Nexi, svolta al vertice: Mingrone nuovo CEO
di Flavio Padovan
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25 Marzo 2026
Dopo dieci anni Bertoluzzo lascia il timone. Il gruppo punta su un manager interno per rafforzare il posizionamento nel digital payments, tra sfide di mercato e pressione degli investitori e del mercato che chiede esecuzione, cassa e rilancio del titolo
Bernardo Mingrone è il nuovo Amministratore Delegato e Direttore Generale di Nexi. La nomina è stata deliberata dal Consiglio di Amministrazione riunito il 25 marzo sotto la presidenza di Marcello Sala e segna l'avvio di una nuova fase per la PayTech europea, in un passaggio che combina continuità industriale e discontinuità di governance.
Mingrone, già Deputy General Manager e CEO di Nexi Payments, raccoglie il testimone da Paolo Bertoluzzo, protagonista negli ultimi dieci anni della trasformazione del gruppo.
Il senso della scelta emerge con chiarezza dalle parole del presidente Marcello Sala: "Bernardo Mingrone è la persona più idonea a guidare Nexi nella sua nuova fase di sviluppo". Un passaggio che il vertice della società lega alla profonda conoscenza del gruppo e alla capacità di esecuzione "in contesti complessi ed in evoluzione", con l'obiettivo di valorizzare le fondamenta costruite fin qui e rafforzare ulteriormente il posizionamento di Nexi come leader europeo nei pagamenti digitali. Nello stesso intervento, Sala ha anche ringraziato Bertoluzzo per aver accompagnato la società lungo un percorso che l'ha portata a diventare "un'infrastruttura strategica per l'Europa".
Il nuovo Group CEO ha impostato il mandato partendo da tre concetti chiave: scala europea, capacità di generazione di cassa e potenziale di crescita. "Nexi svolge un ruolo essenziale nell'ecosistema dei pagamenti e parte da fondamenta solide", ha dichiarato Mingrone, sottolineando la volontà di valorizzare pienamente le opportunità del gruppo "al fianco dei nostri clienti e partner in tutta Europa" e di continuare a creare valore nel tempo grazie "alla qualità e all'impegno delle nostre persone".
È una dichiarazione che parla al mercato, ma anche alle banche partner, agli esercenti e a tutto l'ecosistema che ruota attorno ai pagamenti digitali, oggi attraversato da un'accelerazione competitiva sempre più intensa.
Per Bertoluzzo si chiude invece una stagione che ha cambiato in profondità il profilo di Nexi. Nel suo saluto, l'ex CEO ha rivendicato la trasformazione "da una piccola realtà locale nel leader europeo dei pagamenti", ricordando gli investimenti in tecnologia, innovazione e persone che hanno sostenuto la crescita di ricavi e margini, con un EBITDA salito oltre 1,9 miliardi di euro, una generazione di cassa superiore agli 800 milioni e l'avvio della restituzione di capitale agli azionisti. I numeri diffusi da Nexi con i risultati 2025 confermano questa traiettoria: ricavi a 3,585 miliardi di euro, EBITDA a 1,904 miliardi, excess cash generation a 806 milioni e proposta di dividendi per circa 350 milioni nel 2026, in aumento del 20% anno su anno.
La staffetta al vertice arriva però in un momento tutt'altro che ordinario. Al Capital Markets Day del 5 marzo, Nexi ha presentato il nuovo piano strategico e target di medio termine fondati su crescita più selettiva, forte cassa e ritorno complessivo agli azionisti per oltre 1,1 miliardi nel triennio. Il mercato, tuttavia, ha reagito in modo molto severo: Reuters ha riferito di un ribasso fino al 22% del titolo nel giorno della presentazione, complice una combinazione di guidance prudenti, svalutazione non cash dell'avviamento per circa 3,7 miliardi e scelta di rinunciare al buyback nel 2026, privilegiando invece l'aumento del dividendo. Più che un cambio di rotta, dunque, la nomina di Mingrone appare come la ricerca di una nuova credibilità esecutiva in una fase in cui il settore delle paytech europee è sottoposto a pressione competitiva e a un generale repricing di mercato.
