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02 Aprile 2020 / 14:10
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Spunta, la blockchain è un mondo composito

 
Fintech

Spunta, la blockchain è un mondo composito

di Ildegarda Ferraro - 25 Febbraio 2020
"Le aziende puntano sulla blockchain, che può dare risposte e benefici interessanti. Ma è anche vero che molte volte i progetti non vanno in produzione. Per i casi di successo vedo davvero grandi sviluppi". Quello della catena dei blocchi è un mondo con tanti aspetti, come racconta Francisco Spadafora, Head of Blockchain di Ntt Data, uno dei partner del progetto Spunta di ABI Lab. “Occorrono tutti per rendere vincente un progetto di blockchain, i giovani perché sono pronti a imparare e a confrontarsi con tecnologie innovative e i senior per l’esperienza e l’efficacia”
Ha al suo attivo oltre cento voli nell’ultimo anno per la blockchain. Un ambasciatore giovane e globale. Che parte da Cosenza, perché Ntt Data, la grande società di consulenza giapponese ha una sede in Calabria. Francisco Spadafora da Buenos Aires è Head of Blockchain di Ntt Data, uno dei partner del progetto Spunta. Casa madre giapponese e prospettiva mondo da Cosenza.
Quando parla in italiano c’è quella traccia impercettibile ma netta. La stessa di Papa Francesco e di Belen Rodriguez. È una lieve nuance castigliana, tendenza argentina. Ora non so che rapporti abbiate voi con Buenos Aires, ma io non riesco a restare indifferente. Le migliori tangherie del mondo e anche se non ballate suggerisco di farci un salto. I più begli abiti da sera. Una città europea dall’altra parte del globo sostanzialmente abitata da italiani.
Francisco Spadafora ha lavorato negli ultimi anni su tecnologie di realtà virtuale, di simulazione 3D e di Internet of Things. Poi è stato catturato dalla blockchain.
Giovani e non solo

Vorrei partire da una domanda “scomposta” che in genere non si fa. Lei quanti anni ha? E qual è l’età media del suo team?

Io ho 29 anni e l’età media del mio team è sotto i 30, ma possiamo anche contare su chi ha esperienza. Servono tutte le componenti.

La blockchain è una tecnologia giovane.

I giovani forse sono attratti dalle tecnologie innovative e sono forse più disponibili a imparare cose nuove complesse. Oggi ci sono pochi esperti di blockchain, comunque non abbastanza rispetto alla domanda. La strada è quindi quella di formarli. È la via che stiamo seguendo anche noi come Ntt Data. Partiamo con i ragazzi che fanno le tesi, un periodo di stage, li formiamo su queste tecnologie nuove e innovative e li portiamo a bordo.

Insomma, è un mondo per giovani? Crede che tutti possano condividerlo?

I giovani occorrono. Ma devo anche dire che nel momento di andare in produzione su alcuni punti critici che richiedono uno sguardo particolare, per esempio le performance, la scalabilità, rendere la soluzione robusta, sicuramente fa la differenza avere persone più senior. Servono i giovani, ma anche persone d’esperienza. La blockchain è un mondo che vede davvero la necessità di tutte le componenti.
Il progetto Spunta e Ntt Data

Che cosa significa essere parte del progetto Spunta? Ntt Data che compito svolge in Spunta?

Essere in Spunta vuol dire non avere ferie. Abbiamo fatto riunioni anche il 14 agosto. Io ero in Argentina, altri erano in altre parti del mondo. Abbiamo fatto riunioni in Australia, in Giappone… ovunque. Non abbiamo mai mollato. Ntt Data è il partner che ha supportato ABI e le banche fin dall’inizio. Sempre. Siamo partiti dallo studio di fattibilità. Abbiamo dato una risposta alla domanda: “Vorremmo mettere la spunta su blockchain, si può fare?” Abbiamo studiato che cosa è la spunta, cercando di capire che cosa fosse questo processo di riconciliazione dei conti reciproci. È stato fatto uno studio di fattibilità. Sono state confrontate le diverse tecnologie che si potevano applicare. Le banche hanno deciso di usare la piattaforma Corda di R3. Abbiamo fatto un Proof of Concept (che i tecnici chiamano direttamente PoC, praticamente una prova di fattibilità) e poi successivamente ci è stato chiesto di andare in produzione. Abbiamo supportato tutto il processo dalla parte più consulenziale, alla fattibilità al PoC, all’andare in produzione. Abbiamo messo insieme varie figure, lavorando anche all’aspetto grafico, al design, al brand, al logo, ai contratti, nella nuova regolamentazione. Ntt Data ci ha creduto e ci crede. È stato anche un investimento per noi. È stato mettersi in gioco.
Tutto quanto fa blockchain

Quali sono le principali caratteristiche di blockchain e di Dlt, perché nascono e che problemi puntano a risolvere?

