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11 Settembre 2026 / 10:30
Pagamenti, l’Italia ha cambiato passo

 
Pagamenti

Pagamenti, l’Italia ha cambiato passo

di Flavio Padovan - 11 Settembre 2026
Nel periodo 2018-2025 gli strumenti diversi dal contante sono più che raddoppiati. Carte, mobile, instant payment e PA digitale ridisegnano l'uso quotidiano del denaro, mentre il contante mantiene un ruolo nei comportamenti e nell'accessibilità dei territori. L'evoluzione delle abitudini degli italiani nell'analisi "Gli strumenti di pagamento utilizzati dalla clientela" della Banca d'Italia
Nel 2025 le operazioni effettuate in Italia con strumenti alternativi al contante hanno superato quota 16 miliardi. È il numero da cui partire per leggere la nota della Banca d'Italia Gli strumenti di pagamento utilizzati dalla clientela, pubblicata nella sezione Metodi e fonti: approfondimenti della collana Statistiche. Un lavoro che ricostruisce l'evoluzione dei pagamenti al dettaglio tra il 2018 e il 2025 e consente di osservare che cosa è rimasto dell'accelerazione impressa dalla pandemia e che cosa invece appartiene ormai alla normalità.
A emergere è che il cambiamento si è consolidato. Le carte sono diventate la principale infrastruttura dei pagamenti non cash. Il contactless è la modalità ordinaria al punto vendita. I pagamenti da remoto continuano a crescere. I bonifici hanno quasi raddoppiato il numero di operazioni in sette anni e quelli istantanei hanno trovato nel 2025 un passaggio regolamentare decisivo. L'open banking aumenta le interazioni tra banche, terze parti e clienti. La pubblica amministrazione regola ormai la grande maggioranza dei pagamenti attraverso canali digitali.
Sarebbe però una lettura superficiale ridurre tutto alla vecchia opposizione tra contante e digitale. La Banca d'Italia evita questa scorciatoia. Il contante perde terreno in alcune dimensioni, in particolare nei prelievi, ma non sparisce dalle abitudini dei cittadini. L'indagine SPACE della BCE, richiamata nella nota e riferita al 2024, indicava ancora una quota di transazioni in contanti nei punti vendita pari al 61 per cento in termini di numero. Inoltre, l'accesso al contante resta un tema di servizio e di inclusione, soprattutto nelle aree meno dense.
La vera notizia è che l'Italia dei pagamenti sta diventando più articolata. Non sostituisce uno strumento con un altro. Aggiunge canali, aumenta la frequenza d'uso, diversifica i comportamenti, sposta molte operazioni su esperienze sempre meno visibili nella loro complessità tecnica. Dietro un gesto rapido - avvicinare una carta, usare un telefono, inviare un bonifico in tempo reale - cresce il peso dell'infrastruttura: autenticazione, sicurezza, dati, interoperabilità, prevenzione delle frodi, qualità dell'accettazione, resilienza operativa.

