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01 Luglio 2022 / 04:30
 Finance, le sfide da affrontare nel 2022

 
Credito

Finance, le sfide da affrontare nel 2022

di Flavio Padovan - 23 Dicembre 2021
Digitalizzazione, sostenibilità, platform economy, nuove esigenze dei clienti, impatti regolamentari: al CRIF Finance Meeting più di 50 top manager di banche e assicurazioni si sono confrontati con i grandi cambiamenti che guideranno l’evoluzione del settore finanziario
Ancora un’edizione di successo per il CRIF Finance Meeting, tra gli appuntamenti annuali più importanti del mondo Finance. E non solo per il numero di relatori di alto livello che hanno partecipato all’evento, oltre 50 di cui il 70% manager che ricoprono il ruolo di CEO o direttore generale. Ma anche perché le 13 sessioni in cui si è articolato quest’anno il CRIF Finance Meeting hanno ancora una volta riunito le community del banking, insurance, fintech e insurtech favorendo un confronto e una riflessione sui cambiamenti che guideranno l’evoluzione del settore finanziario.
Nella prima sessione, dedicata all’industria finanziaria e ai meccanismi a supporto del rilancio, si è parlato di iniziative e logiche per la crescita di imprese e famiglie sotto la guida del chairman Andrea Resti, Professore di Economia dei mercati e intermediari finanziari dell’Università Bocconi. Al centro un tema, quello della ripartenza del sistema creditizio dopo la pandemia, affrontato parallelamente a quelle che Resti ha definito “la grande paura”, e cioè il pericolo di un peggioramento degli NPL sui singoli portafogli, e “alla grande opportunità”, ovvero l’utilizzo dei criteri ESG per rinnovare l’economia attraverso il credito.
La sessione è stata anche l’occasione per presentare la ricerca “Consumer ESG Credit”, la prima realizzata in Italia su questi temi con riferimento ai finanziamenti retail, che ha permesso di capire come la trasformazione in atto stia impattando concretamente sulla domanda e l’offerta di credito al consumo. Un’indagine realizzata da CRIF in collaborazione con SDA Bocconi e Assofin, che ha indicato sia la sensibilità verso le tematiche ESG dal lato degli istituti di credito sia dal lato dei consumatori. L’81% delle società intervistate propongono soluzioni di prestito "green" ai propri clienti - ha sottolineato Umberto Filotto, Affiliate Professor of Banking and Insurance di SDA School of Management nel presentare alcune evidenze della ricerca – e l’incidenza del credito a sostegno degli acquisti di prodotti a basso impatto ambientale è in crescita, con una quota che complessivamente passa dal 4% nel 2019 al 7% nel 2020 (Richiedi la ricerca “Consumer ESG Credit)
Della complessità dello scenario si è parlato nella seconda sessione “Il ruolo del mercato finance nel prossimo futuro: le leve del cambiamento per il business sostenibile”. Marco Colombo, Managing Director Finance Italy di CRIF, ha rimarcato la velocità del crollo del PIL legato alla pandemia, ma anche la rapidità della ripresa, delineando un contesto con rapide e improvvise mutazioni in cui è complesso operare. Uno straordinario boost per lo sviluppo potrebbe essere rappresentato dal PNRR, ha detto Colombo, che potrebbe innescare una crescita “double digit” per l’Italia se il sistema Paese riuscisse a sfruttarlo appieno (vedi la videointervista nello Speciale Bancaforte)
Gianfranco Torriero, Vice Direttore Generale ABI, si è soffermato sull’importanza di politiche economiche, fiscali e monetarie che coordinate con politiche regolamentari prudenziali sono riuscite a contrastare gli effetti della pandemia. Per quanto riguarda il settore bancario, è in ripresa nonostante il complesso contesto macro, anche se devono essere affrontate sfide importanti quali redditività, efficienza e sostenibilità.
La remotizzazione del rapporto con la clientela, ha ricordato Silvia Ghielmetti, Direttore Generale CRIF, ha reso le aziende più consapevoli della necessità di diventare “data driven”. Ed è emersa anche la necessità di avere a disposizione dati diversi da quelli tradizionali che fornissero informazioni tempestive sia sull’impatto della pandemia, sia sui segnali di recupero. Esigenza che ha portato CRIF ad arricchire l’offerta con indicatori che integrano, ad esempio, anche la quantità delle transazioni POS effettuate, grazie a un accordo con Mastercard, e delle fatture emesse. Altri due trend che si sono rafforzati nel periodo Covid sono quelli della trasformazione digitale e della creazione di ecosistemi digitali basate su piattaforme. Ambiti che rientrano nelle direzioni di innovazione su cui CRIF sta investendo con la creazione di acceleratori digitali in ambito, tra l’altro, open banking, PSD2, KYC e che non hanno solo l’obiettivo di digitalizzare un processo, ma di modificarlo e renderlo più efficace. Per quanto riguarda le piattaforme, in Italia molte banche, ha detto Ghielmetti, stanno iniziando a ragionare sul concetto di marketplace che rappresenta un primo passo di un’offerta di servizi non solo finanziari pronta a trasformarsi in customer journey tematici quali casa, cybersecurity, crescita del business. Ma per questo, ha aggiunto Ghielmetti, è necessario che entrino in banca competenze nuove, come quelle di marketing digitale ed e-commerce.