Credo bisogna partire chiarendo la differenza tra le blockchain pubbliche e le blockchain private. Le pubbliche nascono come piattaforme tecnologiche per lo scambio decentralizzato di valore. L’obiettivo è il trasferimento in modo totalmente disintermediato. A ciò si è poi aggiunto lo smart contract, ossia che lo scambio di valore avvenga con delle regole codificate. Le blockchain private prevedono invece la creazione di una piattaforma che permetta di scambiare informazione o valore nell’ambito di un consorzio o di un ecosistema di attori. L’utilizzo è quindi tra quegli attori.

Che sfida tecnologica è per lei la blockchain?

La blockchain prende il meglio dello stato dell’arte della criptografia, della teoria dei giochi, delle teorie economiche, degli algoritmi distribuiti. Tecnicamente è qualcosa di molto avanzato. Per me la sfida è riuscire a spiegarla a chi non è esperto. Questo è il mio compito fondamentale nell’azienda, nel lavoro, nei progetti. Decodificare tutto il tecnicismo in qualcosa di semplice, chiarendo che ci sono impatti che possono portare benefici. Una seconda questione per me fondamentale è rendere la blockchain trasparente, che non si debba per forza notare. L’obiettivo è avere effetti positivi e arrivare a non sapere nemmeno che sotto c’è la blockchain. Come ogni buona tecnologia si deve puntare a non sapere nemmeno che c’è. Non occorre per forza mostrarla. Io nella blockchain credo. Ho cominciato a lavorarci nel 2015, avevo 25 anni. E l’azienda mi ha detto: studiala. Mi ha dato la possibilità di creare un gruppo da zero. Di formarci. Prima eravamo 5, poi 8, ora siamo diventati 20. Siamo una divisione nell’azienda. In Ntt Data ci abbiamo messo la nostra passione. E poi c’è Spunta, qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima. 
Lo stato delle cose e le prospettive

Appaiono narrazioni opposte, da “la blockchain non convince”, nel senso che la tecnologia è cresciuta ma i progetti non decollano, a invece “le aziende puntano sulla blockchain”. Qual è lo stato delle cose?

Sono vere le due cose insieme, tutte e due le risposte sono corrette. Il quadro è abbastanza chiaro. Il 95% dei progetti non è passato in produzione. Di qui la considerazione negativa sulla blockchain. La questione è che ci sono davvero pochi casi su cui è stata applicata e può dare valore. La prima cosa è identificare quando effettivamente può portare valore. L’altro elemento da considerare è che nei progetti di blockchain privata o di Dlt è fondamentale il confronto costante con il regolatore e la gestione degli ecosistemi. Molto spesso i progetti partono senza queste componenti e di conseguenza dopo la sperimentazione si arenano. Spesso non si va avanti per un problema di regolamentazione oppure perché l’ecosistema non riesce a formarsi o ancora perché non c’è un beneficio economico. È vero comunque che le aziende ci puntano. C’è anche stata una grande sovrastima di che cosa si potesse fare con la blockchain. Adesso siamo un po’ in un momento di disillusione. Ma ci sono molti progetti, come per esempio Spunta, che avevano tutte le carte in regola per andare in produzione. Spunta adesso è un po’ un fiore all’occhiello. Poi ci sono le blockchain pubbliche, che sono più mature tecnologicamente. Non si è ancora arrivati a un’adozione di massa per un problema di regolamentazione. E forse anche di volatilità e scalabilità. Certo si sta attendendo di avere chiarezza di regole. L’Italia si sta muovendo ma ancora non c’è un quadro nitido. Abbiamo blockchain pubbliche che sono adottate a livello mondiale. Le criptovalute continuano a crescere e a cercare soluzioni. L’assenza di una regolamentazione limita lo sviluppo e l’adozione soprattutto da parte del mondo enterprise.

Che prospettive vede?

Credo che continueranno ad esserci progetti che non andranno in produzione. È una cosa normale. Occorre concentrarsi sulle iniziative che vanno in porto. Per queste credo che ci sarà una crescita enorme, perché creato il primo caso è molto facile replicarlo. Per chi ha avuto successo ci sono molte possibilità di ampliare le applicazioni e di sperimentare temi di frontiera. Per chi oggi ha creato ecosistemi che stanno andando in produzione, vedo grande sviluppo. Per quanto riguarda le blockchain pubbliche quello che ci si augura è che i regolatori diano un quadro nitido in modo che possano essere implementate. E che nel frattempo le sfide tecnologiche vengano risolte. In questo contesto Libra, la proposta di una criptovaluta di Facebook, è stato un grande incentivo ai regolatori a dare risposte. Le banche centrali si sono poste il problema di una propria criptovaluta forse anche per l’annuncio di Libra.

E quanti voli pensa di fare quest’anno?

Spero non 100. L’idea è di far crescere e volare i membri del team per essere tutti ambasciatori di blockchain.
Spunta è il progetto delle banche, coordinato da ABI Lab e promosso dall’ABI, per risolvere la rendicontazione dei conti reciproci tra le banche con una blockchain permissioned. La rubrica "Le voci di Spunta” raccoglie le opinioni e le posizioni di tutti i protagonisti che lavorano a una Dlt del mondo bancario in Italia. Qui tutti gli articoli della rubrica 
 
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