La carta diventa abitudine quotidiana

Il motore della crescita resta la carta. Nel 2025 le carte di pagamento rappresentavano circa il 75 per cento del totale delle operazioni non in contante, mentre nel 2018 erano il 63 per cento. Lo spostamento è consistente e racconta un passaggio ormai compiuto nei pagamenti retail.
Tra il 2022 e il 2025 le operazioni con carta al POS sono salite da circa 6 miliardi a oltre 10 miliardi, con un tasso medio annuo di crescita del 15,7 per cento. La dinamica più forte non arriva dalle carte di credito, ma da carte di debito e prepagate. Le prime crescono in media del 17,1 per cento l'anno, le seconde del 15,1 per cento. Le carte di credito avanzano del 9,1 per cento.
Anche la fotografia del 2025 è istruttiva. Le operazioni al POS con carte di debito valgono il 71,2 per cento del totale. Le prepagate si collocano al 17,4 per cento. Le carte di credito all'11,6 per cento. In altri termini, la carta non è più associata soltanto a un consumo differito o a esigenze specifiche di credito, ma è diventata lo strumento più familiare per regolare acquisti ordinari, importi contenuti, pagamenti ricorrenti e transazioni del commercio fisico.
La stessa trasformazione si vede online. I pagamenti con carta da remoto, riconducibili all'e-commerce, passano da circa 1,7 miliardi di operazioni nel 2022 a oltre 2,7 miliardi nel 2025. Il tasso medio annuo è del 15,9 per cento. Nel 2025 queste operazioni rappresentano il 21,7 per cento del complesso dei pagamenti con carta.
Qui il dato più interessante riguarda le carte di debito. Dal 2022 le operazioni da remoto con questo strumento crescono a un ritmo medio annuo superiore al 33 per cento. Nel 2025, tra i pagamenti da remoto, le prepagate pesano per il 42 per cento, le carte di debito per il 31 per cento, le carte di credito per il 27 per cento. Il canale digitale ha quindi cambiato anche la geografia interna degli strumenti. La prepagata conserva una funzione importante negli acquisti online; la carta di debito entra con forza in un territorio che per lungo tempo è stato più vicino alle carte di credito.
Per banche, circuiti, acquirer, esercenti e fornitori tecnologici il segnale è chiaro. La crescita non riguarda solo il volume delle operazioni, riguarda la qualità dell'esperienza. Il cliente vuole pagare ovunque con lo strumento che ha già in mano, fisico o digitale. Vuole farlo in pochi secondi. Si aspetta che autenticazione e sicurezza non appesantiscano il percorso. E, quando qualcosa non funziona, attribuisce il problema all'intera catena del servizio, non al singolo anello tecnico.

Il POS cambia volto

Nel punto vendita fisico, la carta viene usata sempre meno come oggetto da inserire nel terminale. Nel 2025 la quota di pagamenti al POS effettuata in modalità contactless raggiunge l'88 per cento. I pagamenti tramite dispositivi mobile rappresentano il 24 per cento delle transazioni al punto vendita.
È un cambiamento più profondo di quanto possa sembrare. Il pagamento diventa gesto. La carta resta spesso sullo sfondo, sostituita da una credenziale tokenizzata dentro lo smartphone o un altro dispositivo. L'utente vede una conferma sullo schermo; dietro ci sono standard, reti, controlli antifrode, sistemi di autorizzazione, regole di sicurezza, gestione dei dati.
Da qui derivano almeno tre conseguenze industriali.
La prima riguarda l'accettazione. Se il contactless è la norma, la qualità della rete POS diventa decisiva anche per i piccoli importi. Ogni attrito pesa di più, perché l'abitudine alla rapidità abbassa la tolleranza verso errori, lentezze e rifiuti non spiegati.
La seconda riguarda la sicurezza. Più il pagamento appare semplice, più la complessità deve essere assorbita dall'infrastruttura. Non basta che la transazione vada a buon fine. Deve essere riconosciuta, autorizzata, protetta, tracciata e gestita con una logica di rischio sempre più sofisticata.
La terza riguarda il controllo della relazione. Wallet, app bancarie, soluzioni di accettazione e piattaforme di pagamento incidono sul modo in cui il cliente percepisce il servizio. Chi governa l'esperienza può diventare il vero punto di contatto, anche quando il pagamento si appoggia su infrastrutture condivise.

