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28 Ottobre 2020 / 03:05
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Misurare il rischio in maniera integrata

 
Scenari

Misurare il rischio in maniera integrata

di Mattia Schieppati - 6 Ottobre 2020
EY ha definito un possibile approccio di misurazione del rischio che prevede una singola valutazione integrata per le applicazioni di area Risk Management, Finance e Crediti per tutti i segmenti di clientela delle banche. Un approccio nuovo, «reso necessario dall’impatto della crisi Covid-19», come spiega Daniele Monzali, Associate Partner EY
L’emergenza umanitaria e sanitaria relativa alla pandemia si intreccia inevitabilmente con una crisi economico-finanziaria che si sta riverberando in una pesante recessione, generando una serie di gravi shock a catena lato Domanda e Offerta a livello globale. Secondo le più recenti previsioni della Vigilanza, che la Banca Centrale Europea e la Banca d’Italia hanno rilasciato a supporto delle Banche per la Semestrale 2020, gli effetti congiunti della pandemia porteranno in Italia a una diminuzione del PIL del 9.2% nel 2020, a fronte di un -8.7% a livello europeo, e a un aumento della disoccupazione fino all’11% nel corso del triennio 2020-2022.
«Le banche italiane sono impegnate nell’aggiornamento della valutazione del rischio di credito della clientela in relazione al quadro macroeconomico corrente, che risente in modo estremamente significativo dell’incertezza legata all’evoluzione dell’epidemia e delle misure di contenimento, nonché all’entità ed estensione temporale delle misure di sostegno pubblico e ai conseguenti impatti una volta terminato il regime delle moratorie Covid-19», osserva Daniele Monzali, Associate Partner EY, approfondendo le evidenze più significative di un’approfondita analisi svolta da EY sull’impatto della pandemia sul costo del rischio di credito per le banche italiane: «Questo contesto richiede di adeguare i sistemi di misurazione e previsione del rischio di credito, a fronte dell’aumentata volatilità degli scenari macroeconomici legata all’evoluzione del contesto Covid-19, delle forti concentrazioni causate dalla contrazione economica, della limitata rappresentatività della correlazione storica fra ciclo aggregato del credito e ciclo macroeconomico, nonché degli impatti di outlook, da un lato, e moratorie, dall’altro, sulle previsioni per la probabilità di insolvenza (PD) e la perdita in caso di insolvenza (LGD).
EY ha definito un possibile approccio di misurazione del rischio che prevede una singola valutazione integrata per le applicazioni di area Risk Management, Finance e Crediti per tutti i segmenti di clientela delle banche, che può essere applicato ai rating interni regolamentari e gestionali già in essere presso le banche stesse. L’approccio di EY è arricchito di un modello di PD-outlook sviluppato su dati pubblici Banca d’Italia e ISTAT, estremamente granulare e concepito per recepire gli scenari macroeconomici di tutti i principali provider nazionali e globali. In occasione della pubblicazione degli scenari di Vigilanza all’inizio del mese di giugno, EY ha utilizzato il modello per stimare l’impatto della crisi sul costo del rischio del credito per le banche italiane nel triennio 2020-2022 in base allo scenario di Vigilanza, con un’analisi che fornisce spunti significativi in relazione a diversi temi di forte attualità.
«Per quanto riguarda il tema dell’impatto della crisi per i diversi settori di attività economica», spiega Monzali, «abbiamo effettuato una valutazione sui relativi tassi di insolvenza in base ai dati 2020 più recenti disponibili, che risultano nel complesso allineati con i ranking qualitativi individuati dalla BCE e dalla Banca d’Italia. Le previsioni settoriali e, per il segmento privati, su base territoriale dei tassi di insolvenza per il triennio 2020-2022 sono state aggregate a livello di segmento e di sistema bancario in base alle esposizioni lorde a dicembre 2019 pubblicate da Banca d’Italia. Nel complesso, quel che si evidenzia per il triennio 2020-22 è un impatto cumulato di circa il 60% sul tasso di insolvenza della clientela rispetto al 2019, secondo una dinamica coerente con lo scenario macroeconomico di Vigilanza di forte rialzo nel 2020, che porta i tassi di insolvenza all’1.7%, seguita da una fase di ripresa che riporta le insolvenze a un livello di poco superiore a quello del 2019. Gli impatti sono più pronunciati per il segmento imprese e per le famiglie residenti nelle aree settentrionali del paese».
Inoltre, nell’analisi di EY la dinamica dei tassi di insolvenza è stata utilizzata per una previsione del costo del rischio legato alle nuove insolvenze per le banche italiane sotto la Vigilanza diretta della BCE, applicando gli impatti alle evidenze pubblicate nelle Disclosures dei bilanci per l’esercizio 2019. Infine, sono stati analizzati gli obiettivi di budget del costo del rischio più recenti dichiarati dai principali gruppi bancari prima dell’emergenza Covid-19, al fine di ipotizzare il potenziale impatto patrimoniale della crisi.
«La stima del costo del rischio di credito complessivo per il triennio 2020-2022 è pari a circa 25 miliardi di euro, in eccesso di circa 8 miliardi di euro rispetto alle proiezioni di budget stimate per il triennio», spiega Monzali, sottolineando come tale previsione costituisca «un ordine di grandezza di riferimento, significativo punto di partenza per stimare e aggiornare nel tempo le stime di impatto della crisi per il sistema bancario.
Da un lato, infatti, la previsione non include il costo dello scivolamento delle esposizioni non soggette a insolvenza verso il c.d. Secondo Stadio previsto dallo Standard contabile IFRS9, che potrebbe influire significativamente sui nuovi accantonamenti del triennio. Al riguardo, va evidenziata la rilevanza delle moratorie Covid-19 e il relativo trattamento suggerito dalle guidelines della European Banking Authority, che consente il trasferimento non automatico delle moratorie “eligible” al Secondo Stadio IFRS9. La stima degli impatti a conto economico e a patrimonio, d’altro canto, non considera né la revisione dei Piani Industriali e quindi del budget per il costo del rischio da parte delle banche, né l’adozione da parte delle banche dei Transitional Arrangements recentemente ridefiniti nel Regolamento CRR, che consente un ammortamento diluito nel tempo degli impatti patrimoniali stessi».
Il prossimo passo? Secondo Monzali, «andrebbe prevista una fase prolungata di monitoraggio degli impatti e consolidamento dei modelli utilizzati almeno per tutto il 2020, al fine di mantenere una stretta disciplina nel calcolo degli accantonamenti e giungere all’appuntamento degli stress test regolamentari previsti per il 2021 con una view forward-looking il più aderente possibile alle peculiari dinamiche evidenziate dalla corrente crisi».
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