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05 Aprile 2020 / 18:04
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Coronavirus, si accende la vita in digitale

 
Scenari

Coronavirus, si accende la vita in digitale

di Mattia Schieppati - 16 Marzo 2020
Dall’e-learning allo smart working, al digital entertainment: le tecnologie e gli strumenti messi a disposizione da grandi aziende tech e piccole start-up che ci stanno facendo conoscere i vantaggi dell’onlife. Per un "quotidiano sostenibile" malgrado le necessarie limitazioni …
L’emergenza Covid-19, proclamata prima a livello locale (i comuni del Lodigiano e del Veneto inizialmente colpiti), poi allargata a livello regionale e quindi, con il Decreto «Io resto a casa» del 10 marzo, estesa a tutto il Paese ha messo tutti, Istituzioni, imprese, singoli cittadini, nella necessità di riorganizzare la propria vita riducendo e poi annullando fin dove possibile lo spostamento fisico. E chiamando le tecnologia a colmare i vuoti creati da nuove e per la maggior parte inattese necessità.
Un momento decisivo per far fare all’Italia quel salto necessario a colmare i gap tecnologico che da anni il Paese sta scontando. Un gap basato prima e più che sulla mancanza di infrastrutture, su una mancanza di cultura diffusa, sulle possibilità che l’innovazione mette già in campo per supportare le nostre attività quotidiane.

Rivoluzione necessaria

Il primo fronte è stato quello delle imprese: le grandi, già attrezzate – almeno nella teoria – per sistemi di smart working, hanno dovuto nel giro di poche ore mettere centinaia e spesso migliaia di dipendenti nella condizione di mantenere la continuità operativa attraverso accessi da remoto, mettendo a dura prova la capacità delle reti aziendali di reggere una massa senza precedenti di accessi in contemporanea. Le piccole aziende, invece, hanno dovuto per lo più improvvisare sistemi di smart working basati su minimi supporti preorganizzati e tanta capacità di arrangiarsi, convertendo strumenti e software privati dei singoli dipendenti alle nuove esigenze. Dopo decenni a discutere di work-life balance e lavoro agile, ecco che in 24 ore le aziende italiane si sono trovate a dover trasformare i propri processi lavorativi (uno sforzo non da poco, se si considera che, prima della crisi Coronavirus, sistemi di smart working strutturati erano previsti solo per il 2% dei lavoratori italiani, rispetto a una media europea dell’11,6%).
Il secondo fronte fortemente impattato da questa situazione emergenziale è quello dell’istruzione, dalle scuole dell’infanzia all’università: chiuse le aule di ogni ordine e grado, e nell’incertezza di quando mai si potranno riprendere le lezioni (la data di riapertura indicata dal Governo, il 3 aprile, dipende ovviamente dall’evolvere dell’epidemia), ogni singolo istituto e spesso ogni singolo docente ha dovuto far di necessità virtù e improvvisare sistemi di e-learning per continuare a garantire un minimo di percorso scolastico ai propri studenti. Più strutturate e reattive, in questo, le università, più fragili le scuole cosiddette dell’obbligo, con grandi differenze da istituto a istituto.
Terzo fronte, non essenziale ma necessario, quello dell’intrattenimento, dai cinema ai teatri alle librerie ai musei: tutta quella che è la consueta fruizione culturale ha dovuto percorrere canali alternativi per continuare a sopravvivere, oltre a garantire un minimo di svago a milioni di cittadini costretti a stare chiusi nelle proprie abitazioni.
Un esempio? La straordinaria iniziativa L'Italia Chiamò, una diretta streaming di 18 ore, promossa venerdì 13 marzo dal Ministero per i beni culturali attraverso il suo canale YouTube e condotta dal giornalista Riccardo Luna. Un format fresco e innovativo che ha coinvolto tra telefonate, collegamenti video (via FaceTime, WhatsApp, ecc.) ministri, personaggi dello spettacolo e dello sport, medici, scienziati, imprenditori, comuni cittadini (litaliachiamo2020.it). Una grande e viva partecipazione e un importante strumento di raccolta fondi a favore della Protezione Civile per rispondere all'emergenza sanitaria. 