Il bonifico entra nella stagione dell'istantaneità

La carta domina per numero di operazioni, ma il bonifico resta essenziale per la struttura dei pagamenti al dettaglio. Nel 2025 è il secondo strumento per numero di operazioni. Tra il 2018 e il 2025 i bonifici sono quasi raddoppiati: da circa 970 milioni a oltre 1,8 miliardi, con un tasso medio annuo del 9,7 per cento.
La funzione economica è diversa da quella delle carte. Il bonifico serve a trasferire denaro anche per importi medi o elevati tra persone, imprese e altri soggetti. Entra nei rapporti commerciali, nelle relazioni tra privati, nei pagamenti pubblici, nella gestione della liquidità, nelle catene amministrative di imprese e istituzioni.
Anche qui la digitalizzazione del canale è ormai prevalente. Nel 2025 oltre l'85 per cento dei bonifici risultava disposto tramite internet banking, mobile banking o altri servizi telematici. Lo sportello, compresa la disposizione tramite ATM fisico, è residuale e continua a ridursi.
Il dato va letto insieme alla trasformazione della relazione bancaria. Per molti clienti il canale digitale non è più un'alternativa allo sportello. È il modo normale di operare. La banca entra nella quotidianità attraverso l'app, l'home banking, le notifiche, le autorizzazioni, la disponibilità immediata delle informazioni. La relazione non si indebolisce per forza; cambia luogo e frequenza.
Il punto più sensibile, nella traiettoria dei bonifici, è però l'istantaneità. Tra i bonifici disposti tramite schemi europei SEPA, quelli istantanei sono cresciuti rapidamente, pur restando non prevalenti. Nel 2025 raggiungono circa 298 milioni di operazioni e una quota del 24 per cento.
Il salto del 2025 è legato anche al nuovo quadro europeo. Il Regolamento UE 2024/886, l'Instant Payment Regulation, ha introdotto obblighi per rendere i pagamenti in tempo reale uno strumento di uso comune. Dal 9 gennaio 2025 i prestatori di servizi di pagamento che offrono ai clienti l'invio e la ricezione di bonifici ordinari in euro devono rendere disponibili i servizi corrispondenti anche in modalità istantanea. Le commissioni applicate ai bonifici istantanei non possono essere superiori a quelle previste per i bonifici non istantanei equivalenti.
La velocità, da sola, non spiega il fenomeno. L'instant payment cambia le aspettative di cittadini e imprese. Modifica la gestione degli incassi. Può rendere più efficiente la tesoreria aziendale. Incide sui pagamenti tra privati, sull'e-commerce, sui rapporti tra fornitori e clienti, sulle relazioni con la pubblica amministrazione.
Porta però anche una maggiore pressione sui controlli. Quando il denaro si muove in pochi secondi, si restringe il tempo disponibile per intercettare errori, frodi e comportamenti anomali. La crescita dei bonifici istantanei chiama quindi in causa la verifica del beneficiario, i sistemi antifrode, la qualità dei dati, l'educazione degli utenti, le procedure di contestazione, la cooperazione tra operatori. L'istantaneità non è soltanto un miglioramento del servizio. È un nuovo standard operativo.

Open banking: molte connessioni, meno pagamenti

La nota della Banca d'Italia dedica attenzione anche all'open banking. I numeri mostrano un'espansione rapida, ma non omogenea. Tra il 2022 e il 2025 le chiamate API effettuate dai prestatori di servizi di disposizione di ordini di pagamento, i PISP, passano da circa 29 a 196 milioni. Quelle dei prestatori di servizi di informazione sui conti, gli AISP, aumentano da 236 a 652 milioni.
Le operazioni dispositive tramite PISP crescono anch'esse, ma restano su dimensioni molto più contenute: circa 1,8 milioni nel 2025, rispetto a 1,1 milioni nel 2022.
La distanza tra chiamate API e pagamenti effettivamente disposti dice molto. L'open banking è già un'infrastruttura di connessione. Abilita accesso alle informazioni, servizi di account aggregation, riconciliazione, analisi dei movimenti, integrazione tra piattaforme. Nei pagamenti dispositivi, invece, l'adozione procede con maggiore cautela.
Per gli operatori non è un dettaglio. Il valore dell'open banking non va misurato solo dal numero di pagamenti avviati da terze parti. Va misurato anche nella capacità di costruire servizi attorno al conto: gestione finanziaria, scoring, verifica, budgeting, incasso, accounting, onboarding, controllo del rischio. È qui che la PSD2 ha aperto un campo che PSD3, PSR e open finance potranno allargare ulteriormente.
La domanda, per banche e fintech, diventa molto concreta. Come trasformare l'accesso autorizzato ai dati in servizi utili, sicuri e sostenibili? Come evitare che la complessità regolamentare si traduca in esperienze povere? Come costruire modelli di collaborazione che non riducano la banca a un semplice fornitore di infrastruttura?

