T+1: la sfida europea del settlement entra nella fase operativa
di Flavio Padovan
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17 Marzo 2026
Alla vigilia dell'evento "T+1: l'implementazione è iniziata" promosso da ABI e AMF Italia, David Sabatini analizza le implicazioni strategiche e operative della riduzione del ciclo di regolamento, tra competitività globale, efficienza dei processi e integrazione dei mercati europei
Ridurre il tempo che separa la negoziazione di un titolo dal suo regolamento finale significa intervenire su uno dei meccanismi più delicati del funzionamento dei mercati finanziari. È questa la portata del passaggio al ciclo di regolamento T+1, che porterà l'Europa ad accorciare da due a un giorno il tempo necessario per finalizzare le transazioni sui titoli.
Una trasformazione che non riguarda soltanto l'efficienza dei processi di post-trading, ma tocca temi centrali per l'evoluzione dei mercati dei capitali: dalla gestione dei rischi alla competitività internazionale delle piazze finanziarie europee, fino all'integrazione operativa tra i diversi mercati nazionali.
Il percorso verso la migrazione europea prevista per l'11 ottobre 2027 entra ora in una fase decisiva. Dopo la definizione delle linee guida e delle raccomandazioni operative, banche, intermediari, infrastrutture di mercato e investitori sono chiamati ad avviare l'adeguamento dei propri processi.
Per accompagnare questa fase di implementazione, ABI e AMF Italia promuovono a Milano l'evento "
T+1: l'implementazione è iniziata", in programma il
17 marzo (qui per l'iscrizione gratuita, con possibilità di seguirlo anche via streaming), che riunirà istituzioni, autorità di vigilanza, infrastrutture di mercato, banche e provider tecnologici per fare il punto sulle sfide operative del progetto europeo.
Quali sono le ragioni strategiche dietro la scelta del T+1? Quali benefici porterà ai mercati e quali cambiamenti richiederà agli operatori? E soprattutto, a che punto è la preparazione dell'ecosistema finanziario?
Lo abbiamo chiesto a David Sabatini, Responsabile Mercato dei Capitali di ABI.
L'Europa si prepara a passare da T+2 a T+1. Quali sono le motivazioni strategiche che hanno spinto le istituzioni europee ad accelerare su questo cambiamento?
La decisione europea di passare, da ottobre 2027, da T+2 a T+1 nasce dall'esigenza di mantenere competitività e attrattività in un contesto globale dove diversi mercati, tra cui Stati Uniti, hanno già completato il passaggio a T+1 ed in alcuni casi a T+0. Se l'Europa non si allineasse per tempo, rischierebbe di ampliare il divario competitivo, soprattutto nei confronti del mercato statunitense, con effetti negativi sulla capacità di attrarre investimenti e liquidità globali.
Oltre all'allineamento internazionale, quali benefici concreti porterà il nuovo ciclo di regolamento al funzionamento dei mercati dei capitali europei?
Un ciclo più rapido riduce il rischio di controparte, accelera il flusso dei capitali e aumenta l'efficienza complessiva del mercato. T+1 rappresenta anche un'occasione per superare definitivamente alcune differenze operative nel post-trading europeo, un'area storicamente frammentata e caratterizzata da barriere all'operatività cross-border, che ha limitato la piena integrazione dei mercati dei capitali dell'UE.
La riduzione dei tempi di settlement comporta anche un ripensamento dei processi operativi. Quali saranno gli impatti più rilevanti per banche e intermediari?
La transizione a T+1 incide sulle attività di banche, intermediari ed investitori richiedendo una serie di interventi operativi, tecnologici ed organizzativi. La compressione dei tempi di regolamento richiede una maggiore automazione dei processi e impatta anche sulla gestione della liquidità. È fondamentale, dunque, lavorare fin da subito per arrivare pronti all'appuntamento di ottobre 2027.
Il progetto europeo ha già definito linee guida e raccomandazioni operative. Quali sono le principali tappe del percorso da qui al go-live previsto per l'11 ottobre 2027?
Il progetto europeo è caratterizzato da un approccio misto: alle regole europee si affiancano le raccomandazioni elaborate dalla stessa industria. Il "come va fatto" è stato praticamente stabilito nei mesi scorsi. Siamo ora passati alla fase dell'adeguamento tecnico da parte di banche, intermediari, infrastrutture, investitori. Nel primo trimestre 2027 si passerà infine alla fase dei test. Una recente survey europea sul grado di preparazione del settore finanziario ha evidenziato che solo il 30 per cento delle raccomandazioni è stato mediamente implementato e che il 50% dei soggetti intervistati deve ancora definire i piani di adeguamento a T+1. E' importante, dunque, lavorare oggi per essere pronti domani.
In questo percorso di trasformazione quale ruolo sta svolgendo l'ABI nel supportare le banche associate?
L'ABI è impegnata nel supportare le banche nel percorso di cambiamento verso T+1, promuovendo momenti di confronto tra operatori, mantenendo il dialogo con autorità e infrastrutture. Questo lavoro viene svolto nell'ambito delle attività del Comitato tecnico strategico Unione Mercato dei Capitali, presieduto dal Prof. Padoan. Per sensibilizzare gli associati abbiamo organizzato, con AMF Italia con cui collaboriamo attivamente sui temi del post-trading, un evento istituzionale il 18 marzo a Milano, nel quale parteciperanno tra i relatori le autorità, le infrastrutture, le banche e le imprese di investimento e i fornitori di servizi IT.
La presenza in sala è riservata agli Associati ABI e AMF Italia, fino a esaurimento dei posti disponibili.
È comunque possibile seguire l'evento in diretta streaming, indicando la modalità preferita nel form di registrazione.