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28 Ottobre 2020 / 02:34
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Flessibilità fattore chiave per il post-Covid

 
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Flessibilità fattore chiave per il post-Covid

di Flavio Padovan - 7 Settembre 2020
Pitagora non si è mai fermata durante l’emergenza per continuare a dare risposte a clienti e banche. E per farlo ha ripensato le attività, l’organizzazione, gli ambienti di lavoro e la sicurezza, mantenendo però sempre centrale la tradizionale attenzione per le persone che fa parte del Dna della società. Ad emergere una nuova flessibilità delle procedure e la consapevolezza dell’importanza dell’autogestione, fondamentale nello smart working. Ne parla Benjamin Dafku, Responsabile HR di Pitagora
Nel futuro post Covid c’è spazio per un nuovo modo di intendere il lavoro. Con procedure più snelle, maggiore autogestione delle attività, responsabilità diffusa in tutta l’organizzazione e la vicinanza digitale che sostituisce la co-presenza. Oltra a un miglior rapporto tra tempi di vita e di lavoro. È l’eredità positiva che ci lascia il periodo di drammatica emergenza legato al Covid-19 secondo Benjamin Dafku, Responsabile HR di Pitagora, che abbiamo incontrato per capire gli effetti della pandemia in un settore particolare come quello della Cessione del Quinto.

Quali impatti ha avuto Covid-19 sull’operatività di Pitagora?

Non abbiamo mai interrotto le nostre attività. Anzi, tutta l’area post-vendita ha aumentato sensibilmente il proprio lavoro. La Cessione del Quinto è un prodotto legato allo stipendio o alla pensione, e quindi siamo dovuti intervenire non solo per le moratorie, ma anche per adeguare la rata alla busta paga dei nostri clienti che sono entrati in Cassa integrazione. Pur essendo un evento imprevedibile, Pitagora ha reagito al Covid con tempestività, adottando da subito le soluzioni più opportune per fronteggiare l’emergenza. Soluzioni basate anche su un nuovo modo di intendere il lavoro e di gestirlo da parte dei vertici. Ma sempre mantenendo fermo un nostro principio cardine: l’attenzione alle persone. Le azioni iniziali possono essere definite “di riparo”, volte a pianificare gli step volta per volta. Subito dopo siamo intervenuti per trovare un buon bilanciamento tra business continuity e la volontà di assicurare a tutta la popolazione aziendale le migliori condizioni possibili perché potessero lavorare in un ambiente adeguato, con la strumentazione tecnologica necessaria e in massima sicurezza. Le attività di lavoro da remoto sono state attuate in poco tempo e durante l’apice dell’epidemia, la presenza in sede era limitata ai soli livelli manageriali. L’esperienza è stata giudicata positivamente dai dipendenti, la maggior parte dei quali ha sperimentato lo smart working proprio in questa occasione. E non è un risultato scontato, perché era forte il rischio di sentirsi in isolamento, di non saper gestire le distrazioni e quindi di rendere improduttivo il remote working. In tale fase, è stato fondamentale accompagnare i dipendenti nel cambiamento culturale e promuovere forme di collaborazione. I risultati, anche in termini di fatturato, dimostrano che abbiamo lavorato tutti bene, affrontando con il giusto approccio le sfide che si sono presentate. Come la parte commerciale che è riuscita a portare avanti la propria attività attuando il riconoscimento a distanza anche con target di popolazione, come le persone anziane, poco abituate alla tecnologia.

Quali sono stati gli interventi per garantire, in particolare, la sicurezza?

Garantire salute e sicurezza è stato il nostro primo obiettivo. Nell’immediato abbiamo rafforzato le procedure e i presidi. Inoltre, non appena la pandemia ha raggiunto livelli più critici, è stato deciso di attivare coperture assicurative sanitarie aggiuntive: questo ha dato senso di maggiore protezione e di forte presenza dell’azienda nei confronti dei propri dipendenti e collaboratori. Polizze che, per fortuna, finora non sono state mai state utilizzate, anche per l’efficacia degli interventi che abbiamo realizzato. Tra questi il distanziamento fisico e la maggiore attenzione all’igiene, oltre a sistemi di screening della temperatura corporea, sia a dipendenti sia a visitatori esterni. Le procedure fisiche attuate per il contenimento dei rischi di contagio comprendono anche la sanificazione giornaliera dei locali, regole restrittive per l’accesso e l’uscita dai luoghi comuni, presenza di gel igienizzanti per la mani in vari punti della sede.

Come state affrontando il post lockdown? Quali sono le sfide che dovete affrontare ora?

Innanzitutto, abbiamo deciso di mantenere le disposizioni adottate inizialmente. La salute delle persone che lavorano con noi va tutelata giornalmente, con l’impegno e l’osservanza delle regole da parte di tutti, nessuno escluso. Questo ha portato ad una rimodulazione degli spazi e al ripensamento della co-presenza. Al distanziamento fisico abbiamo risposto con l’avvicinamento tecnologico e sociale. Le riunioni vengono svolte utilizzando gli strumenti messi a disposizione dall’azienda e le attività di formazione proseguono in modalità e-learning. Il periodo di emergenza ci ha insegnato ad essere più flessibili e snelli nelle procedure e ad ascoltare con maggiore attenzione le richieste dei collaboratori.
Nel nostro futuro, vediamo nuovi modelli di comportamento e un nuovo approccio al tema della sicurezza, con una presenza maggiore da parte del medico del lavoro, per garantire la centralità del benessere fisico della persona.
Ci aspettiamo maggiore flessibilità nella gestione delle attività di ciascuno, con un conseguente miglioramento sia dell’apporto di risultati sia di equilibrio tra vita e lavoro. Il nostro desiderio è integrare maggiormente l’attività sociale all’interno dei nostri locali, aumentando l’interazione tra diversi uffici, per fare in modo che si crei una cultura di flessibilità e di bilanciamento tra vita privata e professionale. Grazie anche all’esperienza di smart working, che ha fatto emergere una maggiore consapevolezza nella gestione e autogestione delle proprie attività, siamo indotti a credere che il futuro ci porterà ad un ripensamento della vita lavorativa.
 
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