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21 Maggio 2026 / 18:48
 
“Non chiamatela fortuna”: il podcast che smonta il linguaggio della violenza

 
Diversity & Inclusion in Finance

“Non chiamatela fortuna”: il podcast che smonta il linguaggio della violenza

di Flavio Padovan - 21 Maggio 2026
Banca Patrimoni Sella promuove un progetto per raccontare la violenza di genere senza retorica, attraverso storie reali, teatro di comunità e percorsi di consapevolezza condivisa
Alcune espressioni, ripetute nel tempo, finiscono per alterare la percezione della realtà. "È stata fortunata", si dice spesso parlando di una donna sopravvissuta alla violenza. Fortunata perché è riuscita a salvarsi, perché è riuscita ad andarsene, perché "poteva andare peggio".
È da questa distorsione del linguaggio - e da ciò che il linguaggio contribuisce a normalizzare o nascondere - che nasce "Non chiamatela fortuna", il podcast promosso dalla Direzione Artistica di Banca Patrimoni Sella & C. e curato da Daniela Magnetti e Daniele Scaglione. Un progetto che sceglie di affrontare il tema della violenza di genere senza retorica, mettendo al centro ascolto, testimonianza e consapevolezza.
Disponibile sulle principali piattaforme audio, il podcast si inserisce nel percorso con cui Banca Patrimoni Sella interpreta il proprio ruolo culturale e sociale, utilizzando l'arte e la narrazione come strumenti per generare riflessione pubblica e impatto collettivo.

Quando la cultura diventa responsabilità

 "Non chiamatela fortuna" è un progetto costruito attorno all'idea che la violenza sulle donne non può essere affrontata soltanto sul piano emergenziale o giudiziario, ma richieda anche un lavoro continuo sul linguaggio, sulla rappresentazione culturale e sulla capacità di riconoscere ciò che troppo spesso viene minimizzato.
"È necessario non smettere mai di parlare di violenza sulle donne perché solo attraverso la continuità del racconto e dell'ascolto si può rompere il silenzio che ancora la circonda e contribuire a un reale cambiamento culturale", sottolinea Daniela Magnetti, Direttrice Artistica di Banca Patrimoni Sella & C. L'origine stessa del titolo del podcast nasce da questa riflessione. "Abbiamo voluto che questo progetto continuasse a dare voce alle donne e alle loro storie, senza filtri. Parlare di fortuna, in questi casi, significa distorcere la realtà e attenuare una responsabilità che invece è collettiva. La violenza di genere attraversa contesti diversi e riguarda tutti: non è un'eccezione, ma una ferita culturale ancora aperta".

Le testimonianze oltre l'etichetta di "vittima"

Al centro del podcast c'è la voce di Monica Gardella, consulente patrimoniale e formatrice, che ha scelto di condividere il proprio vissuto personale.
Una testimonianza che evita qualsiasi semplificazione narrativa e che prova invece a restituire la complessità delle conseguenze lasciate dalla violenza: nella percezione di sé, nella libertà di scelta, nel rapporto con il lavoro, con il linguaggio e con il proprio valore personale.
Nel presentare il progetto, Gardella ha spiegato di avere scelto di partecipare perché "il silenzio non protegge" e perché la violenza continua spesso a prosperare anche dentro minimizzazioni linguistiche e narrazioni che trasformano la sopravvivenza in una forma di "fortuna".
Un passaggio che sintetizza bene l'impostazione dell'intero progetto: non spettacolarizzare il dolore, ma creare uno spazio di riconoscimento, ascolto e consapevolezza condivisa.

Il teatro come linguaggio di elaborazione collettiva

A dialogare con la testimonianza personale sono anche le voci narranti di Chorós, associazione di Teatro di Comunità di Torino, che sotto la regia di Maria Grazia Agricola porta nel podcast il progetto "Resta Viva".
Cinque storie di donne costruite attraverso un lavoro di biografia teatrale che intreccia esperienze personali e fatti di cronaca, trasformandoli in una narrazione corale capace di restituire presenza e dignità a vissuti troppo spesso confinati nel silenzio.
Qui il linguaggio artistico non viene utilizzato come semplice cornice estetica, ma come strumento di mediazione emotiva e culturale. Il teatro diventa così uno spazio di ascolto condiviso, capace di coinvolgere chi ascolta senza semplificare la complessità della violenza.

Un segnale che va oltre il mondo culturale

La scelta di una realtà come Banca Patrimoni Sella di promuovere un progetto di questo tipo assume un significato che supera il perimetro tradizionale delle iniziative culturali d'impresa.
Negli ultimi anni il tema della responsabilità sociale delle organizzazioni si è progressivamente spostato anche sulla capacità di contribuire alla costruzione di consapevolezza pubblica su temi strutturali come inclusione, diritti e violenza di genere.
"Non chiamatela fortuna" si colloca proprio in questo spazio: quello in cui la cultura smette di essere soltanto produzione artistica e diventa uno strumento attivo di partecipazione civile e trasformazione sociale.
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