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21 Gennaio 2022 / 15:02
La tenacia dell’eccellenza

 
Sicurezza

La tenacia dell’eccellenza

di Arturo Di Corinto - 22 Giugno 2021
«Investire in cybersecurity serve a rendere la nostra economia competitiva». Intervista al presidente di Atlantica, Pierre Levy
Tranquillo, aria bonaria, sempre sorridente, Pierre Levy, omonimo del teorico francese dell’intelligenza collettiva, è presidente e amministratore delegato di Atlantica Digital, azienda attiva da oltre 30 anni nell’ICT e specializzata nella progettazione e gestione di soluzioni digitali. Da diversi anni ha sviluppato una serie di attività nel settore della cybersecurity e attraverso la società controllata Atlantica Cyber Security ha realizzato un Soc (Cyber security operation center) di ultima generazione con una control room futuristica all’interno di un bel palazzo nel cuore di Roma. Atlantica è stata tra i protagonisti di Banche e Sicurezza 2021, l’evento promosso da ABI sui temi della sicurezza fisica, cyberfisica e cibernetica appena concluso. L’abbiamo intervistato.

Presidente Levy, lei è un manager di lungo corso, ma il mondo della connessione globale e dell’informazione permanente hanno cambiato radicalmente le regole di qualsiasi business. Come vi siete attrezzati per affrontarlo? Quali i cambiamenti più rilevanti a cui è andata incontro la società che lei guida?
 

Atlantica è nata quando i personal computer avevano i floppy disk, non esistevano né le mail né Internet per cui girarsi indietro e vedere il passato è davvero impressionante. Abbiamo vissuto tante epoche: quella dei mainframe, dei mini sistemi, dei client-server, il downsizing, i multidominio, la virtualizzazione, il cloud... e anche se probabilmente non abbiamo sfruttato o capito tutte le tendenze, sulle tecnologie scelte abbiamo investito e lavorato sempre con tanta passione e con il massimo impegno.   

Evidentemente siete stati premiati.
 

Devo ammettere che rimanere sul mercato per così tanti anni è stato arduo ma aver partecipato a questa rivoluzione ed aver potuto cavalcare per così tanto tempo questa trasformazione continua è stata una sfida molto entusiasmante che ci ha fatto sentire sempre giovani.

Qual è stata la ricetta del successo?

Atlantica ha sempre ascoltato i clienti con attenzione per capire le loro esigenze al di là della moda del momento ed abbiamo riconfigurato di volta in volta l’organizzazione aziendale in funzione di queste esigenze. L’aver seguito dei processi di qualità e aver investito costantemente nella formazione professionale hanno garantito alti livelli di soddisfazione da parte dei nostri clienti alcuni dei quali sono con noi da trent’anni.

A chi fornite i vostri servizi?

Tradizionalmente collaboriamo con grandi aziende private e organizzazioni pubbliche centrali e locali. Oggi però, e soprattutto per quanto riguarda la nostra offerta di servizi di protezione cyber, oltre a fornire le aziende incluse nel Perimetro di sicurezza cibernetica e che devono rispettare la Direttiva Nis, proponiamo le nostre soluzioni anche a medie e piccole società che sono tipicamente le meno attrezzate per fronteggiare le minacce emergenti come i furti di dati e di identità, i malware, i ransomware o i data breach.

Il tema dei rischi cibernetici in Italia è stato a lungo largamente sottovaluto, sia dal settore pubblico che da quello privato, e siamo in ritardo rispetto ai paesi più avanzati. Voi però vi siete inseriti in maniera tempestiva in questo settore strategico.

L’integrità dei dati e la protezione degli stessi sono sempre stati nel nostro Dna e al centro della nostra attenzione. Progettiamo da tanti anni sistemi informatici ridondati e di alta affidabilità proprio per evitare discontinuità operative e perdite di dati che nella nostra vision sono il vero patrimonio aziendale. Offrire soluzioni all’avanguardia per proteggere i nostri clienti anche dalle nuove minacce cibernetiche è stata l’evoluzione naturale della nostra strategia aziendale. Oggi vediamo un interesse enorme da parte dei clienti alla cybersecurity e sappiamo che per loro è importante sapere di avere un alleato fidato. Proviamo ad essere all’altezza del compito ogni giorno.

