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04 Luglio 2026 / 16:24
 
Il Paese visto dagli esperti: cresce l’incertezza, cambiano le priorità

 
Scenari

Il Paese visto dagli esperti: cresce l’incertezza, cambiano le priorità

di Flavio Padovan - 4 Luglio 2026
La quarta edizione di Skilled View di Pepe Research raccoglie il giudizio di 188 esperti su economia, politiche di sviluppo, PNRR, competenze, intelligenza artificiale e sostenibilità. Aumenta il pessimismo sulle prospettive italiane, mentre imprese e istituzioni sono chiamate a governare trasformazioni tecnologiche, demografiche e ambientali sempre più profonde
Un'economia percepita come più fragile, una fiducia meno solida nella capacità delle politiche pubbliche di accompagnare lo sviluppo e organizzazioni alle prese con una carenza crescente di competenze. In questo contesto l'intelligenza artificiale accelera, entra nei processi e sposta l'attenzione dalla sperimentazione alla gestione dei rischi. La sostenibilità, pur sottoposta a una rilettura più critica, resta nell'agenda europea.
Sono le principali indicazioni della quarta edizione di Skilled View - Il parere degli esperti, l'indagine condotta da Pepe Research tra il 9 aprile e il 12 maggio 2026. Non un sondaggio sulla popolazione, ma una rilevazione qualitativamente mirata che ha coinvolto 188 esponenti di imprese, università, centri di ricerca, associazioni, pubblica amministrazione, fondazioni e istituzioni culturali, appartenenti a tredici differenti settori.
Nel loro insieme, i risultati restituiscono un clima di maggiore cautela. Il rallentamento economico, l'instabilità geopolitica e l'inverno demografico si sovrappongono a nodi strutturali mai risolti, a partire dalla burocrazia. Al tempo stesso emergono trasformazioni che procedono rapidamente, con effetti già visibili sui modelli organizzativi, sulle professionalità richieste e sulle strategie di investimento.

L'AI è già nei processi. Ora va governata

Tra i temi che Bancaforte segue con maggiore continuità, l'intelligenza artificiale è anche quello sul quale la ricerca registra il cambiamento più rapido.
Nel 2026 il 76% degli esperti considera l'AI una realtà concreta nel proprio settore. Solo un anno prima la percentuale si fermava al 52%, mentre nel 2024 era al 50%. In dodici mesi, dunque, la diffusione percepita della tecnologia compie un salto di 24 punti percentuali.
Rimane elevata la fiducia nei suoi effetti: il 78% ritiene che l'intelligenza artificiale produrrà un'evoluzione positiva nel proprio comparto. A crescere è soprattutto la consapevolezza della portata del cambiamento. Per l'82% degli intervistati, entro cinque anni il proprio settore sarà rivoluzionato dall'AI, contro il 74% del 2025 e il 71% del 2024.
Con l'avanzare dell'adozione cambiano però le priorità. Le principali criticità non riguardano più la possibilità di sviluppare le soluzioni, ma la loro integrazione nelle organizzazioni. Al primo posto si colloca la formazione del personale, indicata dal 63% degli esperti. Seguono la sicurezza dei dati, al 59%, e la regolamentazione, al 49%.
Molto più distanti le questioni strettamente operative: l'efficienza dei sistemi è indicata dal 22%, la capacità di concretizzare lo sviluppo tecnico dal 18% e il reperimento di risorse da investire dal 17%. Il timore che l'AI possa sostituire parte del personale riguarda il 21% degli intervistati, mentre lo scetticismo di clienti, utenti o dipendenti si ferma al 13%.
Il passaggio è rilevante soprattutto per banche e operatori finanziari. L'intelligenza artificiale non è più soltanto una leva per aumentare efficienza e qualità del servizio. Diventa un'infrastruttura da inserire in assetti di governo che presidino dati, sicurezza, conformità normativa, trasparenza delle decisioni e responsabilità.

