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25 Febbraio 2020 / 16:05
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Green open business, nuova sfida del credito

 
Credito

Green open business, nuova sfida del credito

di Flavio Padovan - 22 Novembre 2019
Il 2020 sarà l'anno del green lending. Un trend che si sta rafforzando rapidamente e che si affiancherà a quello dell'open business, rivoluzionando – ancora una volta - il settore del credito. Ne parlano Simone Capecchi e Maria Ricucci di Crif. Positivo il trend del credito alle famiglie, mentre segna il passo quello alle imprese
La rivoluzione verde entrerà nel mondo finanziario dal portone principale. Anzi, è già dentro e nel 2020 il green lending decollerà. Il settore del credito deve quindi affrontare una nuova sfida dopo quella dell'open banking, a cui sta ancora prendendo le misure, ma che i consumatori sembrano aver accolto con particolare favore. Tutto in un contesto di mercato che vede il credito alle famiglie in crescita, mentre quello alle imprese frenato dalle difficoltà delle Pmi. È questo lo scenario, in forte trasformazione, che delineano a Bancaforte Simone Capecchi (nella foto accanto), Data Driven Business & Consultancy ‐ Executive Director di Crif e Maria Ricucci (nella foto sotto), Marketing Manager di Crif. Li abbiamo incontrato a pochi giorni da Credito al Credito (vai al sito dell'evento), l'evento annuale del 28 e 29 novembre che riunisce a Roma tutta la community del credito, non solo per capire dai dati Crif l'andamento del mercato, ma per fare il punto sull'impatto della PSD2 a due mesi dall'entrata in vigore dell'ultima tranche della direttiva, e capire che cosa ci aspetta nel 2020. Un futuro che appare ancora una volta caratterizzato da importanti novità.
“Siamo di fronte a un cambiamento epocale. La sostenibilità e, più in generale, i temi ESG (Environmental, Social e Governance) – spiega Capecchi - stanno conquistando rapidamente l'attenzione del mondo del credito. E non tanto o non solo per una sensibilità verso le future generazioni, ma per l'impatto economico che questi fattori hanno già oggi a livello economico”. Un esempio è il rischio climatico, che è diventato un fattore che ha una rilevanza concreta sulla concessione di finanziamenti, accanto a quello tradizionale del rischio di credito. “Il dipartimento di CRIF che cura la valutazione degli immobili delle imprese – continua Capecchi - ha cominciato a identificare anche il rischio alluvione. Non solo quello legato a una possibile esondazione di un fiume, com'è stato finora, ma anche quello derivante dall'innalzamento delle acque dovuto al cambiamento climatico. Il 20% delle aziende italiane ha infatti operation in zone che, per questo motivo, oggi sono a rischio”.
“Nei piani industriali di tutte le banche – sottolinea Ricucci – sono ormai presenti progetti sia legati all'open banking sia alla sostenibilità. E spesso coincidono, aprendo una nuova categoria di iniziative, che possiamo chiamare “green open banking”, che conquisterà sempre più spazio nei programmi di investimento”.
Non solo: il team Crif che segue le tematiche relative al green lending, aggiunge Capecchi, “ha stimato in un intervallo tra 8,5 e 11,5 miliardi di euro il fabbisogno finanziario erogabile dalle banche italiane per la ristrutturazione green. È un mercato potenziale enorme, che sta crescendo ancora. Crediamo che il 2020 sarà l'anno del decollo del green lending”.
Ci aspetta un ulteriore periodo ricco di cambiamenti, dunque. In attesa della rivoluzione green, oggi come sta andando il mercato del credito alle famiglie?
Ricucci: “Il periodo è senz'altro positivo. Nei primi 10 mesi del 2019 le richieste di prestiti sono cresciute del 4,4%, trainate in particolare dai prestiti finalizzati che hanno registrato un aumento del 7,6%. Segnano il passo, invece, i prestiti personali, che registrano nello stesso periodo una lieve diminuzione (-1,2%). Tendenze che si riflettono anche sull'importo medio, in calo a 9.419 euro.
In netta crescita i mutui e le surroghe: le richieste hanno avuto un'impennata di oltre il 18% rispetto allo stesso periodo del 2018. Le banche, dopo un periodo di minore attenzione, stanno tornando ad offrire questo prodotto a target individuati in particolare nel proprio portafoglio, clienti che conoscono spesso da anni e di cui, quindi, possono conoscere con maggiore facilità il livello di rischiosità. Segnale positivo anche dall'importo medio richiesto per mutui e surroghe: è cresciuto ancora, precisamente del 4,2% rispetto al 2018, arrivando a 133.600 euro, il valore più elevato degli ultimi 7 anni. E aumentano anche le richieste da parte degli under 35, che hanno raggiunto quasi il 30% del totale”.
A proposito della rischiosità del credito alle famiglie, è continuato anche nel 2019 il miglioramento in corso ormai da alcuni anni?
Capecchi: “Siamo ormai ai minimi storici. Dai dati a disposizione, riferiti a marzo, il livello di rischiosità del credito al dettaglio, quindi del complesso di prestiti e mutui, risulta in ulteriore miglioramento ed è ora all'1,7%. Se andiamo a vedere in particolare i mutui immobiliari, è addirittura dell'1,3%, al di sotto del livello pre-crisi. È uno dei fattori del nuovo boom dei mutui immobiliari, insieme ai tassi bassi e al costo minore degli immobili”.
