Expat, giovani da far tornare
di Ildegarda Ferraro
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29 Ottobre 2026
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ho ha detto forte e chiaro: "Molti giovani rientrerebbero. È una grande questione sociale". I dati Istat certificano che la maggioranza non rientra. Il Cnel dice che più di 8 su 10 tornerebbero a determinate condizioni. Il Presidente dell'ABI Antonio Patuelli sottolineato che occorre offrire opportunità. Le banche e l'Abi guardano con attenzione al tema demografia. La proposta ABI di collaborazione pubblico-privata per attrarre talenti.
Le parole del
Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non lasciano ombra di dubbio, le migrazioni giovanili sono un grave peso per l'Italia. "Le prospettive dei giovani - ha detto Mattarella - sono, com'è evidente, cruciali per determinare l'evoluzione della nostra società, della nostra economia, dei nostri modelli di vita. Le preoccupazioni del presente devono specchiarsi nell'impegno a progettare il futuro. In questo percorso rappresenta, per il nostro Paese, un grave peso il bilancio negativo delle migrazioni giovanili". È quanto ha sottolineato in occasione della cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell'Ordine "Al Merito del Lavoro" ai Cavalieri del Lavoro. "Molti giovani - ha aggiunto Mattarella - rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di potersi realizzare. La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione. È una grande questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società" (per l'intervento completo
vedi qui).
I giovani vanno. Ed è sano che sia così. I dati dell'Istat riportano che tra il 2019 e il 2024 il numero di chi dall'Italia ha trasferito la residenza all'estero è costantemente aumentato con una battuta d'arresto nel 2025. In cinque anni sono andati via 247mila cittadini italiani tra i 25 e i 34 anni e ne sono rientrati 86mila. Se si guarda ai giovani tra i 25 e i 34 anni con almeno una laurea triennale nel periodo 2019-2024 sono espatriati in 78mila. L'arrivo di 88mila laureati stranieri compensa la perdita con un saldo positivo di 10mila giovani. Ma spesso i titoli non sono confrontabili. Le destinazioni dei giovani laureati italiani sono soprattutto europee: Regno Unito e Germania, seguono Francia e Svizzera. Gli Stati Uniti sono la principale meta extraeuropea. (per il Report Istat "Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente" vedi qui ). Si va, ma non si torna abbastanza. Nel 2025, dice sempre l'Istat, i rimpatri nella classe di età tra i 15 e i 34 anni sono poco più di un terzo (34,9%). Gli uomini tornano di più (56,1%). Si torna dalla Germania, dal regno Unito, dalla Svizzera. Aumentano i rimpatri dalla Francia, dalla Spagna e dai Paesi Bassi. Si torna anche dagli Stati Uniti, mentre sono in calo i rientri da Brasile e Argentina.
Il Cnel dice che l'83% tornerebbe in Italia con salari più alti. Hanno il loro peso le opportunità di lavoro adeguate al proprio profilo per 88%, il merito per il 79%. Seguono per il 75% gli incentivi al rientro, la conciliazione tra vita e lavoro per il 72%, alloggi accessibili e servizi pubblici efficienti per il 63% e per il 62% (
vedi qui Rapporto Cnel). Insomma, più di 8 su 10 sono pronti a tornare.
A Torino, al Festival Internazionale dell'Economia, il Presidente dell'ABI Antonio Patuelli ha sottolineato che "L'emigrazione italiana ora è diventata di alta cultura. Le ragazze e i ragazzi più capaci, se non hanno soddisfazione, cercano concorsi all'estero e spesso li vincono". "C'è anche un altro aspetto - ha aggiunto - il dibattito pubblico in Europa, nei diversi Paesi non offre una nuova prospettiva, un sogno da realizzare. Sono ragazze e ragazzi nati in un'Europa già compiuta, a differenza delle generazioni precedenti, come la mia. Loro sono cittadini italiani e, al tempo stesso, cittadini europei. Il problema, quindi, è offrire ai giovani opportunità di crescita professionale, culturale, umana e sociale, con prospettive di vita proporzionate alle loro capacità e non caratterizzate da livelli di remunerazione estremamente bassi".
Lo scenario demografico ha il suo peso.
L'ABI e le banche annettono a demografia e argomenti connessi una priorità strategica. A questi temi è infatti dedicato uno degli
otto macro-trend che orientano l'azione dell'Associazione bancaria nel prossimo futuro e uno specifico
Comitato Tecnico Strategico "Evoluzione demografica e servizi bancari", composto da rappresentanti del settore bancario ed esperti e
presieduto da Gianni Franco Papa, Amministratore Delegato di BPER. (vedi
ABI, Indagine sulla demografia -
qui e anche
Quaderno 7 Evoluzione demografica e servizi bancari vedi
qui).
Spesso occorrono soluzioni che possano dare mano concreta nel far muovere le cose. In questa prospettiva si inserisce la proposta ABI di
collaborazione pubblico-privata per attrarre talenti.
Gianfranco Torriero, Vicedirettore generale vicario dell'ABI, ne ha parlato all'ultimo Festival dell'Economia di Trento (
vedi qui). "I sistemi più dinamici non trattengono integralmente le proprie competenze - ha detto Torriero - ma riescono a trasformare la mobilità in circolazione del talento, in reti internazionali, in trasferimento di conoscenze, in innovazione diffusa. Il vero limite è spesso la difficoltà ad attrarre in misura adeguata capitale umano internazionale e a costruire ecosistemi sufficientemente competitivi sul piano delle opportunità professionali, della ricerca, della mobilità sociale e della valorizzazione del merito. Nel mondo contemporaneo il talento non sceglie soltanto una retribuzione. Sceglie un contesto complessivo: qualità della vita, università qualificate, apertura internazionale, efficienza amministrativa, certezza del diritto, prospettive professionali, infrastrutture materiali e digitali. Per questa ragione il tema dell'attrattività riguarda sempre meno singole organizzazioni e sempre più la qualità complessiva degli ecosistemi economici e sociali".
"Alcune esperienze recenti - ha evidenziato Torriero - mostrano come politiche mirate e governance semplificate possano produrre risultati importanti. L'esperienza della Zes Unica del Mezzogiorno, pur riferita a finalità diverse, ha evidenziato quanto possano essere rilevanti velocità decisionale, coordinamento amministrativo e concentrazione degli incentivi per attrarre investimenti. Una logica analoga potrebbe essere sviluppata anche sul terreno del capitale umano e dell'innovazione: costruire ecosistemi territoriali ad alta attrattività, capaci di integrare formazione, ricerca, infrastrutture, fiscalità, accesso al credito e innovazione tecnologica. Si potrebbe ipotizzare una collaborazione pubblico- privata, che valorizzi competenze e innovazione nei settori strategici, coinvolgendo in Italia, ad esempio, il gruppo Bei, Invitalia e le banche, per erogazioni di prestiti e consulenza. Anche il settore bancario è chiamato a fare - a continuare a fare - la propria parte, investendo in formazione, competenze digitali, riqualificazione professionale, educazione finanziaria e sostegno alle nuove generazioni".