La «solidarietà digitale» è di sistema

Se questo è il quadro della situazione dei “bisogni”, ancora tragicamente in divenire, strabiliante - per capacità di reazione e positività - le risposte del mondo delle imprese tecnologiche grandi e piccole. Risposte che, prima in maniera spontanea e volontaristica, poi via via sempre più organizzata, si traducono nella messa in campo delle proprie competenze, strumenti e know-how per aiutare la comunità a rispondere a tali bisogni.
A coordinare questi singoli sforzi è sceso in campo con tempismo il Ministero per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, che ha lanciato una call invitando le aziende tecnologiche e le Tlc ad attivarsi per l’emergenza, sottolineando come, ha detto il ministro Paola Pisano, «il digitale e l’innovazione sono alleati preziosi per farci vivere un quotidiano sostenibile, migliorando la nostra qualità della vita nonostante le limitazioni». La call – tuttora attiva – ha già raccolto un ricco menù di servizi gratuiti rivolti a cittadini, professionisti e aziende, che permettono di utilizzare piattaforme per il lavoro da remoto, strumenti di e-learning, accedere a servizi digitali online (come l’accesso a servizi pubblici o specialistici, per esempio una consulenza medica o professionale), fruire di webinar di approfondimento professionale, ma anche, più semplicemente, accedere a riviste o libri gratuitamente, visto il tempo libero che tanti si sono ritrovati a disposizione (qui tutte le aziende che hanno aderito alla call e i servizi proposti gratuitamente).
Parallelamente si è attivato anche il Ministero per l’Istruzione, che ha raccolto in un unico punto di facile consultazione (vedi qui) strumenti di cooperazione, scambio di buone pratiche e gemellaggi fra scuole, webinar di formazione, contenuti multimediali per lo studio, piattaforme certificate per la didattica a distanza: tutto quel che di gratuito scuole e docenti possono già utilizzare. Non solo: analogamente al dicastero per l’Innovazione, il Miur ha lanciato due call rivolte «a tutte le realtà che vogliono sostenere le iniziative di didattica a distanza che si stanno attivando a seguito della chiusura delle scuole per l'emergenza coronavirus». Un appello che si rivolge ai produttori di hardware (Pc, tablet, internet key) e di software che desiderano rendere disponibili a titolo gratuito i propri prodotti e li invita a «manifestare tempestivamente la propria disponibilità all’indirizzo https://www.istruzione.it/ProtocolliInRete/ ».

Giga senza limiti

Prima mossa, fondamentale e utile, è stata quella degli operatori di telefonia e di connessione, che hanno disposto, ciascuno con una propria formula, aumenti nell’utilizzo di traffico dati. Vodafone, Tim, Wind-Tre, Iliad, Fastweb e via via altre aziende di Tlc si sono subito impegnate in questa gara di solidarietà, rendendo evidente un’ovvietà che forse, fino a questo evento eccezionale, non era a tutti chiara: per fare il salto di qualità digitale, l’elemento fondamentale è disporre di una connessione – fissa o mobile – sufficiente (potete immaginare quanto traffico dati consuma la connessione per 5 ore di video-lezione di vostro figlio, cinque giorni su sette?).

