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03 Agosto 2026 / 14:58
Temperatura Geopolitica: la newsletter che misura lo stato di salute del mondo

 
Scenari

Temperatura Geopolitica: la newsletter che misura lo stato di salute del mondo

di Mattia Schieppati - 3 Agosto 2026
ABI ATLAS lancia uno strumento periodico di informazione e analisi sulle dinamiche degli scenari globali e i loro impatti su banche e imprese. Firme autorevoli e quesiti che stimolano il confronto della community
Qual è lo stato di salute del mondo? Quali sono i "sintomi" da monitorare e valutare per leggere con il necessario anticipo le trasformazioni che incidono sulle fluttuazioni dello scenario geopolitico globale, e - soprattutto - i loro impatti sui mercati, sulle nazioni, sulle persone? 
A mettere a punto un termometro periodico che si propone di misurare il grado di sicurezza e incertezza attraverso il quale banche, finanza e imprese orientano le proprie strategie è ABI ATLAS, il Centro di competenza promosso dall'ABI per l'analisi, formazione e networking internazionale sui temi dell'evoluzione geopolitica, che ha lanciato "Temperatura Geopolitica", una newsletter periodica che  - attraverso le analisi dei membri del proprio Comitato scientifico e di esperti di geopolitica - propone chiavi di lettura di strettissima attualità, contestualizzando fatti e avvenimenti nello scenario degli equilibri globali.
Uno strumento puntuale, efficace, con pochi spunti di rapida lettura approfonditi da firme autorevoli che, pubblicazione dopo pubblicazione, ha l'obiettivo di costruire una relazione continuativa con la propria community, alimentando attenzione, competenze e confronto, e confermando ABI ATLAS come "radar condiviso", comunità di intelligenza collettiva e infrastruttura permanente di consapevolezza. Un approccio fondamentale per fare banca e fare impresa in un contesto globale mutevole e incerto come quello attuale.
Nella prima uscita, il "Termometro" misura - attraverso un'analisi di Maurizio Molinari, Direttore scientifico di ABI ATLAS - la temperatura di rischio generato dalla doppia crisi in atto nell'area Mediorientale, per effetto del conflitto Usa-Iran. Il blocco dello stretto di Hormuz, ormai noto alle cronache, si intreccia con la nascente problematica della chiusura anche dello Stretto di Bab el-Mandeb da parte dei ribelli Houthi yemeniti: un nuovo passo di un'escalation che può portare a conseguenze devastanti. 
Scrive Molinari: "La sovrapposizione fra i due fronti di crisi moltiplica i rischi: lungo la rotta Bab el-Mandeb-Mar Rosso-Suez passa infatti il 12-15% del commercio mondiale via mare e circa il 40% degli scambi tra Europa e Asia mentre le tensioni a Hormuz fanno salire il greggio fino a sfiorare i 95 dollari al barile. Dunque, il pericolo maggiore è una tempesta perfetta per il commercio globale. Il nodo geoeconomico è nella convergenza fra l'incertezza che investe due arterie vitali, controllate da attori ostili, trasformando un rischio regionale in una minaccia sistemica per energia, supply chain e inflazione globale. Da qui la conseguenza che proteggere la libertà di navigazione è una priorità indispensabile per la tenuta del commercio internazionale. Oggi a Hormuz e Bab El-Mandeb, domani forse a Taiwan".
La seconda sezione della newsletter, dal titolo "Sottotraccia", punta l'attenzione, analizza e prova a dare una chiave di lettura ai percorsi della diplomazia, la trama meno visibile delle dinamiche - anche economiche - che determinano gli equilibri del mondo. 
Elisa Querini, Analista Responsabile Desk Asia e Pacifico del CeSI - Centro Studi Internazionali, analizza il quadro delle "Trade and Investment Consultations" avviate a luglio tra Unione Europea e Cina. "Per l'Europa rappresentano un tentativo di governare le tensioni commerciali in un contesto di forte squilibrio con il Dragone, ben descritto dal deficit commerciale di 360 miliardi di euro", scrive Querini. "Per Pechino sono invece un'occasione per accreditarsi come portatore di stabilità rispetto all'imprevedibilità Usa. Il rischio di escalation permane ma lo scenario verosimile resta una "competizione gestita", con progressivo de-risking europeo senza rottura dell'interscambio". Che cosa significa questo per le banche? "Per gli intermediari bancari", spiega l'analista, "tale dinamica merita un monitoraggio sul fronte dei rischi di credito e della domanda di servizi finanziari. Un inasprimento commerciale rischia di accrescere il fabbisogno di capitale circolante delle imprese import/export, sostenendo la domanda di credito, trade finance e coperture su cambio e supply chain. Inoltre, i settori più esposti alle importazioni cinesi possono registrare un deterioramento del rischio creditizio, con riflessi sul "provisioning". Nel lungo periodo, la riallocazione delle supply chain verso Paesi alternativi può generare opportunità di finanziamento legate a reshoring e diversificazione geografica".
A chiudere la newsletter sono tre "Domande aperte", tre quesiti che propongono, in ogni uscita, interrogativi strategico che non hanno ancora una risposta definitiva, ma che meritano di entrare nell'agenda dei Consigli di Amministrazione e del top management. Questa rubrica rappresenta il filo conduttore che accompagna i lettori verso le prossime iniziative  ABI ATLAS, dove le domande sollevate nella newsletter diventano il punto di partenza per un confronto tra esponenti del mondo bancario, istituzioni, accademici ed esperti di geopolitica.
Scopri cos'è ABI ATLAS: https://www.abiatlas.com
 
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