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25 Febbraio 2020 / 16:51
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Un'alleanza per la prosperità dell'Italia

 
Banca

Un'alleanza per la prosperità dell'Italia

di Maddalena Libertini - 12 Febbraio 2020
 
Consonanza di visione e di intenti tra il settore bancario, quello industriale e il regolatore a favore della crescita equa, inclusiva e sostenibile. Le rappresentanze sociali ed economiche sono pronte a fare la propria parte e chiamano all’appello la politica. Fondamentale rafforzare il ruolo dell’Italia in Europa nel dopo Brexit
Quale contributo possono offrire banche e imprese allo sviluppo sociale? E quale idea di sviluppo devono perseguire il nostro paese e l’Europa? Queste domande hanno animato il dibattito, organizzato in occasione dell'inaugurazione del Corso di Alta Formazione "Verso una prosperità sociale inclusiva, aperta e sostenibile: il ruolo del mondo bancario", tra il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e la Vice Direttrice Generale di Banca d'Italia Alessandra Perrazzelli. A supporto del confronto una ricerca condotta dal professor Maurizio Ferrera dell’Università La Statale di Milano.

La finanza per un’Europa sostenibile

In apertura dei lavori, il Direttore Generale dell'ABI, Giovanni Sabatini, ha rimarcato come il quadro delle iniziative e dei programmi di investimento dell’Unione Europea rendano evidente e centrale il ruolo della finanza per catalizzare e canalizzare risorse e moltiplicare i fondi pubblici. Una chiamata che la Federazione Bancaria Europea ha già raccolto con un primo rapporto del 2017 a favore della finanza verde e un secondo del 2019 per lo sviluppo di un'economia sostenibile. Tuttavia, ha avvisato Sabatini, serve “un percorso di condivisione che tenga conto di tutti i punti di vista, degli impatti sociali e delle peculiarità di ogni paese europeo”. Regole troppo rigide potrebbero infatti penalizzare imprese di piccole dimensioni che fanno più fatica ad adattarsi.

Prosperità: obiettivo strategico

“Sostenibilità e prosperità con più etica e rigore: alternative non ci sono”. Questa è la direzione obbligata per il nostro Paese rilevata da Antonio Patuelli, Presidente dell’ABI. Obiettivi strategici che l’associazione ha già incorporati, insieme alla responsabilità sociale, nello statuto e nel contratto nazionale dei bancari nonché nelle politiche commerciali. Ma è indispensabile, secondo Patuelli, che ora ispirino anche l’azione della politica nazionale in una nuova fase della legislatura che, senza toccare le garanzie sociali, crei sviluppo e occupazione. Su queste finalità sono pronti a dare il loro contributo tutti i cosiddetti corpi intermedi dello Stato. “Non partiamo da zero - ha continuato nel corso della tavola rotonda - non siamo essere rassegnati, abbiamo gli strumenti culturali più idonei per creare un nuovo miracolo economico. Che deve esserci, può esserci e vogliamo che ci sia”.

Le criticità

Sono tre le criticità individuate da Patuelli a cui bisogna dare risposta. La prima è l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. “Il dopo Brexit non può essere continuista”, ha detto il presidente dell’ABI. Programmi comunitari, trattati intergovernativi e incentivi finanziari si sono dimostrati insufficienti a evitare la separazione e quindi, secondo Patuelli, bisogna fare un salto di qualità in Europa verso norme di base uguali per tutti e verso “un costituzionalismo evoluto”. Altrimenti “la mancanza di identità produrrà un acuirsi delle conflittualità interne all’Unione Europea”.
Una seconda forte discontinuità arriverà dall’epidemia cinese. Impossibile prevedere come uscirà la Cina da questa crisi sanitaria, se reggerà il loro modello di autocrazia, liberismo estremo e di competitività sfrenata senza controllo delle materie prime e senza garanzie sociali. “Ora l’Occidente deve essere solidale in termini umanitari senza sentirsi più psicologicamente schiacciato dalla loro crescita”.
Infine Patuelli ha ricordato che, oltre ai gravi impatti sociali, le crisi bancarie sono un danno per il settore. Il costo delle crisi dei concorrenti è una voce di cui devono tenere conto piani di sviluppo degli istituti “sani” e ha intaccato la fiducia dei risparmiatori negli investimenti nelle azioni delle banche. Ecco dunque il richiamo all’etica e al rigore che l’associazione ha incrementato negli indirizzi strategici dello Statuto e nel contratto nazionale con l’aumento dei presidi “perché questi eventi non debbono ripetersi”, ha concluso il Presidente.