Secondo lei si è investito abbastanza in questo settore? E poi qual è secondo lei il contributo che la cybersecurity può fare all’economia del nostro paese? E alla sua sovranità?

Se pensa che per ogni euro speso in soluzioni di cybersecurity ce ne sono sette di danni causati dalle minacce cibernetiche vediamo che il livello degli investimenti da parte delle organizzazioni produttive è ancora insufficiente. Riscontriamo però con piacere che i webinar tematici, gli eventi e le manifestazioni di settore riscuotono una grande adesione da parte del pubblico. Però la strada da fare è ancora tanta e vediamotroppe situazioni in cui si richiede un intervento quando l’attacco e già stato sferrato. A quel punto il danno purtroppo non è sempre totalmente riparabile.

Cosa consiglia di fare allora?

A mio avviso sarebbe necessario attivare una vasta e intensa campagna informativa perché molti operatori di mercato non hanno ancora la piena consapevolezza della minaccia che devono affrontare o delle modalità che devono mettere in atto per affrontarle. Forse su questo punto il governo, le associazioni di categoria e i sindacati potrebbero fare di più  per far capire come la cyber garantisce a tutti noi cittadini la giusta privacy alzando il livello di protezione dei nostri dati e dei nostri impianti produttivi sia dagli attacchi delle organizzazioni criminali che delle organizzazioni di emanazione statale che hanno l’obiettivo proprio di indebolire la nostra sovranità.Voglio essere netto: non ci sono alternative: non è la cybersecurity che contribuisce allo sviluppo della nostra economia ma il mancato investimento nella cybersecurity che impedisce lo sviluppo dell’economia.

Atlantica collabora con altre aziende del settore, anche israeliane. Ecco, il modello israeliano insegna che la creazione di un ecosistema dove collaborano finanziatori privati, università ed organismi governativi, produce innovazione, favorisce l’emergere di talenti e assicura anche ritorni importanti sugli investimenti. É un modello replicabile in Italia?
 

L’Italia e l’Europa scontano un ritardo nello sviluppo e impiego delle tecnologie di cyber difesa che oggi vedono soprattutto Stati Uniti e Israele primeggiare. Non so se il gap accumulato si possa colmare ma sicuramente possiamo giocare un importante ruolo di integratori, ovvero migliorare le soluzioni esistenti con il nostro know how e la nostra creatività.In Atlantica ad esempio abbiamo realizzato, integrando tre tecnologia di tre paesi diversi, una piattaforma software all’avanguardia e probabilmente unica al mondo, in grado di monitorare e proteggere in modalità attiva gli apparati industriali OT (Operational Technology, ndr) e IoT (Internet of things). Certo, oggi il modello israeliano preso come esempio da tanti paesi, a cui spesso ci si riferisce col concetto di Startup Nation, è un modello di sviluppo che fa confluire il mondo accademico, il mondo pubblico e della difesa e il mondo del venture capital in un ecosistema virtuoso creando l’humus vitale per innovare e sviluppare nuove aziende che possono raggiungere in pochi anni quotazioni miliardarie.In Italia ci sono diversi tentativi per replicare questo modello e qualche successo è stato anche ottenuto ma purtroppo siamo ancora bloccati da schemi di old economy che ne rallentano lo sviluppo.

Ci può dire perché?

Capisce bene che se in Italia, per ottenere un contributo pubblico per un progetto d’innovazione ci vogliono mediamente tre anni, quando la pratica di finanziamento sarà completata l’idea innovativa sarà oramai obsoleta o sarà stata già realizzata da qualcun altro. In questo caso la velocità è essenziale anche se può portare a degli insuccessi ma questo è il rischio che dobbiamo affrontare se vogliamo creare dei campioni nazionali. Francamente, in un paese dove si discute da decenni su come semplificare la burocrazia, riformare il farraginoso codice degli appalti, creare dei meccanismi snelli e rapidi che trasformino le idee in tecnologie e in industrie mi sembra molto difficile innovare.

Che augurio vuole rivolgere all’Italia cibernetica?

Vorrei invitare tutti gli organismi nazionali che devono elaborare le politiche della cybersecurity e strategie di difesa di considerare la necessità di creare strumenti di dialogo e la possibilità di scambiare informazioni in tempo reale tra noi difensori perché gli attaccanti si muovono sempre in squadra mentre noi a volte rimaniamo isolati o possiamo agire solo con molto ritardo.
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