Sul piano industriale, la sfida del nuovo CEO si innesta su una piattaforma che negli ultimi anni si è allargata e integrata su scala continentale. La storia recente di Nexi passa dall'acquisizione del business acquiring di Intesa Sanpaolo nel 2020 all'operazione Nets, chiusa nel 2021, fino alla fusione con SIA, divenuta efficace dal primo gennaio 2022. È questa sequenza ad aver dato forma all'attuale profilo del gruppo: una PayTech con radici italiane ma massa critica europea, attiva tra merchant solutions, issuing e digital banking, con una presenza rilevante in mercati ad alta crescita e in geografie tecnologicamente mature.
Anche per questo la scelta di un manager interno ha un significato preciso. Mingrone conosce da vicino meccanismi finanziari, integrazione operativa e priorità strategiche del gruppo. Già CFO di Nexi, a gennaio era stato confermato nel ruolo di Deputy General Manager, rafforzando contestualmente il focus sulle attività italiane come CEO di Nexi Payments e Chief Regional Officer Italy. La sua nomina al vertice segnala quindi la volontà di mantenere continuità nell'esecuzione, ma con una maggiore focalizzazione sulla fase successiva all'integrazione: crescita profittevole, disciplina finanziaria, innovazione e difesa del posizionamento competitivo in un mercato dove banche, big tech, fintech e nuovi modelli di pagamento si contendono margini, relazione col cliente e controllo dell'infrastruttura.
Il cambiamento deciso dal CdA, inoltre, non riguarda soltanto il vertice operativo. A seguito delle dimissioni di Bertoluzzo, il Consiglio ha cooptato Mingrone come amministratore, previo parere favorevole del Collegio Sindacale. L'accordo sulla cessazione del rapporto del manager uscente prevede, entro fine aprile 2026, un importo forfettario pari a 24 mensilità lorde di retribuzione, il bonus MBO 2026 pro rata temporis e il mantenimento pro rata della partecipazione ai sistemi LTI, nel quadro delle regole già previste dalla politica di remunerazione e dei meccanismi di malus e claw-back.
Parallelamente, il riassetto degli assetti proprietari ha già prodotto effetti sulla governance. Dopo i mutamenti intervenuti nell'azionariato, hanno lasciato il consiglio Luca Bassi, Elena Dimanina ed Enrico Trovati. Al loro posto sono stati cooptati Alessandro Daffina, Saba Nazar e Luca Velussi, con Daffina e Nazar che hanno dichiarato il possesso dei requisiti di indipendenza previsti dal TUF e dal Codice di Corporate Governance, mentre Velussi è entrato nel comitato remunerazione e nomine. La conferma dei consiglieri cooptati sarà sottoposta all'assemblea del 29 aprile. Sullo sfondo c'è un capitale ormai ridisegnato, con Hellman & Friedman al 22,23% e CDP Equity al 19,14%, dopo l'uscita di altri soci storici dal patto parasociale.
Per Nexi si apre ora un passaggio cruciale. Dopo aver costruito, attraverso aggregazioni e investimenti, una delle principali infrastrutture europee dei pagamenti, il gruppo entra in una fase in cui il mercato chiede meno narrazione trasformativa e più prova di esecuzione: capacità di monetizzare la scala, difendere i margini, accompagnare banche e merchant nell'innovazione e tradurre la leadership industriale in una rinnovata creazione di valore. La nomina di Bernardo Mingrone va letta esattamente in questa chiave: non una cesura con il ciclo precedente, ma la scelta di un profilo chiamato a trasformare la massa critica costruita da Nexi in una traiettoria più convincente per azionisti, partner e clienti.