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10 Ottobre 2026 / 10:13
L’insostenibile fluidità della guerra

 
Scenari

L’insostenibile fluidità della guerra

di Ildegarda Ferraro - 13 Aprile 2022
Non solo di terra, di mare e di cielo. Ma anche di finanza, di comunicazione, di moda, di cyber. La guerra è come l’acqua nei vasi comunicati, una volta partita occupa spazi e mondi. Tocca che anche la pace diventi così contagiosa
«E non posso cambiare il biglietto, né andare ad uno sportello. Tutto bloccato. C’è stato un attacco alle Ferrovie dello Stato…e va così» (guarda qui). Anche i treni e i binari entrano nella mappa degli attacchi. Non si sa da chi vengono e dove vanno, spesso l’obiettivo è un altro.
La guerra una volta partita conquista posizioni, si espande. Ai combattenti di terra, di mare e di cielo vanno aggiunti sostanzialmente molti altri ambiti. A cominciare da quelli dell’economia e della finanza. Le sanzioni sono ormai le armi più acuminate da usare. E anche le reazioni che cercano di tastare il terreno possono essere del mondo dell’economia. E ci si prova. Si mettono le ganasce ai beni degli oligarchi? E dall’altra parte si cerca di usare le cripto valute. La misura è particolarmente efficace? E per reazione si prova a imporre i rubli per pagare il gas.
E poi la comunicazione. Una costante presenza che con le videoconferenze permette di essere qui ed ora anche se si è a Kiev sotto i bombardamenti ci ha dato il peso del cambio di passo. Volodymyr Zelensky, il leader ucraino, è in un bunker ma anche ovunque, in confronto cotante con tutti nel mondo. I video con gli smartphone, i post, le conferenze, la presenza quotidiana sui nostri computer. Siamo abituati a sentirlo e a vederlo tutti i giorni. Zelensky conta su creativi e vecchi amici (vedi qui e qui). Circola voce che abbia anche uno sceneggiatore americano tra i suoi consiglieri, ma forse è leggenda.
La moda. Vestirsi per la guerra ha sempre avuto la sua parte. Le divise per riconoscersi sul campo, i colori, gli ambiti di contatto visivo. Il verde militare va molto, ma anche il parka indossato da Putin nel discorso allo stadio di Mosca manda messaggi chiari.
E poi c’è la cyber guerra. Hacker o non hacker il web è uno spazio costantemente presidiato dalle forze in campo. Battaglie senza frontiere. E spesso il diritto non riesce a tener dietro a questa realtà).
È che la guerra tocca un po’ tutto. E questa è forse la più grande ovvietà. Apri un nuovo mondo? E difficilmente puoi tenerlo fuori se parte una guerra. È un po’ come l’acqua nei vasi comunicanti, tracima e si sposta.
Molto interessante l’evento in programma a Trento e Rovereto i prossimi 7 e 8 maggio su “La classicità e la guerra in una prospettiva non convenzionale”. Sulla guerra è stato detto tutto quello che si poteva fin dai Greci e dai Romani. Forse anche da prima. Meglio, quindi, non perdere di vista la classicità. Che ci abbiano pensato e messo mano fin da subito è evidente con il cavallo di Troia. «Timeo Danaos et dona ferentes» dice Laocoonte ai troiani, per garantire che non si fida dei Greci nemici nemmeno quando portano doni. Laocoonte, veggente e gran sacerdote di Poseidone, stritolato con i figli dagli enormi serpenti mandati dalla dea Atena per toglierlo di mezzo. Fin da Troia tutte le armi sono possibili e tutti i mondi vengono toccati. Anche quello degli dèi.
Toccherà sempre di più fare lo stesso con la pace, lavorare costantemente e inventarsi qualunque cosa per farla essere fluida ed invasiva per crescere in tutti gli ambiti e gli spazi. E mi rendo conto che è una questione che ci poniamo dall’inizio dei tempi, ma certo questa non è una buona ragione per smettere di pensarci.
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