Il contante non scompare. L'ATM resta centrale

La crescita del digitale convive con una presenza ancora rilevante del contante. La nota lo mostra distinguendo due piani che spesso vengono confusi: l'uso del contante nei pagamenti e l'accesso al contante sul territorio.
Quanto ai prelievi, il ridimensionamento è evidente. Tra il 2018 e il 2025 il numero di operazioni scende da circa 1,4 miliardi a poco più di 1,2 miliardi. Il calo si concentra nel 2020, quando i prelievi arrivano a circa 1,1 miliardi per effetto delle restrizioni alla mobilità e del cambiamento nelle abitudini di consumo. Negli anni successivi i livelli restano inferiori a quelli precedenti la pandemia.
L'ATM conserva però un ruolo centrale. Nel 2025 oltre l'88 per cento dei prelievi complessivi avviene tramite ATM. Le modalità alternative, come il prelievo al POS presso supermercati, tabaccherie o negozi di prossimità, crescono ma restano marginali: lo 0,3 per cento del totale.
La rete di offerta si è ridotta. Rispetto al 2008, anno di massima espansione degli sportelli, le filiali bancarie sono passate da circa 34.000 a poco più di 19.000 nel 2025: oltre il 40 per cento in meno. Nello stesso periodo gli ATM bancari sono diminuiti di circa un quinto. La nota richiama più fattori: consolidamento del settore bancario, innovazione tecnologica, costi relativi al mantenimento dei servizi di distribuzione del contante.
La riduzione della rete non produce, nella media nazionale, un'emergenza di accessibilità. Alla fine del 2025 circa il 98 per cento della popolazione italiana risiedeva entro 5 chilometri da un punto di accesso al contante. La quota saliva al 99,7 per cento entro 10 chilometri e si avvicinava alla totalità entro 15 chilometri. La distanza stradale media dal punto più vicino, ponderata per la popolazione, era pari a 1,2 chilometri. Il tempo medio in auto era di circa 2,3 minuti.
Le medie, però, non bastano. In 17 regioni più del 95 per cento della popolazione vive entro 5 chilometri da un punto di accesso e quasi tutte superano il 99 per cento entro 10 chilometri. Sui raggi più brevi emergono differenze maggiori. In Lombardia e Puglia circa il 70 per cento della popolazione risiede entro un chilometro da un punto di accesso; in Valle d'Aosta e Umbria la quota scende sotto il 50 per cento. La distanza media va da poco meno di un chilometro in Lombardia a 1,9 chilometri in Valle d'Aosta.
Il fattore che spiega molte differenze è la densità abitativa. Nelle aree urbane, con oltre 5.000 abitanti per chilometro quadrato, quasi tutta la popolazione risiede entro 5 chilometri da un punto di accesso. Nelle aree rurali, fino a 300 abitanti per chilometro quadrato, la quota scende all'88 per cento. La distanza minima quasi quadruplica, da 1,3 a 5 chilometri, passando dalle zone più dense a quelle meno popolate.
È qui che il tema del contante diventa meno ideologico e più operativo. Non si tratta di difendere o superare uno strumento in astratto. Si tratta di garantire continuità di servizio in un mercato che cambia, tenendo insieme efficienza, innovazione, inclusione e libertà di scelta. Per una parte della popolazione, soprattutto anziana o meno digitalizzata, la disponibilità di contante resta una componente della relazione con i servizi finanziari. Per i territori meno densi, l'accessibilità non può essere misurata solo su base nazionale.

