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29 Settembre 2022 / 23:41
Open Banking in Italia: a che punto siamo?

 
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Open Banking in Italia: a che punto siamo?

di Mattia Schieppati - 26 Agosto 2022
Un’analisi a più voci sullo sviluppo dell’open finance e sulle prospettive del settore, in un’intervista/dialogo tra tre qualificati operatori del settore: Davide Carnevali e Luca Falcon, fondatori di Mitobit srl e Business Developer ITPay, e Mariano Spalletti, Country Manager di Qonto Italia
Davide, da operatore del settore, quali ritenete siano al momento le limitazioni ancora esistenti nell’Open Banking in Italia?
Davide Carnevali. Fin dalla sua nascita Mitobit si è posta l’obiettivo di facilitare l’integrazione da parte delle terze parti (Banche, IMEL, Payment Institution e Fintech) coi sistemi legacy finance, in particolare nel mercato Italiano. Il ruolo di acceleratore tecnologico ci permette di analizzare e vedere nel dettaglio quelli che a nostro avviso sono delle limitazioni purtroppo ancora in essere nel settore dell’Open Banking con particolare focus sulla direttiva PSD2. Fin dalle prime luci della direttiva PSD2 ci siamo posti una domanda: “Perché non è stato definito uno standard a livello europeo come fatto per la SEPA?”. Sono nati tanti tavoli di lavoro e specifiche le quali poi sono state declinate da ASPSP con differenti peculiarità, questo non ha sicuramente agevolato un facile decollo dell’Open Banking in tal senso. Dal nostro punto di vista in Italia, rispetto altri paesi europei, grazie a diversi operatori di mercato e istituzionali, è stato messo in atto un processo di standardizzazione delle specifiche tecniche di integrazione, la quale ha permesso una semplificazione nei processi. Purtroppo, da solo, questo non basta. Ancora oggi vediamo differenze di integrazione tra le singole banche (basti pensare al processo di Strong Customer Authentication) le quali a nostro avviso non permettono di far decollare l’Open Banking nel vero senso del termine. Basti pensare che il 90% delle terze parti (TPP – Third Party Provider) sono le banche stesse, le quali offrono servizi di “Open Banking” all’interno del proprio Home Banking. Il vero riscatto dell’Open Banking lo avremo solo quando il 90% sarà composto dalle vere “terze parti”. Inoltre, ad oggi la direttiva PSD2 ha permesso di fare da apri pista all’Open Banking, ma ancora lunga è la strada per creare dei veri servizi a valore aggiunto che vanno ben oltre al “semplice” aggregatori di conti (AIS) e inizializzazione di pagamenti (PIS): il nostro focus è proprio su questo - Semplificare e Integrare sempre più servizi a valore aggiunto grazie ad una forte expertise del settore e asset tecnologico altamente personalizzabili.
Luca e Mariano, su quali tecnologie e ambiti vi focalizzerete per offrire un’innovazione costante al mercato?
Luca Falcon. In un mondo dove sia gli aspetti legati al business che quelli derivati dalla tecnologia sono in costante evoluzione e con l’emergere, sempre maggiore, di nuovi competitor, la velocità di realizzazione e la possibilità di personalizzazione di nuove soluzioni da proporre alla propria clientela diventa la chiave di volta, è per quello che noi di Mitobit con la soluzione itpay ci siano focalizzati a creare soluzioni efficaci e altamente personalizzabili, che fanno leva sul cloud e su asset modulari per rendere l’implementazione di nuovi servizi a prova del time-to-market.
Mariano Spalletti. Uno dei principali focus di Qonto in questa fase è lo sviluppo di nuove funzionalità dedicate alla gestione delle spese aziendali. Questi strumenti, sempre più richiesti dalle imprese che vogliono sfruttare la tecnologia per ottimizzare processi e metodi di lavoro, permettono di automatizzare attività operative come la compilazione di note spese e facilitare l'accesso a strumenti di pagamento aziendali e alle relative informazioni ai dipendenti, ai collaboratori, e al commercialista, facendo leva sulla collaborazione nei team e al tempo stesso garantendo sicurezza grazie a permessi di accesso ed utilizzo customizzabili. Continueremo inoltre a implementare integrazioni con servizi complementari, con un particolare focus sui software di contabilità, per offrire un servizio sempre più completo e all'avanguardia. In questo momento siamo più focalizzati sul "cosa" fornire (quali funzionalità e livello di servizio), che sul “come” (quali tecnologie alla base). Ma è pur vero che le tecnologie rimangono fondamentali, soprattutto in ottica di aumento dell’efficienza interna e della scalabilità di alcuni processi. Ad esempio, l’utilizzo dell'intelligenza artificiale può essere uno strumento efficace a supporto delle fasi di onboarding e monitoraggio della clientela.

Mariano, quali sono a vostro avviso i trend che stanno avendo maggior impatto sul mercato Finance?

Mariano Spalletti. A circa due anni dalla sua entrata in vigore, in Italia rimane auspicabile un'ulteriore realizzazione del potenziale della PSD2, con particolare riferimento al segmento B2B. L’obiettivo è passare dall’Open Banking all’Open Finance, con l’arrivo di un nuovo framework, la PSD3, previsto a breve: la chiave sarà favorire le integrazioni tra banche e servizi TPP (specie non bancari), attraverso la standardizzazione delle modalità di accesso ad API e dati bancari, per garantire all'utente una migliore esperienza di accesso ai diversi conti bancari da un'unica interfaccia nel tempo. Challenger bank e aziende fintech continueranno a rappresentare uno stimolo all’innovazione del settore, introducendo costantemente nuovi use case e ambiti di applicazione delle tecnologie, anche attraverso la localizzazione dei propri prodotti e servizi. Come Qonto, ad esempio, dal nostro ingresso in Italia, ci siamo dedicati allo sviluppo di funzionalità ad hoc per semplificare la gestione finanziaria e contabile di professionisti e PMI locali, contribuendo all’evoluzione del segmento.

Mariano, come si sta evolvendo il rapporto tra Finance e FinTech? Pensate che si sia già raggiunto un buon equilibrio in questo rapporto?

Mariano Spalletti. Uno dei più importanti aspetti nella collaborazione tra Finance e FinTech è l’opportunità di mettere a fattor comune expertise diversi: da una parte le competenze specifiche in ambito digital e tecnologico di startup e aziende tech, dall’altra l'esperienza maturata dagli operatori tradizionali del settore. In questo senso, c’è ancora molta strada da fare per sfruttare appieno le sinergie. Per Qonto, le partnership sono un'importante leva di crescita: ci permettono di sviluppare integrazioni che arricchiscono la nostra offerta tanto nel verticale di servizi banking per incassi e pagamenti, quando in altri verticali di servizio complementari al banking. Il nostro obiettivo è infatti consentire ai nostri clienti di rendere la gestione delle proprie finanze aziendali più efficiente, attraverso la semplificazione del flusso di lavoro dalla A alla Z, non soltanto in fase di pagamento, ma anche nelle fasi pre e post pagamento, semplificandone la predisposizione prima e la gestione amministrativa e contabile poi. Al momento, per quanto riguarda l'Italia, abbiamo attivato circa 20 partnership e questo numero è in continua crescita.
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