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06 Novembre 2026 / 13:38
IT-Wallet, la nuova frontiera dell’identità digitale

 
Sicurezza

IT-Wallet, la nuova frontiera dell’identità digitale

A cura della redazione - 6 Novembre 2026
Dalla verifica dei documenti all'accesso ai servizi, il portafoglio digitale europeo cambierà i processi di identificazione. Intesa (Havant Group) è tra i primi operatori privati a sperimentare la nuova infrastruttura.
 
L'identità digitale entra in una nuova fase, destinata a cambiare non soltanto il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione, ma anche il modo in cui le imprese identificano i clienti, verificano i documenti ed erogano i propri servizi. Al centro di questa trasformazione c'è l'IT-Wallet, il portafoglio digitale italiano che consente di conservare sullo smartphone documenti e attestazioni elettroniche verificabili, dalla patente alla tessera sanitaria, fino alle informazioni sulla residenza o sui titoli di studio. Uno strumento destinato a integrarsi nell'ecosistema europeo dell'identità digitale, disciplinato dal regolamento eIDAS2.
La novità non riguarda soltanto la dematerializzazione dei documenti. L'IT-Wallet introduce un sistema nel quale le informazioni sono certificate alla fonte, trasformate in attestati elettronici firmati digitalmente e condivise direttamente dall'utente con chi deve verificarle. Una banca, per esempio, potrà acquisire e controllare gli attributi necessari all'apertura di un conto senza chiedere la scansione di documenti cartacei. E un operatore potrà accertare la maggiore età di un cliente senza conoscerne necessariamente la data di nascita. Il risultato atteso è una riduzione dei tempi di identificazione, dei controlli manuali e del trattamento di dati non necessari.
Il funzionamento si basa su una catena di fiducia: le fonti autentiche custodiscono i dati, i fornitori di attestati li trasformano in credenziali digitali e i verificatori ne controllano validità e integrità. In Italia il wallet pubblico è integrato nell'app IO, gestita da PagoPA, mentre l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato garantisce l'infrastruttura di fiducia. Ad AgID spettano vigilanza e regolamentazione. All'offerta pubblica potranno affiancarsi portafogli privati accreditati.
Il calendario della transizione è serrato. Entro il 24 dicembre 2026 ogni Stato membro dell'Unione dovrà rendere disponibile almeno un wallet conforme al regolamento europeo. Entro il 3 agosto 2027 le amministrazioni e gli altri soggetti pubblici italiani interessati dovranno aderire al sistema come fonti autentiche. La scadenza più rilevante per le imprese è il 24 dicembre 2027, quando scatterà l'obbligo di accettare il portafoglio europeo, su richiesta dell'utente e nei casi previsti dalla normativa. Un obbligo che interesserà, a determinate condizioni, settori come banche, assicurazioni, telecomunicazioni, energia, trasporti, sanità, istruzione e grandi piattaforme digitali.
È in questo scenario che si colloca Intesa, società di Havant Group specializzata nella trasformazione digitale e nei servizi fiduciari qualificati. Il 9 luglio 2026 l'azienda è entrata nella sperimentazione dell'IT-Wallet come Verificatore di Attestati Elettronici ed è stato il primo soggetto privato registrato con questo ruolo nella relativa sezione del registro federato. Un posizionamento che le consente di sperimentare direttamente la verifica crittografica delle credenziali e l'interazione con l'infrastruttura di fiducia nazionale. 
Intesa si inserisce da leader di riferimento in questa nuova sfida, portando un valore di 40 anni di esperienza nella trasformazione digitale e più di 25 anni come Certification Authority, oggi Qualified Trust Service Provider. Competenze rilevanti perché l'adesione all'ecosistema richiede la gestione di chiavi crittografiche, certificazioni, requisiti di sicurezza e collegamenti alla federazione. Per le aziende significa anche riprogettare i processi di identificazione, onboarding e Know Your Customer.
In questa prospettiva, Intesa propone un percorso che parte dall'analisi dei processi aziendali e dallo sviluppo di progetti pilota su casi concreti, come la verifica dell'età, della residenza o dell'identità di un nuovo cliente. Le imprese possono valutare se operare direttamente come verificatori oppure affidarsi a un soggetto aggregatore, delegando parte della complessità infrastrutturale. L'obiettivo è testare le soluzioni prima dell'entrata in vigore degli obblighi, misurandone gli effetti sui tempi e sui costi operativi.
La sfida dei prossimi mesi sarà trasformare un'infrastruttura ancora in evoluzione in servizi utilizzabili su larga scala. Per le imprese, prepararsi oggi significa affrontare la scadenza del 2027 non soltanto come un adempimento normativo, ma come un'occasione per rendere più semplice, efficiente e sicuro il rapporto digitale con i clienti.
Vedi qui per approfondire.
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