La geografia della transizione

I pagamenti digitali crescono ovunque, ma non allo stesso modo. Tra il 2020 e il 2025 il numero di operazioni pro capite con strumenti alternativi al contante aumenta in tutte le macroaree. La crescita va dall'88% del Centro al 121% del Mezzogiorno. Proprio il ritmo più sostenuto del Sud e delle Isole contribuisce ad accorciare le distanze.
Nel 2025 l'uso degli strumenti elettronici resta comunque più frequente nelle regioni del Nord e del Centro, in particolare Lombardia e Lazio, rispetto alle regioni meridionali. La Banca d'Italia collega queste differenze a fattori economici, produttivi, infrastrutturali e socio-demografici: sviluppo dei territori, struttura delle attività economiche, disponibilità di servizi di pagamento, composizione della popolazione.
La convergenza esiste, ma non cancella il rapporto tra pagamenti digitali e condizioni locali. Dove ci sono più imprese, più turismo, più servizi, più reddito disponibile, più accettazione e più abitudine all'uso dei canali digitali, la frequenza dei pagamenti elettronici tende a essere più elevata. Dove questi elementi sono meno presenti, la crescita può essere rapida ma il livello resta più basso.
Da questo punto di vista i dati dell'utilizzo delle carte al POS posso fornire un'utile esempio. Tra il 2022 e il 2025 le operazioni pro capite aumentano di circa il 55% nel Centro-Sud. Nel 2025 si registrano 194 operazioni pro capite al POS nel Centro, anche per il peso del Lazio; 179 nel Nord Ovest; 172 nel Nord Est; 124 nel Mezzogiorno. La distanza è ancora visibile. Ma la traiettoria mostra che l'adozione non è più confinata alle aree tradizionalmente più digitalizzate.
Conta anche quanto vengono utilizzati i terminali. Nel 2025 il numero medio di operazioni per POS supera le 3.000 unità annue in Lombardia, Lazio e Sardegna. Nelle altre aree si colloca tra 2.000 e 3.000. La nota lega queste differenze alla diffusione e all'utilizzo dei pagamenti elettronici, ma anche alle caratteristiche economiche dei territori, comprese la specializzazione produttiva e la presenza di flussi turistici.
Non basta quindi contare i POS. Bisogna guardare alla densità di utilizzo. Un terminale disponibile ma poco usato racconta un mercato diverso da un terminale inserito in un contesto ad alta frequenza di pagamento elettronico. Per politiche pubbliche, banche e operatori, la diffusione dell'accettazione resta importante; la vera misura della maturità è però l'uso.
Anche i bonifici presentano divari territoriali. Nel 2025 il Mezzogiorno si attesta su 18 operazioni pro capite. Il Nord Est, valore più elevato, arriva a 30. La crescita più sostenuta delle regioni meridionali tra il 2022 e il 2025, pari al 35 per cento, riduce il divario. I livelli più alti in Lazio e Lombardia riflettono anche la maggiore concentrazione di imprese e pubbliche amministrazioni, che usano ampiamente il bonifico.

La PA mostra dove il digitale è già ordinario

La terza parte della nota guarda ai pagamenti pubblici. Qui la digitalizzazione è molto avanzata e il bonifico domina con nettezza.
La Tesoreria statale gestisce i pagamenti e gli incassi dello Stato, delle Agenzie fiscali e, per alcune prestazioni, dell'INPS. Tra il 2022 e il 2025 i pagamenti gestiti dalla Tesoreria crescono sia per numero di operazioni sia per volumi regolati. Le operazioni passano da circa 131 a circa 146 milioni. Gli importi da circa 2.132 a 2.464 miliardi di euro.
Per numero di operazioni, i bonifici esterni alla Tesoreria rappresentano quasi tutto il flusso. La crescita riflette soprattutto l'introduzione dell'Assegno unico e universale, avviato nel 2022 e arrivato a pieno regime nel 2023. In termini di importi, i bonifici restano predominanti, ma la quota maggiore è costituita dai bonifici interni. Gli altri strumenti hanno un peso marginale. La possibilità per le amministrazioni statali di usare l'assegno, introdotta nel 2025 con l'avvio di Re.Tes., resta limitata.
Gli incassi della Tesoreria statale avvengono esclusivamente tramite bonifici. Tra il 2022 e il 2025 il numero delle operazioni passa da circa 4,7 milioni a oltre 6 milioni. Gli importi incassati salgono da 2.424 a circa 2.723 miliardi di euro. Anche in questo caso la quota prevalente riguarda i bonifici interni, mentre quelli esterni rappresentano una componente significativa.
Per le Amministrazioni locali, i dati trasmessi dagli enti aderenti a SIOPE+ confermano lo stesso orientamento. Il bonifico è il principale strumento di regolamento dei pagamenti, sia per numero sia per valore. Assegni e contanti sono residuali: 4,4% in termini di operazioni e 0,1% in termini di importi.
Se si considerano i pagamenti delle Amministrazioni locali verso l'economia, escludendo quindi quelli verso la Tesoreria statale, nel 2025 la quota regolata tramite bonifico è pari al 93% in termini di numero di operazioni. La percentuale è elevata in tutte le regioni, con un intervallo di variazione contenuto. Qui la convergenza territoriale è molto più forte che nel mercato retail.
La PA offre una lezione utile anche per il settore privato. Quando regole, infrastrutture e processi spingono verso il digitale, il bonifico diventa canale ordinario. Il tema si sposta allora sulla qualità end-to-end: riconciliazione, tempi, interoperabilità, dati, gestione degli errori, integrazione con i sistemi gestionali, trasparenza verso cittadini e imprese.