La lezione diventa virtuale

Rispetto alle necessità delle scuole, le piattaforme delle Big Tech si sono rivelate da subito funzionali, stabili e facilmente accessibili anche a docenti meno avvezzi all’uso della tecnologia.
Microsoft ha messo a disposizione del mondo della scuola una task force di esperti per aiutare insegnanti e professori a padroneggiare le potenzialità della piattaforma Office365 Education, da sempre gratuita, che prevede un pacchetto di programmi e applicazioni utili per trasformare la propria classe in un’aula digitale. Lo strumento chiave è Microsoft Teams, un hub digitale che unisce conversazioni, riunioni e condivisione di file in un’unica applicazione. Queste soluzioni integrano inoltre al loro interno i Learning Tools, ovvero tutti quegli strumenti per migliorare le competenze di lettura e scrittura per gli studenti con disturbi dell’apprendimento, in chiave accessibilità. A disposizione delle scuole, 2 numeri verdi (800917919 e 800694269) e un indirizzo mail dedicato (scuole@microsoft.com) a cui tutti gli insegnanti e i dirigenti scolastici possono rivolgersi in caso di necessità.
La collaborazione tra Cisco Italia e Ibm ha consentito di dare gratuitamente alle scuole di ogni ordine e grado l’accesso a Cisco Webex, la piattaforma che consente di tenere lezioni da remoto, far interagire studenti e docenti, collaborare e condividere documenti e dati. Una piattaforma originariamente pensata per il telelavoro, ma che presenta tool perfetti anche per le attività scolastiche. I volontari di IBM sono a disposizione per affiancare dirigenti scolastici e insegnanti nell’apprendere il funzionamento della piattaforma e rendere quindi le scuole indipendenti nell’utilizzo di questi strumenti (per aderire all’opportunità, è necessario scrivere una mail a Fondazione@it.ibm.it indicando i recapiti della scuola che richiede supporto per la formazione a distanza).
Un percorso analogo quello di Google, che ha messo a disposizione gratuitamente la sue piattaforma per la scuola a distanza nella versione più avanzata, G-Suite for Education, che comprende Gmail, Drive, Calendar, Documenti, Fogli, Presentazioni, Moduli, mentre Hangouts Meet e Classroom sono gli applicativi che abilitano direttamente la didattica a distanza. In particolare, le funzionalità avanzate di Hangouts Meet prevedono videochiamate con fino a 250 partecipanti, streaming live fino a 100mila utenti e la possibilità di registrare e salvare i meeting su Google Drive (per attivare i servizi, la scuola deve registrarsi a G Suite for Education e quindi comunicare via email l’avvenuta registrazione ai partner di Google for Education scrivendo a google@campustore.it o google@c2group.it).
Diversi istituti hanno scelto invece di attivare sistemi di e-learning di WeSchool, la piattaforma di classe digitale (powered by Tim) che permette ai docenti, da smartphone, tablet o computer, di portare in modo molto semplice la propria classe online, condividere materiali, creare discussioni, discutere sui contenuti, gestire lavori di gruppo, verifiche e test. La piattaforma è anche dotata di un’aula virtuale per fare video streaming a distanza. A questo indirizzo https://www.weschool.com/primi-passi-weschool/ la guida per accedere e usare in autonomia lo strumento. «In questi primi giorni di chiusura delle scuole l'esperimento della didattica a distanza ha mostrato di funzionare bene. Negli ambienti scolastici c'è fermento.
Quello che non si è fatto negli anni, come sviluppo spontaneo di utilizzo nelle scuole delle tecnologie informatiche, lo stiamo facendo ora, sotto la minaccia sanitaria del Coronavirus», ha dichiarato all'Agi Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi. « Gli studenti stanno prendendo sul serio questa situazione, non mancano una lezione on line e in generale la frequenza è più elevata di quanto non sia in classe. Lo stesso studente negligente ad alzarsi la mattina, è presentissimo all'appuntamento on line, perché utilizza uno strumento a lui familiare. Peccato che si sia dovuto aspettare un'emergenza».

