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06 Febbraio 2026 / 05:58
Ultrasoma: stiamo diventando uomini-robot

 
Scenari

Ultrasoma: stiamo diventando uomini-robot

di Laura Podda - 5 Marzo 2021
L'umanità va verso un’ibridazione sempre più spinta tra uomini e macchine. Device e strumenti digitali diventano prolungamento del nostro corpo (e della nostra mente), nel lavoro e nella vita. Un saggio a più voci introduce il concetto di «Ultrasoma», una nuova condizione fluida del nostro essere tra naturale e artificiale.
Sono tante le domande che il libro ULTRASOMA. Corpi e Organizzazioni del Terzo millennio si pone: a marzo 2020, all’inizio della prima onda pandemica, gli autori erano già in prima linea per sottolineare come la comunicazione da remoto sarebbe stata, per molto tempo, il tipo prevalente di comunicazione diffusa e come, dunque, richiedesse un’attenzione particolare. E, trattando proprio della comunicazione da remoto, il passo che ha condotto ad affrontare le identità digitali multiple che stiamo vivendo e che si moltiplicheranno ulteriormente, è stato breve.
Siamo di fronte all’ennesimo ribaltamento di paradigma; c’è la necessità di vivere l'innovazione come un processo culturale per dare senso e governance a questo balzo evolutivo portato dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale e della robotica, non meno che dall’uomo aumentato in generale (stiamo parlando di corpi e di menti in una condizione di ibridismo tra fisico e digitale, tra intelligenze artificiali e naturali, tra cibernetico e biologico). Soprattutto per dare senso e direzione a questa ripartenza, più che mai difficoltosa. Il biennio 2020/2022, come altri nella storia (1929/1930 e 1945/1946, per esempio), sarà caratterizzato da una profonda discontinuità: il remote working (siamo ancora lontani dal completare il processo di smart working) si sposerà con quello di un ufficio dagli spazi liquidi.

Tra copri e ultracorpi

Avremo, dunque, un ultra ufficio con remote receptionist, remote working, doors with sensors, smart locker, facial recognition, marketing automation e molto altro, che si coniugheranno diffusamente con umani, ultracorpi (corpi umani aumentati con interfaccia neurone-elettronica o semplicemente coadiuvati dall’intelligenza artificiale), avatar e, infine, robotveri e propri.
Siamo pronti nel caso in cui, a breve, un’organizzazione avrà la collaborazione del 65% di umani, del 10% di “persone diversamente aumentate” e del 25% di robot (di cui, alcuni, antropomorfi)? Quale sarà la politica interna nei casi di innamoramento tra colleghi umani e robot? I dipendenti aumentati potranno partecipare alle gare interne sulle performance di vendita insieme ai colleghi umani? Queste ed altre riflessioni dovranno essere fatte a breve nei riguardi dell’impatto sull’identità delle persone, del lavoro e dell’ufficio.

Corpi e organizzazioni del III millennio

Ultrasoma è una riflessione collettiva di più voci-autori. Oltre agli interventi di Fabrizio Bellavista, Stefano Lazzari e Stefania Operto, che tengono la rotta del volume, sono ospitate le riflessioni di 12 pensatori di diversi ambiti raccolte in 3 anni di lavoro: il sociologo Francesco Morace (Future Concept Lab), Tiziana Cera Rosco (artista, performer), Tommaso Correale Santacroce (Fondazione Bassetti), Gaetano Fausto Esposito (Istituto Tagliacarne), Leonardo Federighi (Wiit), Francesco Gallucci (Associazione Italiana Neuro Marketing AINEM), Caterina Garofalo (Associazione Italiana Neuro Marketing AINEM), Massimo Giordani (Associazione Italiana Marketing AISM) e Claudio Tancini (Informatica Solidale).
Due chiavi di lettura, incentrate sulle nuove identità del pianeta lavoro. La prima riguarda l'individuo, la persona, con tutte le rappresentazioni digitali e il confronto sia con le intelligenze artificiali e gli oggetti connessi, sia con i propri simili. La seconda concerne invece l'impresa, che si configura sempre più come un individuo ed esprime dunque le stesse caratteristiche di un corpo che è continuamente impegnato nel plasmare la propria identità in un ecosistema, particolarmente complesso ai nostri giorni.
#trasformazioneumanista e #trasformazionedigitale le assi della riflessione. Per Fabrizio Bellavista «La molteplicità dei corpi e delle intelligenze (naturali ed artificiali) rappresenta l’identità dei nostri giorni, dei nostri corpi e delle nostre organizzazioni. Stiamo procedendo verso una concezione disruption del lavoro e dell’ufficio come spazio liquido, disseminato e on demand, con un corpo collettivo composto di umani, umani aumentati, avatar e robot. Questo è lo stato delle cose: in pochi mesi si è realizzato un balzo evolutivo programmato nell’arco di più di un decennio. Ne è sortita un’evoluzione convulsa, drammatica, a volte obbligata dalle circostanze naturali: è dunque il momento in cui si potrà esprimere appieno una svolta profonda nell’esistenza delle nostre organizzazioni, in cui le riforme tanto sospirate devono concretizzarsi? È la domanda a cui tentiamo di rispondere nel libro».
Ma le aziende del III millennio saranno ancora antropocentriche? Risponde Stefano Lazzari: «Essere fuori di noi – e avere identità multiple - non è più patrimonio di santi o pazzi, è la normale condizione della modernità digitale. Parliamo di corpi e di menti in una condizione di ambiguità tra fisico e digitale, tra cibernetico e biologico che ci porta a riconsiderare completamente la nostra integrità e unicità - la nostra umanità, il nostro ‘soma’ - alla luce di un'evoluzione culturale e tecnologica che ci sta portando sulle strade inesplorate di un vero e proprio ed ennesimo, capovolgente mutamento”. Conclude sottolineando l’apporto della Realtà Virtuale: “La Realtà Virtuale ha vissuto diversi ‘inverni’, momenti di immersione dai quali emerge quando è più necessaria una discontinuità. Oggi è uno di quei momenti».
Sembra avverarsi un tema caro alla fantascienza, quello del "robot per amico". Si domanda Stefania Operto: «Chi è il robot? Chi è l’essere umano? E se fossero entrambi robot o esseri umani potenziati? Forse, un giorno, sarà difficile stabilire ciò che è umano da ciò che non lo è o, forse, in futuro bisognerà riconsiderare le categorie di analisi con cui oggi osserviamo il corpo, l’involucro che ci permette non solo di ‘essere’ nello spazio ma anche di immagazzinare i ricordi, conservare le emozioni, esteriorizzare i sentimenti. Il corpo è un sistema complesso e fragile destinato ad evolversi e deteriorarsi con il tempo, custode mortale della nostra umanità». Operto conclude il suo intervento con una visione transdisciplinare dello sviluppo: «La separazione tra umanesimo e scienza è un fatto relativamente recente nella nostra storia evolutiva. Tra i pionieri dell'informatica, molti possedevano anche una formazione umanistica, tra i tanti Joseph Licklider, Robert Taylor, Allen Newell».
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