La qualità di un progetto di inclusione si misura nella sua capacità di cambiare concretamente la vita delle persone. È questo il messaggio che Paola Severino affida a Bancaforte al termine della quarta edizione di D&I in Finance, che ha visto il debutto del Premio ABI D&I e la presentazione di numerose iniziative dedicate a diritti, disabilità, legalità e contrasto alle disuguaglianze.
Componente della giuria del Premio ABI, Presidente della Fondazione Severino e della Luiss School of Law, Paola Severino sottolinea il valore di progetti capaci di superare una lettura meramente assistenziale dell’impegno sociale. «Non parliamo di beneficenza, ma di inclusione: della capacità di portare dentro le persone che sono rimaste fuori», afferma.
Il tratto comune delle iniziative esaminate è la concretezza: idee realizzabili, radicate nei bisogni reali e in grado di produrre effetti che possono essere osservati e valutati. «I risultati devono essere visibili: non parole, ma fatti». L’inclusione, in questa prospettiva, non genera benefici soltanto per i destinatari diretti. «Fare del bene agli altri significa restituire quel bene all’intera comunità», osserva Severino.
Un principio che attribuisce anche al settore bancario un ruolo importante nella costruzione di opportunità, nella tutela dei diritti e nella valorizzazione delle persone, andando oltre la logica dell’intervento episodico.
Il tema assume una forza particolare nell’esperienza della Fondazione Severino, nata dall’incontro diretto con la realtà carceraria. «Visitare il carcere significa scoprire un mondo di sofferenza, ma anche una grande volontà di farcela e di ritornare», racconta.
Il primo obiettivo della Fondazione è stato accompagnare le persone nel momento dell’uscita, una fase delicata quanto l’ingresso nell’istituto penitenziario. «Non si deve uscire dal carcere da soli: serve qualcuno che accolga, accompagni e offra una via d’uscita definitiva, il lavoro».
Accanto al reinserimento professionale, la Fondazione ha sviluppato attività culturali che attribuiscono alla permanenza in carcere un significato diverso. Lettura, musica e arte non servono semplicemente a occupare il tempo, ma possono riattivare capacità, consapevolezza e desiderio di futuro. «Le persone devono uscire dal carcere migliorate dalla loro esperienza», sottolinea Severino, richiamando iniziative nelle quali la creatività e la partecipazione dei detenuti diventano strumenti di trasformazione personale e di dialogo con l’esterno.
La stessa logica guida il progetto LUISS “Legalità e merito”, che coinvolge studenti universitari in attività nelle scuole delle aree più fragili e negli istituti penali minorili. Il dialogo tra coetanei rende più immediato e credibile il messaggio: legalità e merito sono legati perché riconoscere il valore delle persone significa anche tutelare i diritti e assicurare condizioni di confronto e competizione leali.
La definizione più efficace di legalità, ricorda Severino, è arrivata proprio da un giovane detenuto: «Legalità è sentirsi in pace con se stessi e con il mondo». Una frase che restituisce il senso più profondo dei progetti raccontati a D&I in Finance: offrire strumenti, relazioni e opportunità perché l’inclusione non resti un principio astratto, ma diventi una possibilità concreta di ricominciare.