Le attese sull'economia diventano più prudenti

La trasformazione tecnologica procede mentre il giudizio sulle prospettive del Paese diventa più prudente. Il 65% degli esperti prevede un peggioramento della situazione economica nei sei mesi successivi alla rilevazione; soltanto il 5% si attende un miglioramento e il 29% ipotizza condizioni sostanzialmente invariate.
La tendenza si è accentuata rapidamente. Nel 2024 i pessimisti erano il 33%, nel 2025 il 47%. In due anni la quota è quindi quasi raddoppiata.
A condizionare maggiormente i diversi settori è il rallentamento economico generale, indicato dall'86% degli intervistati. Inflazione e alto costo della vita seguono al 75%, davanti al peso del debito pubblico, rilevante per il 72%, e all'invecchiamento della popolazione, al 69%. L'instabilità geopolitica incide per il 66% del campione, il rincaro del petrolio per il 60%. Dazi e difficoltà di accesso ad alcuni mercati si fermano al 48%, ma confermano quanto le dinamiche internazionali siano entrate nelle valutazioni ordinarie di imprese e istituzioni.
Sul piano esterno, il 52% pensa che il Governo riuscirà a mantenere l'Italia lontana dai conflitti, mentre il 44% gli riconosce la capacità di ottenere fiducia in Europa. Più severo il giudizio sulle politiche interne. Solo un terzo degli esperti valuta positivamente l'azione per la transizione digitale; la quota scende al 26% per il sostegno allo sviluppo economico e al 17% sia per lo sviluppo sociale sia per la transizione green.
La fiducia nelle prospettive dei singoli comparti segue la stessa direzione. Il 42% si dichiara ottimista sullo sviluppo del proprio settore nei prossimi quattro o cinque anni, contro il 49% del 2025 e il 52% del 2023. Appena il 19% ritiene che l'azione pubblica stia fornendo sostegno e impulso adeguati; un anno prima era il 31%.

Il PNRR incide, ma meno di un anno fa

La valutazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza resta nel complesso favorevole, ma perde intensità. Il 51% degli esperti ritiene che il PNRR abbia prodotto un impulso concreto nel proprio settore, sette punti in meno rispetto al 2025. Per l'altra metà del campione, l'impatto è stato prevalentemente limitato.
Il giudizio è quindi lontano sia da una bocciatura sia da un consenso pieno. Una parte consistente degli intervistati riconosce gli effetti degli investimenti, ma segnala implicitamente la distanza tra risorse disponibili e capacità di trasformarle in interventi durevoli.
Su questa distanza pesa ancora la burocrazia. L'89% considera il proprio settore fortemente penalizzato dalla complessità amministrativa. Il dato è lievemente migliore rispetto al 94% del 2023, ma il calo non modifica la sostanza: gli adempimenti continuano a rappresentare un ostacolo quasi generalizzato.
Altrettanto trasversale è il problema delle competenze. Il 76% afferma che il proprio comparto fatica a trovare personale qualificato capace di sostenere e accelerare l'innovazione, contro il 65% del 2023. L'83% segnala inoltre difficoltà nel reperire o trattenere le figure professionali necessarie.
La rapidità con cui si stanno diffondendo nuove tecnologie rende questo scarto ancora più evidente. Investire in strumenti digitali senza disporre delle professionalità in grado di integrarli, valutarli e governarli rischia di limitare l'efficacia dell'innovazione. La formazione non è quindi un tema accessorio: diventa una condizione per realizzare gli investimenti e mantenerne il controllo.
La sostenibilità conserva infine un posto nell'agenda. Il 75% degli intervistati pensa che l'Europa proseguirà il proprio impegno, una percentuale vicina al 77% registrato nel 2025. Cresce però dal 28 al 32% la quota di chi ritiene che, nei prossimi anni, l'attenzione ai temi ESG possa diminuire.
Non emerge un abbandono degli obiettivi ambientali e sociali, quanto piuttosto una fase di confronto più serrato con costi, vincoli e priorità industriali. Anche su questo terreno, come per l'intelligenza artificiale, la questione non riguarda più soltanto l'adesione a un principio, ma la capacità di tradurlo in modelli concretamente sostenibili.
Skilled View descrive così un Paese nel quale le pressioni congiunturali si sommano a trasformazioni di lungo periodo. La fiducia si riduce, ma innovazione, capitale umano e sostenibilità restano al centro delle decisioni. La capacità di governare questi passaggi, più che la semplice disponibilità di tecnologie o risorse, appare destinata a incidere sulla competitività dei diversi settori.
 
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