Paesi da salvare
di Ildegarda Ferraro
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6 Novembre 2026
I borghi e i paesi perdono residenti e anche attività imprenditoriali, presidi medici e di sicurezza. Solo in alcuni casi resistono e acquistano spazi. Le banche seguono il flusso concreto di quanto avviene. Per il Presidente Abi, Antonio Patuelli, "va ampliata la Zona economica speciale a comuni spopolati di Appennini e Alpi Lo spopolamento è una realtà, ma le banche lasciano per ultime".
Mentre le città crescono ferve il dibattito sul senso di un paese. Emergono prospettive di accorpamento di comuni e iniziative dirette a reinventare il luogo di vita in una dimensione più umana. Tanti piccoli comuni, quelli sotto i 5.000 abitanti, che rappresentano circa il 70% dei municipi del Paese, sono a un bivio tra il rischio di spopolamento e l'opportunità di trovare una strada per il rilancio.
Le questioni aperte sono molte, il declino demografico pesa sensibilmente, tra il crollo delle nascite, l'invecchiamento progressivo della popolazione e la fuga verso le grandi città. A tutto ciò si accompagna il taglio dei servizi: chiudono scuole, presidi sanitari, imprese. Spesso la carenza di servizi di trasporto pubblici e le difficoltà di digitalizzazione fanno il resto.
Le prospettive positive vedono in primo piano smart working e possibilità di lasciare le grandi città per aree più tranquille. A patto che la digitalizzazione funzioni e la banda larga faccia la differenza. Il turismo lento, sostenibile, enogastronomico può dare risposte, sempre che non si trasformi in overtourism. Alberghi diffusi, cammini storici, contatto con la natura, sono vie per rivitalizzare aree. E ancora si fanno strada la rigenerazione urbana, anche con politiche per cedere a prezzi molto bassi immobili abbandonati, i cosiddetti progetti "case a 1 euro" o i bonus per i trasferimenti. Emergono incentivi alla residenzialità con agevolazioni fiscali o contributi a fondo perduto per chi compra casa o apre un'attività nei comuni svantaggiati; agricoltura di territorio e artigianato locale, come il rilancio di prodotti DOP e IGP.
Grande attenzione per le comunità energetiche rinnovabili, i piccoli comuni possono essere il territorio ideale per sperimentare l'autoproduzione e la condivisione dell'energia pulita. I paesi e i borghi si stanno ripensando. Mettere insieme servizi essenziali, come polizia locale, gestione dei rifiuti, messa a punto di risposte a bandi, uffici tecnici, scuolabus, condividere personale possono essere vie per superare la frammentazione. La prospettiva più concreta passa attraverso l'Unione dei Comuni e la gestione associata dei servizi. L'obiettivo è raggiungere la massa critica necessaria a intercettare i fondi europei e garantire servizi efficienti.
Idee per salvare i paesi
Che il dibattito ferva è nelle cose. Anche i poeti, come
Franco Arminio se ne occupano. Arminio ha proposto sul quotidiano
La Repubblica 30 idee per salvare i paesi (
vedi qui). Arminio diche che "è una delle grandi questioni dell'Italia, una sua caratteristica peculiare. Rigenerare i piccoli comuni è rigenerare l'Italia".
Da tempo il Presidente dell'Abi Antonio Patuelli affronta il tema: "lo spopolamento di alcune aree è una realtà. Allargare la Zona economica speciale, la Zes, a comuni spopolati di Appennini e Alpi può essere una risposta". "Ampie aree territoriali nel Centro Nord d'Italia, nell'Appennino e nelle Alpi - aggiunge Patuelli - hanno visto chiudere tante attività economiche, soffrono per vetuste linee di comunicazione, hanno subito e continuano a subire gravi livelli di spopolamento. Queste aree, soprattutto montane, debbono ora essere analizzate e prese in attenta considerazione per un realistico ampliamento anche ad esse della Zes italiana".
"Quando lo spopolamento è una realtà - evidenzia Patuelli - le banche lasciano per ultime. E alcune aprono nuovi sportelli. Prima delle agenzie chiudono i negozi, i bar, persino gli alimentari. Bisogna mettere i fatti nella giusta prospettiva. È vero che sono stati chiusi molti sportelli ma i numeri complessivi riflettono fattori diversi tra loro, come la diffusione dei servizi online, che porta molte persone a non recarsi quasi mai in banca. Va considerato inoltre che, nelle aree oggetto di spopolamento del territorio, e penso a tutta l'area degli Appennini e ad alcune zone delle Alpi, le banche non sono mai state i primi esercizi commerciali a chiudere". "Lo spopolamento di intere aree è importante - sottolinea Patuelli - e richiede la partecipazione di tutti per collaborare con risposte efficaci".
Il contenuto integrale di questo articolo (vedi qui) è stato pubblicato sul numero di ottobre di BANCARIA.