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16 Giugno 2024 / 08:09
Con l’Agorà del Futuro il Salone dei Pagamenti fa innovazione circolare

 
Pagamenti

Con l’Agorà del Futuro il Salone dei Pagamenti fa innovazione circolare

di Mattia Schieppati - 2 Novembre 2023
Un’area di 3.000 mq totalmente dedicata all’ecosistema delle startup: così il Salone 2023 (dal 22 al 24 novembre) mette in connessione le giovani pmi del fintech con banche e big dei pagamenti
Si chiama Agorà del Futuro, ed è una delle importanti novità proposte dal Salone dei Pagamenti 2023: un’area di 3.000 mq - al piano zero del MiCo - interamente dedicata all’ecosistema delle startup del fintech, che ospiterà un ricco programma di workshop, presentazioni, interviste live con protagonisti giovani imprenditori innovativi, incubatori, finanziatori. Una scelta che guarda alle frontiere dell’innovazione e porta un grande valore aggiunto all’edizione 2023 del Salone (il 22-24 novembre, scopri qui il programma e come iscriverti), allargando ulteriormente il perimetro di interesse e di coinvolgimento dell’evento.
Bancaforte ha chiesto a Maria Teresa Ruzzi, responsabile di ABIEventi, e a Giampaolo Colletti, direttore di StartupItalia, la piattaforma di riferimento delle startup italiane che è partner nell’ideazione e organizzazione di questo nuovo spazio del Salone, di raccontare in anteprima il valore dell’Agorà del Futuro.

 

3 domande a... Maria Teresa Ruzzi, responsabile di ABIEventi

 
 
Ruzzi, le startup fintech sono sempre state uno dei soggetti presenti nella galassia del Salone. Perché per l'edizione 2023 si è deciso di investire su questo mondo, dedicandogli uno spazio fisico importante e un ciclo di eventi?
La scelta di “raddoppiare” il Salone, aggiungendo quest’anno al consueto piano espositivo un intero piano di oltre 3.000 mq dedicato all’ecosistema delle startup - startup, incubatori, mondo della ricerca, investitori - rappresenta uno sviluppo quasi naturale di quella che è stata la chiusura dell’edizione dello scorso anno: il grande evento con il quale, alla presenza di Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia, e di Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, il Milano Hub di Banca d’Italia ha lanciato proprio dal Salone dei Pagamenti la propria call per startup del fintech. Portare le startup, oltre che all’interno delle sessioni e dei workshop, anche in uno spazio fisico, rappresenta il valore aggiunto fondamentale: siamo convinti che l’innovazione non si basi solo su elaborazioni razionali, intellettuali, tecniche, ma abbia bisogno dell’incontro anche emozionale, della condivisione fisica, dello scambio tra persone e idee in uno spazio che le abbracci e dia gli strumenti e le occasioni per metterle in comunicazione. Per questo abbiamo chiamato quest’area del Salone “Agorà”, perché vuole essere di fatto una piazza fisica che faccia incontrare e dialogare le persone.
Stando al claim dell'edizione 2023, "Salone con vista": su quali mondi si è aperta la finestra del Salone facendo questa scelta? Quali energie ed esperienze avete intercettato in questa fase organizzativa?
L’Agorà del Futuro è un ulteriore anello di un percorso circolare che trova quest’anno una piena armonia. Fin dalla prima edizione il Salone ha avuto l’intuizione di essere aperto a giovani e giovanissimi, agli studenti delle scuole superiori, che attraverso il programma sviluppato in collaborazione con Feduf, hanno portato entusiasmo ed energia. Il tema dell’educazione finanziaria cui abbiamo dato spazio al Salone per anni è un tema vivo e generativo, e le startup del fintech create da giovani imprenditori sono un tassello di questa educazione finanziaria, propongono soluzioni che rendono accessibile, semplice e inclusiva la gestione del denaro e dei pagamenti. L’educazione finanziaria è così la base per far nascere idee di impresa che, sempre al Salone, hanno quest’anno la possibilità di confrontarsi con le aziende bancarie, tecnologiche, con i circuiti di pagamento. Una dinamica circolare che genera nuovo valore e costruisce pezzi di futuro. Ecco perché abbiamo voluto che a guidare la plenaria di apertura e la plenaria giovani ci fossero due filosofi, come Luciano Floridi e Cosimo Accoto, che possono dare una lettura e una visione del perché più che del come, che stimolino domande più che dare risposte. Il lavoro importante è trovare le connessioni tra linguaggi diversi che devono comprendersi e integrarsi per disegnare il nuovo, coltivando lo spessore di una riflessione profonda necessaria per affrontare la complessità e far dialogare generazioni diverse. Per la prima volta i giovani praticamente nascono con competenze specifiche superiori a quelle delle generazioni che le hanno precedute, che però hanno esperienze e conoscenze fondamentali, che i giovani hanno bisogno di apprendere e condividere. Siamo quindi di fronte a una situazione nuova e ad alto potenziale, ma solo se si attiva un circuito positivo di condivisione e di incontro. E su questo vogliamo lavorare, costruendo una occasione importante di conoscenza reciproca, tecnica ma anche personale, fisica.
Possiamo dire che la forza del Salone è essere lui stesso, ogni anno, una startup?
Il pensarsi come una startup, sempre proiettata in avanti esplorando l’innovazione, è da sempre la forza e lo spirito che guida ogni edizione del Salone. Questo spirito ci ha permesso di superare gli anni duri della pandemia, con due edizioni digitali che sono riuscite, nonostante l’assenza della dimensione fisica, a tenere unita e motivata la community che sostiene il progetto. E questo è il “segreto” della forza di questa manifestazione:  essere un progetto costruito insieme ai protagonisti del mercato, dove tutti sono impegnati a portare il meglio delle proprie progettualità e delle proprie esperienze e a collaborare per rendere unica l’esperienza degli ospiti che interverranno. Apertura, collaborazione, co-creazione e incontro, questi sono gli ingredienti che ogni anno non possono mancare per declinare contenuti e disegnare il format. E inevitabilmente con tanti stimoli alla base l’innovazione non può mancare.
 

