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28 Maggio 2022 / 08:05
Un ecosistema per il commercio globale

 
Imprese

Un ecosistema per il commercio globale

29 Ottobre 2021
La piattaforma WTE - World Trade Ecosystem di Enterprise come strumento per allargare i confini dell’Open Banking a un Open Ecosystem, e mettere in connessione tutti gli stakeholder della filiera del trade internazionale
Il paradigma dell’Open Banking, oltrepassando l’ambito dell’industry bancaria all’interno del quale è nato e ha mosso i suoi primi passi, può essere esteso ai diversi verticali dell’industria del commercio internazionale e, in modo complementare, essere sinergico alle necessità di tracciatura e autenticazione degli operatori della logistica, delle autorità territoriali e transfrontaliere, delle entità di regolamentazione (per esempio nel settore del cargo loading & tracing e per il contrasto alla contraffazione).
È da questa premessa che nasce l’idea di Enterprise di sviluppare un ecosistema digitale, che si caratterizza come piattaforma logistico-finanziaria, per la capacità di affiancare agli strumenti di pagamento e finanziamento un set addizionale di function points, dedicato a mettere in connessione tutti gli stakeholder della filiera del commercio globale. Un sistema di tipo “Single Window”, dunque, che permette di centralizzare e digitalizzare in un dossier elettronico tutti i documenti e i servizi correlati a un’operazione d’importazione o esportazione, garantendone l’accesso e l’integrazione a tutte le entità intitolate.
La Piattaforma WTE – World Trade Ecosystem sviluppata da Enterprise offre, infatti, un’accessibilità web e mobile, ma anche uno strato d’integrazione via API, che ne permette la facile interconnessione con  diversi sistemi legacy (ERP, port community systems, core banking, portali degli spedizionieri e dei broker assicurativi). Così WTE crea un network che collega le corporate, che sono gli end users naturali, alle banche, ai porti e alle dogane, agli operatori logistici, agli Enti d’ispezione e di certificazione, fino ai provider di sistemi di screening della compliance: tutti questi stakeholder interagiscono su un piano di totale interoperabilità e sono sincronizzati in tempo reale sugli stessi dati, con coni di visibilità declinati sull’effettivo utilizzo che sono chiamati a farne.
L’autenticazione di tutte le parti connesse è garantita da algoritmi di strong customer authentication, così  come l’autenticità delle istruzioni e dei documenti scambiati è suffragata da timestamp digitali e da altri elementi di encrypting (dynamic linking), che ne assicurano anche l’immutabilità lungo tutto il lifecycle della transazione (con logica assimilabile a quella dei puntatori ai blocchi in una rete DLT).
La digitalizzazione dei processi e dei flussi di lavoro cartacei è un urgenza non più procrastinabile, sia sotto il profilo environmental che business, e ne è stato un triste volano la recente pandemia mondiale. Infatti, nell’ultimo anno e mezzo, seppure in determinate aree geografiche, abbiamo assistito al superamento di uno dei più grandi problemi ancora oggi irrisolti a livello di sistema: la trasferibilità elettronica dei documenti rappresentativi della merce – le Polizze di carico marittime – che sono spesso il fulcro delle operazioni “documentarie”, che nel commercio internazionale rivestono ancora la maggiore incidenza. Questa può essere definita la sfida dell’ultimo miglio, che è ancora da vincere anche se un po’ di luce in fondo al tunnel inizia ad intravedersi.
La tecnologia può assicurare autenticazione, certezza e tracciabilità. I vantaggi per le aziende consistono nella razionalizzazione e nell’automazione di onerosi processi – dal data miningautomatico alla compliance, dall’applicazione di prassi internazionali al rispetto delle norme e usi uniformi – cercando di risolvere aprioristicamente possibili eccezioni che emergerebbero a valle del processo di customer orgination.
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