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06 Dicembre 2021 / 05:57
Come garantire una crescita inclusiva
I diari del Fintech: appunti di viaggio intorno al mondo
Al Delphi Economic Forum il futuro economico e finanziario europeo. Con tante domande per l’oracolo di Delfi: quali modelli di business per le banche nell’ottica della trasformazione digitale? Quale ruolo per l’intelligenza artificiale?
La città di Delfi si erge sulle pendici del monte Parnaso, massiccio montuoso della Grecia centrale dalle vette innevate per larga parte dell’anno e che si estende sino a costeggiare il golfo di Corinto. Particolarmente venerato nell’antichità, il monte è divenuto il simbolo della poesia poiché dalle sue grotte sgorgano le acque della fonte Castalia, alle quali il mito attribuì virtù d'infondere ispirazione poetica a chi ne bevesse: non ho potuto esimermi! Notoriamente, Delfi fu anche la sede del prestigioso e omonimo oracolo, cui i greci del periodo arcaico si rivolgevano nei periodi di maggiore incertezza. Quale miglior momento, quindi, per organizzarvi un convegno sul futuro politico, economico e finanziario dell’Europa? L’incertezza internazionale è crescente, le elezioni comunitarie in primavera e quelle greche entro l’autunno pongo molti interrogativi nell’attesa del cambio di guardia alla Bce, mentre la società e l’economia sono sempre più immerse nelle nuove tecnologie digitali.
Mi sono quindi avventurato sulle pendici del Parnaso con l’auspicio di interrogare la pizia, insieme ai partecipanti della quarta edizione del “Delphi Economic Forum” che ha accolto il mondo politico e imprenditoriale greco con una folta delegazione di rappresentanti delle istituzioni europee e transatlantiche per discutere del tema “The Challenge of Inclusive Growth”.

Le domande all’oracolo

Le domande per l’oracolo erano davvero molte. Colpa la fonte Castalia, ho avuto io stesso l’ambizione di offrire qualche risposta su un paio di contenuti, già affrontati nel mio ultimo saggio filosofico ed economico “Financial Market Transparency”, presentato nella giornata dedicata all’innovazione Fintech.
In primo luogo, occorre fornire una risposta di valore alla necessità di cambiamento dei modelli di business delle banche in ottica di trasformazione digitale, affinché l’azione innovatrice consenta di aumentare la ricchezza dell’offerta a vantaggio della clientela. Il tema è molto sentito in Grecia, e anche in Italia, perché rivolge un elemento di attenzione alla sopravvivenza delle piccole e medie banche.
In secondo luogo, occorre garantire che l’Artificial Intelligence contribuisca al cambiamento in atto come “supporto” e non “in sostituzione” della relazione umana nell’ambito di un processo di consulenza alle imprese e alle famiglie che sia robusto, comprensibile ed etico.
Al cuore di tutto risiede il concetto di trasparenza, quale primario criterio etico che deve guidare l’azione industriale, politica, regolamentare, tecnologica e finanziaria per garantire una crescita inclusiva in un periodo di profonda trasformazione socio-economica.

Due tipi di innovazione

L’industria dei servizi finanziari, fragilmente esposta alle conseguenze degli eccessi precedenti la Crisi Finanziaria Globale, è caratterizzata da un percorso di consolidamento verso il too-big-to-fail. Le difficoltà dell’industria di conseguire un livello sostenibile di cost-income non nascono dalla competizione tecnologica in quanto tale, ma dall’essere ancorata a un modello di business che non regge più con il nuovo contesto economico fatto di bassi tassi di interesse, di alto costo del capitale e di progressiva riduzione dei margini commissionali. In tale contesto l’innovazione digitale può portare a una via di uscita attraverso due forme distinte: da un alto si può configurare come dirompente e dall’altro come sostenuta.
L’innovazione dirompente corrisponde alla messa in scala di prodotti e servizi più semplificati e a minore costo per il cliente (per esempio passive investing, mobile only, instant payments). Sicuramente apprezzabile, l’innovazione dirompente può concedere un vantaggio tattico di breve periodo agendo sulla user experience, mentre richiede volumi elevati per risultare sostenibile nel medio e lungo periodo. Infatti, essa non costruisce necessariamente un maggiore valore aggiunto dal punto di vista strategico ovvero della sostenibilità di lungo periodo, che riguarda invece i temi della user engagement. La storia di Internet ha mostrato come le piattaforme di e-commerce e social media abbiano saputo accentrare le relazioni online con il vasto pubblico. In caso di forte semplificazione dei servizi finanziari, tali piattaforme acquisirebbero un evidente vantaggio competitivo.
L’innovazione sostenuta corrisponde invece alla creazione di servizi e prodotti che si differenzino, che possano trasferire maggiore valore aggiunto al cliente e consentire un adeguato margine economico per l’intermediario. Nell’ambito della trasformazione delle revenues dell’industria finanziaria da transazioni a servizi, ritengo sia doveroso comprendere come agevolare il viaggio verso l’innovazione sostenuta in quanto essa permette vera differenziazione nel mondo digitale rispetto alle piattaforme quali Amazon, Facebook o Alibaba.

Il valore della consulenza

In un mondo fortemente digitalizzato le banche non potranno competere facilmente come piattaforme di prodotti e servizi, ma solo se sapranno interpretare il cambiamento in atto diventando piattaforme di consulenza finanziaria per le imprese e le famiglie, adottando quindi modelli ibridi di creazione del valore in cui la componente umana e quella digitale siano complementari.
Parimenti, l’AI non deve essere vista in chiave strategica come un meccanismo di sostituzione del processo decisionale umano, ma come un elemento di arricchimento delle professionalità in ottica di digitalizzazione della conoscenza al fine di creare contenuti a valore aggiunto a vantaggio della clientela. Affinché ciò avvenga, è necessario che gli algoritmi siano robusti, spiegabili ed etici. Quelli di machine learning e deep learning sono tuttavia privi di vero valore strategico se non vengono inseriti all’interno di un’architettura enterprise-wide di riferimento, ovvero nell’ambito di una information architecture, quale elemento fondante che permetta di creare trasparenza sulla calibrazione e funzionamento degli stessi. Trasparenza vuol dire che qualunque processo decisionale, sia umano che digitale, debba essere chiaro e verificabile dal punto di vista degli incentivi, dei costi per il cliente e delle conseguenze.
È un tratto tipico di molti speaker quello di predire un futuro robotizzato o fortemente trans-umanista. La verità è altrove, non sta nelle slides futuriste ma nella nostra capacità di costruire un futuro che sappia essere inclusivo. Questo richiede trasparenza sull’uso dei dati, trasparenza sui conflitti di interesse, trasparenza sui modelli di business a tendere per garantire a ognuno di posizionarsi.
Pertanto, come possiamo costruire un sistema finanziario ed economico più inclusivo? Tra viaggio e poesia sono convinto che l’oracolo di Delfi avrebbe cosi risposto alla domanda: “Che la trasparenza guidi il tuo agire per trasformare il cambiamento in progresso”.
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