioni troppo spesso fuori dal grande giro del non profit. Cerchiamo principalmente progetti che possiamo agevolare in una fase iniziale, di startup, ma che poi siano in grado di andare avanti da soli e produrre effetti duraturi per la loro comunità di riferimento. E iniziative in cui il nostro intervento non sia una goccia nel mare ma abbia un impatto sostanziale.

Monitorate anche lo sviluppo dei progetti che finanziate?

Assolutamente sì, li seguiamo passo per passo. I finanziamenti sono erogati man mano in vari stadi di avanzamento dell’opera, non a fondo perduto. All’inizio del rapporto, stipuliamo una convenzione che prevede una serie di impegni per chi riceve i fondi, stabiliamo tempistiche e verifiche, prevediamo monitoraggi in loco per seguire l’andamento del lavoro e per appurare la conformità con i report che ci vengono inviati periodicamente. Non sprechiamo neanche un centesimo e siamo assolutamente certi che, quando finanziamo un progetto, sarà portato a termine. Nei rari casi in cui ci sono stati problemi, abbiamo immediatamente sospeso le erogazioni. Il dialogo è costante con le associazioni e gli enti e ci dà modo di conoscere i nostri partner e capire a chi stiamo dando fiducia.  Oltre ai 78 progetti approvati e a quelli che arriveranno con il prossimo bando, ne abbiamo altri 55 che sono ancora in corso. Sarà un 2024 molto impegnativo, ma sono sicuro che avremo molte soddisfazioni.

Ci può raccontare una iniziativa in partenza in queste settimane?

Abbiamo da poco deliberato i finanziamenti a favore della creazione di un centro polifunzionale socio-sanitario promosso da Fondazione Nuovo Villaggio del Fanciullo di Ravenna per fornire sostegno psicologico ed educativo a bambini, adolescenti e famiglie del territorio romagnolo dopo l’alluvione di maggio 2023. Il Centro lavorerà su più livelli: dai servizi specialistici in ambito di psicologia dell’emergenza, psicoterapia, pedagogia e formazione all’organizzazione di servizi educativi extra-scolastici, come centri estivi e doposcuola, e di attività ricreative sportive e a contatto con la natura. Sono partner dell’iniziativa l’Università Roma Tre, per la formazione di educatori e psicologi nell’ambito degli interventi psico-socio educativi in post-emergenza; l’Università di Bologna – sede di Rimini, per il monitoraggio e la valutazione d’impatto del progetto; le istituzioni locali.
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