Agribusiness e investimenti FER: servono progetti più leggibili, solidi e sostenibili
A cura della redazione
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3 Giugno 2026
Carlo Spagliardi (Ceo CDR Italia): "Il credito funziona meglio quando impresa e banca possono contare su progetti chiari, strutturati ed eseguibili"
Nel settore agroalimentare il tema del credito si intreccia sempre più con quello della qualità dei progetti. Transizione green, investimenti FER, sostenibilità economico-finanziaria e accesso agli strumenti di garanzia richiedono oggi un approccio più strutturato, sia da parte delle imprese sia da parte del sistema bancario. In questo scenario, CDR Italia si propone come soggetto facilitatore, capace di affiancare le imprese dell'agribusiness nella costruzione di operazioni più solide, più leggibili e quindi più finanziabili. Ne parliamo, a margine della Convention 2026 di Fondazione Ravà, con Carlo Spagliardi, Ceo di CDR talia.
Spagliardi, quali sono oggi le necessità più urgenti delle imprese agroalimentari dal punto di vista della sostenibilità finanziaria e quali i limiti da superare per accompagnarne lo sviluppo?
Il settore agroalimentare sta vivendo una fase di trasformazione profonda. Le imprese devono investire per restare competitive, ma lo fanno in un contesto segnato da volatilità dei costi, pressione sui margini, transizione energetica, requisiti ESG e necessità di innovare processi e strutture. La priorità oggi è rendere questi investimenti sostenibili non solo sul piano industriale, ma anche su quello finanziario. Il limite che vediamo più spesso è che molti progetti, pur nascendo da bisogni reali, non arrivano al sistema del credito con un livello di strutturazione sufficiente. Mancano talvolta business plan credibili, una lettura ordinata dei flussi, tempi di ritorno chiari o una rappresentazione efficace dei rischi. Il nuovo credito all'agroalimentare richiede quindi progetti più maturi, più comprensibili e più coerenti con le logiche di valutazione bancaria.
Quale ruolo può svolgere CDR per rendere i progetti più solidi e finanziabili?
Il ruolo di CDR è dare struttura. Significa aiutare l'impresa a trasformare un investimento potenziale in un progetto leggibile, con fondamentali economici, finanziari e operativi coerenti tra loro. È qui che si gioca gran parte della finanziabilità di un'iniziativa. Nel concreto lavoriamo sulla valutazione dell'impresa e dell'investimento, sulla costruzione del piano industriale, sul business plan, sull'analisi dei flussi e sul dimensionamento dell'operazione. Nei progetti FER applicati all'agribusiness questo passaggio è ancora più importante, perché parliamo di operazioni che devono tenere insieme sostenibilità industriale, ritorno economico, fabbisogno finanziario, incentivi, garanzie e tempi di esecuzione.
Quali strumenti mette in campo CDR per facilitare il dialogo tra impresa agricola e banca?
Fare da ponte tra impresa e banca significa ridurre l'asimmetria informativa e aiutare entrambe le parti a parlare la stessa lingua. Spesso il problema non è l'assenza di valore nel progetto, ma la difficoltà nel rappresentarlo con ordine e coerenza. Gli strumenti che utilizziamo sono quelli della valutazione, della strutturazione e della traduzione: business plan, analisi finanziarie, rating, organizzazione della documentazione, verifica preventiva della sostenibilità dell'operazione, integrazione di eventuali strumenti di garanzia pubblica e finanza agevolata. L'obiettivo non è solo chiedere credito, ma costruire richieste di finanziamento solide, leggibili e sostenibili. Quando il progetto è chiaro, il dialogo migliora e la decisione si fonda su elementi più robusti.