La ricerca

“È il momento di fare prosper banking”: con questo invito Maurizio Ferrera, Ordinario del Dipartimento Scienze Sociali e Politiche dell’Università La Statale di Milano, ha sintetizzato i risultati del rapporto “Verso una prosperità sociale inclusiva, aperta e sostenibile (PROSPER). Quale ruolo per il mondo bancario?”.
Lo studio, preparato per l’Associazione Bancaria Italiana, sposta l’attenzione dal mezzo, la sostenibilità, richiamata dai programmi dell’Unione Europea, al fine ovvero una prosperità equa, allargata e duratura nel tempo, intrinsecamente connessa alla responsabilità sociale. Ma, da quanto emerge dalla ricerca, l’Italia non è ancora attrezzata per raccogliere questa sfida. “Manca un luogo istituzionale di riflessione e sviluppo di politiche per il futuro. A questo si aggiungono”, ha detto Ferrera, “una politica dagli orizzonti troppo ravvicinati e un calo di fiducia da parte dei cittadini verso le istituzioni”.
Per questo si chiede alle banche di contribuire alla costruzione di una agenda di collaborazione tra pubblico e privato e di assumere un “nuovo protagonismo sociale 4.0” in cui mobilitare non solo il capitale finanziario, ma anche di conoscenza e di network. Azioni che alcune banche hanno già intrapreso, ma che vanno integrate in una progettazione strategica. Per realizzare la prosperità sociale il rapporto definisce tre necessità operative: un quadro regolamentare europeo smart, graduale e flessibile; politiche di incentivazione per il mondo bancario e politiche di sostegno per l’adattamento di cittadini e imprese ai nuovi obiettivi di sostenibilità.

L’impatto sociale della Vigilanza

Alessandra Perrazzelli, Vice Direttrice Generale di Banca d’Italia, ha ribadito la necessità di far prevalere la priorità dell’agenda nazionale sulle agende particolari soprattutto per chi ha la responsabilità di gestire, di normare e di vigilare. Un passaggio culturale che l’Italia deve fare se vuole rafforzare la propria affidabilità in Europa e il proprio ruolo come ago della bilancia tra Francia e Germania nel dopo Brexit.
In un momento che ha definito di “saturazione regolamentare per il settore finanziario”, la domanda che l’autorità di vigilanza si pone è come dovrà cambiare l’attività normativa con l’ingresso continuo di nuovi operatori tecnologici pronti a offrire servizi bancari sulle loro piattaforme. Il timore, ha detto Perrazzelli, è che il ritardo tra mercato e l’intervento del regolatore sia destinato ad aumentare in modo vertiginoso. Per questo è altissima l’attenzione di Banca d’Italia nella valutazione e nella concessione delle richieste di autorizzazione. La Vice Direttrice Generale ha annunciato che i canali di ascolto e di rapporto con l’industria verranno rafforzati da una nuova struttura con un approccio di studio, conoscenza e verifica dell’universo fintech, estremamente variegato e in crescita permanente. Nella consapevolezza costante degli impatti sociali e della responsabilità di garantire la tutela dei cittadini e della legalità.

Con la politica delle emergenze non si va lontano

“L’Italia è un paese che va avanti per traumi”, ha detto Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, ma è giunto il momento di smettere di intervenire sulle emergenze e di definire le priorità sul lungo periodo. Per questo ha espresso la volontà della rappresentanza delle imprese di sostenere un confronto con il governo nazionale per costruire un percorso organico di politica economica che riduca i divari e crei sviluppo sostenibile. Secondo il Centro Studi di Confindustria il tessuto industriale italiano è suddiviso in un 20% di aziende innovative, un 60% in fase di transizione e un 20% destinate a uscire dal mercato. L’obiettivo è portare il maggior numero di imprese in transizione a diventare aziende innovative e di eccellenza attraverso strumenti come il PMI Supporting Factor, il Fondo di garanzia e la finanza strategica. Strumenti nati dal dialogo con ABI e dalla convergenza dei fini per un interesse generale e inclusivo.
 
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