Smart working, anche per le piccole imprese

Dalla scuola alle imprese. Anche per il mondo del lavoro l’emergenza Coronavirus e la richiesta governativa di ridurre gli spostamenti si è tradotte nella necessità di organizzare l’operatività da casa, spesso senza avere piattaforme customizzate o rodate su cui basare il telelavoro. Anche in questo caso sono scesi in campo i big, ma anche realtà più piccole ma con piattaforme agili e rodate in grado di dare in tempi strettissimi risposta alle necessità delle imprese. Tra i primi ad attivarsi è stata Amazon, con la divisione degli Amazon Web Services (Aws), che ha da subito messo a disposizione di PA, organizzazioni non profit e imprese impattate dall’emergenza Coronavirus i propri servizi di cloud computing (attraverso l’utilizzo di crediti promozionali Aws), il proprio supporto e la propria assistenza per progetti digitali legati al superamento delle criticità, offrendo appunto soluzioni di smart working, ma anche ambienti di collaborazione online e creazione di contact center avanzati (per strutturare una risposta alle singole necessità è necessario compilare l’apposito form a quella pagina a questa pagina).
Tra i grandi attivi anche Cisco (con la piattaforma Webex), Microsoft (vedi qui) e Salesforce (con sei mesi di utilizzo gratuito della piattaforma Quip; qui le info).
Tra le soluzioni messe a disposizione di aziende più piccole, molti i sistemi che consentono di gestire videocall di gruppo o sistemi cloud per la repository e la condivisione di documenti. Tra le iniziative più strutturate, si segnalano quelle dell’agenzia di comunicazione Connexia, che mette a disposizione per due settimane l’uso gratuito della piattaforma di smart working Webex (inviare una richiesta a cloud@connexia.com), Wildix, che propone l’utilizzo gratuito per 6 mesi di strumenti e soluzioni di comunicazione e videoconferenza (richieste qui), Sirius, che mette a disposizione dei già clienti in modalità completamente gratuita la propria piattaforma di Sdn (Software Defined Network) per poter collegare i dipendenti delle aziende e consentire di lavorare in modalità smart working (info: assistenza@siriustech.it) e Dipendenti in Cloud, con sei mesi gratuiti di utilizzo del software che permette di gestire i propri collaboratori in modo digitale, dal foglio presenze virtuale all’archivio documenti (vedi qui).

Ospedali in rete

Importante, in ambito business ma non solo, anche la disponibilità lanciata da Huawei. Come ha dichiarato il presidente della country italiana, Luigi De Vecchis, al Sole 24 Ore, la telco cinese ha dato disponibilità dei suoi strumenti per collegare in cloud gli ospedali italiani tra di loro, comunicando con le unità di crisi. «Stiamo mettendo in campo una serie di iniziative, dalla donazione di apparati di protezione, come tute per il personale medico, a una soluzione di comunicazione in cloud che, assieme ai nostri partner, permetterà ad alcune strutture ospedaliere di regioni diverse di comunicare con le unità di crisi in tempo reale, scambiandosi informazioni, dati e collaborando nell'emergenza», ha dichiarato De Vecchis. «Vorremmo anche collegare i centri di eccellenza italiani con gli ospedali cinesi di Wuhan che hanno già sperimentato sul campo il contenimento dell'epidemia. La Cina è riuscita a reagire bene anche con il contributo delle tecnologie, intelligenza artificiale e big data. Dal punto di vista interno non abbiamo nessun problema operativo, ad esempio alcuni giorni fa abbiamo fatto un meeting con centinaia di persone da tutta Italia in videoconferenza».

Distanti ma uniti

E mentre su tutti i social è un martellamento continuo (necessario e giusto!) con il messaggio #iostoincasa, curiosa – ma in effetti utile – l’iniziativa solidale messa in campo, anzi in strada, da Helbiz, il servizio di sharing di bici e monopattini che sta conquistando terreno in tante città italiane. La start-up ha messo a disposizione 25.000 corse gratuite da 20 minuti valide fino al 4 aprile nelle città di Milano, Torino, Roma e Verona. Chi deve uscire per acquistare generi di prima necessità o fare un salto in farmacia, lo può fare ancora più rapidamente, assolutamente in solitaria e gratis. Gli utenti possono infatti inserire l’apposito coupon all'interno dell'app: distantimauniti.
 
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