Da che cosa dipende questo andamento?
Capecchi. “Da una parte dal miglioramento delle soluzioni a disposizione delle banche per misurare e gestire il rischio di credito, ma dall'altra anche da una selezione naturale che va avanti da circa 7 anni”
Ricucci: “Inoltre, come accennavo, influisce anche l'approccio push adottato da banche e società finanziarie che oggi lavorano molto di più rispetto al passato sul proprio portafoglio. Quindi con un cliente di cui conoscono la storia e quindi con un livello di rischio più contenuto, mentre ad esempio 10 anni fa si inseguiva più il prospect puro sull'open market”.
Complessivamente, quindi, che momento sta vivendo il credito alle famiglie in Italia e quali sono le prospettive per il 2020?
Capecchi: “È in una fase espansiva a rischio basso. E questo comporta grande convenienza sia per la società civile, che può richiedere prestiti a prezzi molto contenuti, sia per i lender, che posso finanziare con tassi di rischio attesi notevolmente inferiori rispetto al passato. Per il 2020 la previsione è di ulteriore e più significativa crescita della domanda, grazie anche alla grande liquidità presente sul mercato”.
Passiamo al credito alle imprese: lo scenario cambia?
Capecchi: “Sì, il quadro non è confortante. Nel primo trimestre 2019 abbiamo registrato un calo della domanda del 3,1% rispetto al terzo trimestre 2018 e quindi l'anno chiuderà sicuramente con segno negativo. A soffrire sono soprattutto le piccole imprese e le società individuali, mentre il corporate e i gruppi continuano ad accedere con regolarità rispetto al passato. Anzi, registrano un +1,1% nel terzo trimestre 2019. L'importo medio richiesto è di 69.986 euro in consistente flessione, -4,1% rispetto all'anno scorso, e ai minimi degli ultimi 6 anni. E quasi un terzo del totale richieste è nella fascia al di sotto dei 5000 euro. La sensazione che ne ricaviamo è che la crisi ha avuto un impatto considerevole sul comparto delle piccole imprese”
Ricucci: “In questo contesto il tasso di default rimane comunque intorno al 3% e l'Agenzia di rating di Crif stima che per il biennio 2019-2020 si stabilizzerà tra il 3,3% e il 3,9%, in linea con la media europea. Lo scenario macroeconomico è buono, con il prezzo delle materie prime e dei finanziamenti che rimane costante. La variabile da tenere sotto osservazione è quella geopolitica legata alle guerre commerciali che potrebbero cambiare in modo significativo il contesto”.
Un impatto significativo sul mondo del credito arriva sicuramente dall'open banking. Come sta cambiando il settore sotto la spinta della PSD2?
Capecchi: “Bisogna procede con una doppia vista, quella delle aziende di credito e quella della società civile. I lender stanno affrontando l'open banking puntando molto sui dati e sulla possibilità di recuperare informazioni grazie a tecnologie come l'augmented intelligence. Notiamo alti livelli di investimenti, con cantieri aperti in particolare sul fronte del digital onboarding, delle Api e per rendere sempre più centrale il canale mobile. Al centro dell'attenzione l'enorme massa di informazioni che possono essere tratte dai conti correnti. L'approccio degli operatori non è però unico: c'è chi ha capito le opportunità che offre questo cambiamento e sta investendo con decisione; altri lo stanno facendo solo per stare al passo con i concorrenti, senza molta convinzione; infine ci sono gli ultraconservatori, che mostrano scetticismo e che pensano che gli italiani non daranno mai a soggetti terzi l'autorizzazione ad accedere ai loro conti, mostrando di non aver ancora imparato la lezione di PayPal. Per avere dati certi sul mood degli italiani verso l'open banking, Crif ha realizzato insieme a Sda Bocconi e Nomisma una ricerca che ha dato risultati sorprendenti: pur essendo stata realizzata tra maggio e giugno, quando al di fuori dell'ambito finanziario poco si conosceva ancora del nuovo corso, emerge che un italiano su cinque darebbe serenamente accesso ai propri conti e quindi ai dati delle propria posizione finanziaria complessiva, magari in cambio di servizi innovativi e personalizzati. Una propensione che fa capire quanto siamo vicini a un cambiamento epocale. Crif ci crede e sta investendo molto per supportare banche e consumatori in questa evoluzione”.
Come sta cambiando Crif per continuare a svolgere il suo ruolo in questo nuovo scenario?
Capecchi: “Continuiamo a investire in innovazione. Perché il progresso si misura con la possibilità di accedere a strumenti avanzati tecnologicamente fino a ieri non disponibili, specialmente in uno scenario in forte evoluzione come l'attuale. Faccio un esempio: la possibilità di utilizzare machine learning e algoritmi di intelligenza artificiale consente oggi di analizzare una mole di dati di 10 ordini di grandezza più grande rispetto a soli dieci anni fa. Una potenza che trasforma i dati in informazioni e previsioni che aiutano la banca a svolgere meglio il proprio ruolo di motore di sviluppo e di supporto alle famiglie e alle imprese, nella direzione di Esg”.
 
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