Trasformazione digitale, platform economy e impatti sui modelli di business sono stati al centro della sessione moderata da Luca D’Amico, Direttore Generale CRIF Ratings e Senior Director of Large Accounts di CRIF. Il focus è stato l’evoluzione dell’area Operation. Infatti, ha ricordato D’Amico, se i progetti di digital transformation si sono focalizzati fino al 2018 principalmente sul front end, oggi le banche retail italiane puntano maggiormente sul ridisegno e sulla digitalizzazione dei processi di back-end, che assorbiranno nei prossimi anni il 60% degli investimenti come emerge nei piani industriali presentati. Un’inversione, rispetto al recente passato, che ha come obiettivo rendere sostenibile l’evoluzione fatta sul front-end e ridurre i costi operativi in modo mirato, migliorando l’esperienza cliente.
Molto interessanti i dati presentati da Antonio Deledda, Senior Director, Credit Bureau Solutions & Analytics di CRIF, nella sessione “Focus on – Dall’open banking verso l’open finance: i customer journey sono partiti?”, che permettono di fare il punto sull’evoluzione di questa trasformazione del business in Italia. Dalle ricerche provenienti dall’ecosistema di Osservatori CRIF, emerge, tra l’altro, che in media circa il 40% dei clienti privati ingaggiati nei processi di PSD2 attiva fornisce il consenso all’utilizzo dei propri dati di conto corrente, percentuale che supera il 56% per i player finanziari più attivi e performanti che puntano sull’informazione ed educazione, spiegando al meglio i vantaggi che ne derivano. I clienti di questi ultimi nel 28.1% dei casi completano il processo consentendo realmente l’accesso al proprio conto (Richiedi il CRIF Exclusive White Paper su Open Banking e Open Finance).
Tra i temi al centro dell’edizione 2021 del CRIF Finance Meeting non poteva certo mancare la sostenibilità. A parlarne, tra gli altri, Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, chairman della sessione “Digitalizzazione e sostenibilità: come cambia il rapporto con il credito fra famiglie e imprese”, che ha descritto i continui cambiamenti di scenario che l’industria del credito si trova ad affrontare. In particolare, ha ricordato Capecchi, la crescita dell’attitudine digitale di famiglie e imprese, la diffusione dell’open banking, l’impatto del paradigma ESG, con il 40% delle imprese che ha avviato il percorso per la transizione green.
Altri dati sui trend legati alla sostenibilità sono stati presentati da Marco Macellari, Director Process & Risk Advisory – Transformation Services di CRIF, nel “Focus on – ESG driven, come guidare la ripresa sostenibile”. Durante la sessione sono state condivise evidenze dell’osservatorio di mercato di CRIF e le direzioni progettuali per intraprendere nuove strade verso uno sviluppo sostenibile. Per un italiano su 4 - ha evidenziato Macellari - è prioritario promuovere azioni per combattere il cambiamento climatico, e 6 imprese su 10 ritengono che la sostenibilità abbia un ruolo centrale nel proprio piano di sviluppo (Richiedi il White Paper “PNRR & ESG: dalle sigle agli impatti sul business presentato durante la sessione).
Attenzione concentrata sulle PMI nella sessione internazionale CRIF – Forrester “The future bank: value added services for SMEs”. Ad emergere è come un numero crescente di player finanziari stia evolvendo il proprio modello di offerta per rispondere alle esigenze delle piccole e medie imprese, fornendo sempre più servizi a valore aggiunto accanto a quelli tradizionali del banking. Un esempio è rappresentato dai servizi di financial management, abilitati dall’open banking, che consentono da un lato di soddisfare le esigenze delle imprese di ottimizzazione della gestione finanziaria, dall’altro di far crescer la profittabilità di questo segmento.
