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29 Ottobre 2026 / 10:27
Cervelli in fuga: le ragazze non vogliono tornare

 
Diversity & Inclusion in Finance

Cervelli in fuga: le ragazze non vogliono tornare

di Ildegarda Ferraro - 29 Ottobre 2026
Partire non è un problema, anzi è una grande fonte di arricchimento anche per il Paese se si è pronti a tornare. Lasciano l'Italia decine di migliaia di persone, molti i giovani, anche laureati, i cosiddetti "cervelli in fuga". I dati Istat parlano chiaro, nel 2025 di italiani tra i 15 e i 34 è rimpatriato un po' più del 34%. Tra chi torna la maggioranza, il 56,1%, è di uomini. C'è chi vorrebbe rimpatriare. Il Cnel nel suo Rapporto "Giovani Expat. Come farli tornare" lo riporta chiaramente: le ragazze sono più restie. L'ABI e le banche considerano strategico il tema "Demografia", anche negli aspetti di "Diversità e Inclusione".
I ragazzi vanno, com'è sano che sia. Il problema è che la maggioranza non torna. E le ragazze ancora meno. I "cervelli in fuga" donne restano fuori più facilmente. L'Istat dice che il 34,9% dei giovani italiani tra i 15 e i 34 anni è rimpatriato nel 2025. Tornano di più gli uomini, il 56,1% (vedi qui). 
Il Cnel nel suo Rapporto "Giovani Expat. Come farli tornare" fa il punto chiaramente (vedi qui). "Il 9,5 delle donne (cioè una su dieci) - riporta il Rapporto - afferma che qualunque progresso realizzasse l'Italia non sarebbero comunque disponibili a tornare, una percentuale doppia di quella degli uomini (4,7%)". Gli ragazzi guardano soprattutto ad un aumento delle retribuzioni (61,7% contro il 43,5 delle donne), mentre le ragazze chiedono più opportunità lavorative in misura doppia rispetto ai maschi (24,7% contro il 12,9%). Questa visione più larga di priorità per le giovani è presente anche per i miglioramenti nella conciliazione vita-lavoro (7,7% invece di 3,2%), nella stabilità lavorativa (3,7% rispetto a 2,5%) e nei servizi (5,5% contro il 3%). "Nettamente superiore - dice il Rapporto - è la percentuale delle giovani che tra cinque anni si vedono comunque all'estero (38,6% contro 25,3%), percentuale crescente man mano che ci si sposta verso Mezzogiorno tra le regioni di origine".
Il Rapporto Cnel interpreta questa prospettiva nel senso che le ragazze hanno trovato all'estero "una diversa e più alta considerazione del ruolo femminile nel lavoro e nella società". In altri termini, se non è solo una questione di retribuzioni secondo il Cnel vuol dire che "la soddisfazione personale e la realizzazione di sé passano per i contenuti di quello che si fa, e viene consentito di fare, assai di più che per l'essere monetariamente meglio retribuite". "D'altra parte - aggiunge il Cnel - parliamo di persone che, considerati i titoli di studio, non sono situate sui gradini più bassi della scala retributiva. E proprio per questa più elevata istruzione hanno preso piena coscienza dei loro diritti come persone, nella società e nelle imprese". Gli stessi ragionamenti secondo il Cnel sono alla base delle risposte di vedersi sicuramente all'estero tra cinque anni e sul non considerare il rientro in Italia. "Il dislivello nella parità di genere tra gli altri Paesi avanzati e la Penisola - rileva il Rapporto - è considerato così ampio, e le notizie di cronaca tendono a ribadirlo quasi quotidianamente, da non poter essere sanato entro la corta esistenza di una persona. Cosicché, chi ha faticato per conquistarsi una migliore condizione paritaria andando all'estero non ha intenzione ora di rinunciarvi".
I dati del Cnel riportano un quadro statistico per cui tra il 2011 e il 2024 l'Italia ha perso 441mila giovani tra i 18 e i 34 anni. Secondo l'Indice sintetico dei flussi migratori (Ismf) del Cnel per ogni giovane che arriva da un'economia avanzata, partono più di 14 italiani (14,5). Il valore del capitale umano uscito è stimato in 159,5 miliardi di euro tra il 2011 e il 2024, pari a circa 16 miliardi l'anno.
Tutte le fotografie ovviamente sono statiche. Dinamicamente tutto può cambiare. Il ritorno di giovani "cittadini del mondo" può arricchire in maniera sostanziale e rilevante il Paese. E questo è particolarmente vero anche per il ritorno delle ragazze.
L'ABI e le banche considerano strategico il tema "Demografia", anche nei suoi aspetti di inclusione e diversità. Uno degli otto macro-trend dell'azione dell'Associazione bancaria è proprio su questo, con uno specifico Comitato Tecnico Strategico "Evoluzione demografica e servizi bancari". Misure dedicate ai giovani e strumenti e iniziative dedicate alle donne sono in primo piano (vedi qui). 
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