IT-Wallet, Intesa è il primo verificatore privato nella sperimentazione
di Flavio Padovan
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9 Settembre 2026
La società di Havant Group entra nel nuovo ecosistema come Relying Party e apre alle imprese la possibilità di testare casi d'uso reali. Per banche e PSP il tema è già operativo: entro fine 2027 il Wallet europeo dovrà entrare nei processi di autenticazione previsti da eIDAS2
IT-Wallet comincia ad aprirsi ai privati anche sul lato della verifica. Intesa, società di Havant Group specializzata nei servizi fiduciari e nella trasformazione digitale, è entrata nella sperimentazione come Verificatore di Attestati Elettronici e risulta, ad oggi, il primo soggetto privato presente con questo ruolo nella sezione speciale del registro. Gli altri verificatori sono IPZS e amministrazioni pubbliche.
La definizione può sembrare tecnica, ma il ruolo è molto concreto. Il Verificatore è il soggetto che riceve dal wallet i dati di identificazione o gli attributi dell'utente e li utilizza per fornire un servizio. In termini eIDAS, è la Relying Party: la banca che deve identificare un cliente, l'operatore che deve verificarne l'età o la residenza, il soggetto che deve accertare il possesso di un titolo senza chiedere nuovamente documenti già attestati da una fonte affidabile.
Per il settore bancario è qui che IT-Wallet smette di essere un progetto di identità digitale e comincia a toccare i processi.
Le Linee guida approvate con il decreto del 17 giugno 2026 hanno definito l'architettura della sperimentazione e istituito il registro IT-Wallet. IPZS ne gestisce l'infrastruttura tecnologica, mentre AgID dispone la registrazione dei soggetti. Il decreto prevede espressamente che alla fase sperimentale possano partecipare volontariamente anche operatori privati in possesso dei requisiti tecnici e organizzativi previsti.
Intesa vi partecipa dal 9 luglio. La società porta un'esperienza maturata come Qualified Trust Service Provider e nei programmi europei dedicati all'European Digital Identity Wallet, prima con POTENTIAL e oggi con WE BUILD. Gestire il ruolo di Verificatore significa infatti molto più che collegare un'API: entrano in gioco chiavi crittografiche, certificati, trust anchor, verifica delle credenziali e aggiornamento continuo rispetto ai profili tecnici della federazione.
È su questo terreno che la sperimentazione assume valore per banche e intermediari.
Il 2027 è più vicino di quanto sembri
L'articolo 5f di eIDAS2 stabilisce che i soggetti privati che, per legge o per obbligo contrattuale, devono utilizzare autenticazione forte per l'identificazione online - tra i settori indicati ci sono espressamente banking e servizi finanziari - dovranno accettare l'European Digital Identity Wallet quando il cliente chiederà di utilizzarlo. La scadenza è fissata entro 36 mesi dall'entrata in vigore dei relativi atti di esecuzione; il calendario europeo porta al 24 dicembre 2027.
Mancano poco più di quindici mesi. Per un grande intermediario non sono molti, soprattutto perché l'adeguamento non riguarda soltanto il front end.
«Da qui a quella data restano meno di 16 mesi, che sono pochissimi per capire quali attributi sono effettivamente disponibili e con quale livello di garanzia, come cambierà il flusso utente, quali passaggi dei processi interni di verifica diventeranno superflui e quali andranno riscritti», osserva Simone Baldini, Head of Business Compliance di Intesa. «La domanda utile oggi non è se aderire, ma quando cominciare a provare».
La frase coglie il punto. Il Wallet può ridurre alcuni passaggi dell'onboarding perché permette all'utente di presentare dati e attestazioni già verificati alla fonte. Ma proprio per questo costringe a ridefinire chi verifica cosa, quali informazioni vengono realmente richieste, per quanto tempo vengono conservate e con quale livello di affidabilità vengono accettate.
Non basta quindi aggiungere IT-Wallet tra i metodi di identificazione disponibili.
Se, per esempio, la residenza arriva sotto forma di attestazione verificabile, può non essere più necessario chiedere un documento che la comprovi. Lo stesso vale per l'età, per un titolo di studio o, in prospettiva, per altre informazioni necessarie alla relazione con il cliente. La sperimentazione serve anche a capire quali controlli possano essere eliminati e quali debbano rimanere.
Intesa mette ora la propria infrastruttura a disposizione delle aziende che vogliono avviare proof of concept su questi casi d'uso, senza assumere impegni regolamentari: verifica dell'età durante un onboarding, controllo della residenza, validazione di un titolo.
Dal verificatore all'intermediario della federazione
L'ambizione della società va oltre il ruolo appena ottenuto. Intesa sta lavorando per proporsi anche come Relying Party Intermediary, cioè come soggetto capace di aggregare organizzazioni che vogliono utilizzare IT-Wallet senza costruire autonomamente tutta l'infrastruttura necessaria.
È una funzione che può diventare rilevante quando il numero delle Relying Party crescerà. Le Linee guida italiane prevedono infatti espressamente la figura dei soggetti aggregatori, che possono gestire per conto dei verificatori le soluzioni tecniche necessarie alla verifica, da remoto o in prossimità, degli attestati elettronici.
«Il ruolo di Verificatore rappresenta per noi solo un punto di partenza», spiega Marco Broggio, Chief Solution Officer di Intesa. Le direttrici indicate sono tre: operare come Relying Party Intermediary, diventare fornitore di attestati elettronici qualificati e non qualificati e accompagnare le aziende dall'analisi iniziale fino alla gestione operativa.
È qui che la notizia acquista una dimensione di mercato. IT-Wallet non sarà composto soltanto dai wallet utilizzati dai cittadini. Intorno dovrà nascere una filiera fatta di emittenti di attestazioni, verificatori, aggregatori, trust service provider e operatori tecnologici.
Per le banche, che già gestiscono identità, autenticazione forte e verifiche documentali su larga scala, la questione non è marginale. Entro il 2027 dovranno essere in grado di dialogare con il nuovo modello europeo. La sperimentazione appena aperta ai privati offre la possibilità di farlo mentre architettura e processi sono ancora in costruzione, invece di limitarsi ad adeguarli quando il Wallet sarà già diventato un canale da supportare.