3 domande a... Giampaolo Colletti, direttore di StartupItalia

 

 

Colletti, che cosa significa, per l'ecosistema delle startup, sbarcare in una platea come quella del Salone dei Pagamenti?
Rappresenta il confronto con un network di realtà di primo piano che compongono il tessuto industriale e finanziario in Italia. Tutto ciò significa confrontarsi con un altro ecosistema composito che ha sempre fatto dell’innovazione e dell’ascolto del cliente una cifra distintiva. Ma c’è anche dell’altro: per le startup tutto ciò implica un necessario e indispensabile confronto con gli elementi di governance del sistema. Anche sulle pagine di StartupItalia lo abbiamo spesso ripetuto: non c’è innovazione senza il rispetto delle regole. Perché è essenziale delimitare i confini e basarsi su una governance chiara, definita, per nulla ambigua. Una bussola che possa sempre orientarci in un mercato che alza l’asticella tech sempre più in alto, ma che deve fare i conti con quella fiducia che diventa identitaria.
Nel mondo startup, il fintech è stato uno dei settori più vitali e con diversi casi di successo, in Italia e nel mondo. Qual è la forza particolare di queste startup?
La forza sta in quel mix che lega persone e tecnologie. I casi più virtuosi e quindi scalabili partono da intuizione geniali – e quindi dall’ascolto del mercato e dei clienti, ma anche dalla comprensione delle tendenze in atto – ma atterrano anche in una concretezza che lega appunto servizi hi-tech a valore aggiunto e capitale umano con competenze molto verticali. Oggi molto più che nel passato c’è una maggiore consapevolezza che lascia spazio ad una concretezza, allontanandoci dai facili entusiasmi. E c’è anche un altro elemento: la chiave vincente è fare sistema, quindi creare alleanze anche tra realtà differenti, ma integrabili.
Da esperto del settore e da appassionato di innovazione, che cosa si aspetta dalla tre giorni del Salone 2023?
Mi aspetto una riflessione visionaria e al tempo stessa concreta che possa coinvolgere tutti gli attori del sistema bancario e finanziario. Oggi non si ragiona più per silos, ma per ecosistemi tra loro interconnessi. Ed è questo l’aspetto più rilevante di una fase dell’innovazione meno entusiastica rispetto ad un passato pioneristico e più consapevole delle proprie potenzialità. Quindi nell’Agorà del futuro troverete un garage dell’innovazione che porterà a bordo startupper, accademici, programmatori, economisti, imprenditori e manager, persino filosofi. Figure ibride per rispondere ai bisogni di mondo molto più diversificato rispetto al passato.
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