Tre messaggi per il mercato

Dalla nota della Banca d'Italia emergono tre indicazioni di fondo.
La prima riguarda la scala. La digitalizzazione dei pagamenti in Italia non è più episodica. Gli strumenti alternativi al contante hanno superato una dimensione che cambia l'economia quotidiana. Le carte trainano i pagamenti retail; i bonifici digitali accompagnano trasferimenti di importo e finalità differenti; i canali mobili e remoti diventano abituali.
La seconda riguarda la velocità diseguale della transizione. Alcune parti del mercato corrono. Il contactless è già maggioritario in modo schiacciante. I bonifici istantanei entrano nella fase di diffusione più ampia. Le API dell'open banking crescono rapidamente. Altre componenti si muovono più lentamente: i pagamenti dispositivi tramite PISP restano contenuti; i divari territoriali non sono scomparsi; il contante conserva una funzione rilevante per molti cittadini.
La terza riguarda la competizione. In un mercato più digitale, il vantaggio non si gioca soltanto sulla disponibilità dello strumento. Si gioca sulla capacità di offrire semplicità, sicurezza, continuità, integrazione e fiducia. La transazione diventa più rapida e meno visibile; l'infrastruttura che la sostiene diventa più importante.
Per il settore bancario la sfida è duplice. Da un lato accompagnare l'adozione degli strumenti digitali, continuando a investire in tecnologia, sicurezza, educazione e qualità dell'esperienza. Dall'altro preservare accessibilità e inclusione, evitando che la velocità della trasformazione lasci indietro territori o segmenti di clientela. Digitale e contante non vanno trattati come due campi nemici. Sono parti di un equilibrio in movimento, che va governato con attenzione industriale e responsabilità sociale.
È questo il passaggio più interessante della nota. I pagamenti sono una statistica, ma sono anche un indicatore della fiducia con cui cittadini, imprese e amministrazioni usano le infrastrutture del Paese. Ogni carta contactless, ogni bonifico istantaneo, ogni chiamata API, ogni pagamento pubblico digitalizzato racconta un pezzo di questa trasformazione.
La prossima fase sarà ancora più impegnativa. L'evoluzione regolamentare europea, l'euro digitale, l'intelligenza artificiale applicata ai pagamenti e alla prevenzione delle frodi, la crescita dei wallet, le nuove funzionalità richieste dai merchant, l'esigenza di esperienze più semplici per cittadini e nuove generazioni, l'integrazione dei servizi per le imprese e la domanda di sicurezza cambieranno ancora il perimetro del mercato.
Sono temi che torneranno al centro del prossimo Salone dei Pagamenti, in programma a Milano dal 24 al 26 novembre 2026. Un evento in cui la lettura dei dati potrà saldarsi con il confronto tra banche, circuiti, fintech, imprese, istituzioni, pubblica amministrazione, studenti e cittadini. Perché il futuro dei pagamenti non dipenderà solo da quante transazioni saranno digitali. Dipenderà dalla qualità delle infrastrutture, dalla protezione dei dati, dalla capacità di includere pubblici diversi e dalla fiducia con cui ogni pagamento verrà eseguito.
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