Per Elena Mazzotti, Chief Client Innovation & Strategy di CRIF, la sostenibilità è uno dei tre pilastri e acceleratori del concetto di innovazione, insieme alla digitalizzazione e alla centralità del capitale umano. Pilastri che per questo sono alla base anche degli interventi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Ne ha parlato nella sessione “Il valore dell’innovability, human centricity e il nuovo ruolo dei player finanziari”, che ha confermato un ritardo del nostro Paese nell’innovazione: nel 2021 l’Italia è posizionata al 29° posto al mondo ed è 18a tra le 39 economie europee.
Comunque, secondo i risultati delle indagini del gruppo, il 38% delle imprese italiane sta lavorando in modo virtuoso e ha un CRIF Innovation Index alto. Innovazione che sta impattando in modo significativo anche sul capitale umano, innescando un cambio di paradigma e la richiesta di nuovi profili. Tra l’altro il 25% in più delle imprese Ue dichiara di voler inserire all’interno della propria organizzazione dei responsabili della sostenibilità.
Sempre in tema banking, il CRIF Finance Meeting è stato aperto e chiuso da due sessioni della CRIF Digital Hall, il nuovo format di educational networking di CRIF Academy. La prima, “L’approccio forward looking nei processi di origination e monitoring: dalla gestione re-active a quella pro-active”, è stata moderata da David Pieragostini, Director Business Development & Software Solutions di CRIF, che si è soffermato sull’importanza dell’analisi predittiva della controparte e della sua affidabilità. L’altra sessione, che ha chiuso la Digital Week, ha avuto come titolo “Gli effetti del calendar provisioning e quelli della gestione degli Npe: quali scenari e strategie per gestire i crediti deteriorati”, ed è stata moderata da Alberto Sondri, Executive Director di CRIBIS Credit Management.
Con protagonisti come speaker la presidente dell’Ania, Maria Bianca Farina, e amministratori delegati e direttori generali delle principali compagnie italiane, il CRIF Finance Meeting ha dedicato grande attenzione anche al mondo delle assicurazioni, con tre sessioni dedicate al settore moderate da Giuseppe Dosi, Head of Insurance CRIF: “Assicurare la ripresa. Ruolo e aspirazioni del settore assicurativo nel mondo che verrà”, “Assicurazioni: nuovi rischi e nuove sfide per le imprese” e “Insurance to the next level: dati e AI per innovare il core business”.
Ad emergere è un settore assicurativo che ha mostrato importanti segnali di resilienza alla crisi pandemica, con una redditività 2020 tra le migliori degli ultimi cinque anni e in linea con quella del 2019. Risultati anche legati, nel ramo Danni Auto, alla mobilità fortemente limitata dal lockdown, e negli altri rami dalla modesta diffusione nel nostro Paese di coperture per Salute, Business Interruption ed eventi vita.
E proprio la sottoassicurazione è una delle sfide che attendono il settore, ha ricordato Dosi, con un’incidenza dei premi (escluso auto) sul PIL pari all’1,1% contro il 2,8% della media europea. Un gap che resiste da decenni, senza sensibili cambiamenti. Altre sfide riguardano l’ambito Salute, dove solo l’11% della spesa dei privati è intermediato da coperture assicurative e fondi (la media europea è del 42%), i rischi climatici (nel 2021 sono aumentati del 21% gli eventi climatici estremi), il Cyber risk (negli ultimi 3 anni gli attacchi sono aumentati del 61% e solo il 9% delle imprese ha attivato una copertura assicurativa) e i nuovi modelli di consumo, con il boom dell’e-commerce e della new mobility. Il tutto, ha sottolineato Dosi, all’interno di una transizione alla sostenibilità che cambierà profondamente le nostre vite e il modo di fare business, e a un’accelerazione crescente legata alle nuove tecnologie, tra cui connettività 5G, infrastrutture distribuite, Big Data e intelligenza artificiale.
Da un’analisi Nomisma-CRIF, emerge che gli italiani sono pronti al digital anche nel mondo assicurativo: il 59% preferisce informarsi online, il 58% sarebbe disponibile a condividere maggiori informazioni personali in cambio di sconti sulle polizze, il 48% acquista o acquisterebbe polizze online.
Intenzioni che spesso però – fa notare Dosi – sono frenate dall’operatività media dell’offerta in Italia. Nel nostro Paese sono ancora modesti gli investimenti in insurtech: 110 milioni di euro negli ultimi 18 mesi a fronte dei 2,8 miliardi spesi in Uk e dei 2,2 miliardi della Francia. E con una spesa mondiale che solo nei primi mesi del 2021 è salita a 10 miliardi di dollari. Una cautela, quella italiana, forse dovuta a una riflessione ancora in corso su come riuscire a integrare l’innovazione all’interno del proprio modello di business, ma che, se non verrà rapidamente superata, potrebbe rendere il settore assicurativo tra quelli più esposti a una disruption futura.
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