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15 Maggio 2026 / 11:16
Scotti (Banca d'Italia): “Innovazione e sicurezza devono evolvere insieme”

 
Scenari

Scotti (Banca d'Italia): “Innovazione e sicurezza devono evolvere insieme”

di Flavio Padovan - 15 Maggio 2026
L'intelligenza artificiale è già entrata nei mercati finanziari. Ma la vera sfida, oggi, non riguarda più la tecnologia in sé. Riguarda governance, resilienza, qualità dei dati e capacità delle istituzioni di governare una trasformazione che corre più veloce dei framework normativi e organizzativi costruiti per gestirla.
È questo il messaggio più forte emerso dall'intervento della Vice Direttrice Generale della Banca d'Italia Chiara Scotti alla presentazione del report OCSE dedicato all'adozione dell'intelligenza artificiale nella finanza italiana.
"L'intelligenza artificiale non è più soltanto una prospettiva futura per la finanza", afferma Scotti. "Il suo utilizzo sta diventando sempre più rilevante nel settore finanziario italiano e si sta progressivamente estendendo anche alle attività dei mercati finanziari".
Una trasformazione che, sottolinea Scotti, ha già superato la fase sperimentale nelle funzioni di supporto e nei processi interni, ma che inizia ora a incidere anche sul funzionamento delle attività core di mercato. Un passaggio particolarmente delicato perché "mercati e infrastrutture finanziarie sono sistemi nei quali innovazione, efficienza e fiducia devono evolvere insieme".
Il punto centrale non è quindi se adottare o meno l'IA, ma come farlo senza compromettere stabilità, integrità dei mercati e resilienza operativa. "La questione - precisa Scotti - non è scegliere tra innovazione e sicurezza, ma assicurare che le due dimensioni evolvano insieme".

La governance come tema centrale

Nell'analisi di Scotti, il nodo più rilevante è quello della governance. L'adozione dell'IA nei mercati finanziari non può essere considerata un tema esclusivamente tecnologico o operativo. Deve diventare una responsabilità pienamente integrata nelle strutture decisionali delle istituzioni finanziarie.
"La responsabilità sull'IA - ricorda Scotti - deve collocarsi dove risiede effettivamente il potere decisionale: consigli di amministrazione e senior management devono definire le strategie, supervisionarne l'implementazione e assicurare che i rischi legati all'IA siano integrati nei framework di controllo esistenti".
Un tema che assume particolare rilevanza nei mercati finanziari, dove algoritmi e processi automatizzati possono influenzare direttamente formazione dei prezzi, liquidità e dinamiche competitive. "In questi ambiti, la qualità della governance non è un tema secondario: è centrale per il corretto funzionamento dei mercati".

Il rischio invisibile delle dipendenze tecnologiche

Nel suo intervento Scotti ha dedicato ampio spazio anche al tema della resilienza operativa e delle dipendenze da terze parti, uno dei punti più critici evidenziati anche dal report OCSE-Banca d'Italia.
Secondo Scotti, l'aumento della dipendenza da infrastrutture cloud, provider esterni e processi data-intensive rischia di amplificare vulnerabilità operative e cyber in modo rapido e poco visibile. "Con l'aumentare della dipendenza da infrastrutture complesse, provider esterni e processi data-intensive - spiega Scotti - vulnerabilità operative e cyber possono propagarsi nel sistema più rapidamente e in modo meno visibile",
Per questo motivo, governance e resilienza devono evolvere insieme. I framework di controllo dovranno diventare più forward-looking e integrare in modo sistematico scenari legati all'IA nei test di resilienza.
Un passaggio nel quale il riferimento a DORA e TIBER-EU è esplicito. "Gli scenari dovranno riflettere concretamente il panorama delle minacce, dai dati di addestramento compromessi agli input avversariali fino alla manipolazione dei modelli".

AI Act e regole europee: il nodo della chiarezza

Altro tema centrale è quello regolamentare. Scotti richiama la necessità di ridurre frammentazione e incertezza normativa, in particolare sul coordinamento tra AI Act e normativa finanziaria europea. "Ulteriori chiarimenti e semplificazioni nell'interazione tra AI Act e normativa finanziaria settoriale restano essenziali per ridurre l'incertezza, evitare sovrapposizioni non necessarie e sostenere un framework di adozione più coerente, proporzionato e favorevole all'innovazione".
Il rischio, in assenza di maggiore armonizzazione europea, è una crescita dei costi di compliance e una frammentazione del mercato.
"Divergenze eccessive aumenterebbero non solo i costi di compliance, ma limiterebbero anche la capacità degli operatori di scalare soluzioni di IA oltre i confini nazionali".
Da qui anche il richiamo alla centralità di iniziative europee come l'European Financial Data Space, considerate strategiche per ridurre frammentazione e sostenere innovazione sicura su larga scala.

Dalla sperimentazione alla scala

Uno dei passaggi più interessanti dell'intervento riguarda il cambio di fase che attende il sistema finanziario italiano.
Secondo Scotti, il settore sta mostrando "progressi concreti nella sperimentazione di applicazioni IA", anche in attività direttamente collegate alla catena del valore dei mercati finanziari: trading, portfolio management, infrastrutture post-trading e advisory.
La vera sfida ora è però passare "dalla sperimentazione all'integrazione". "Il passo successivo consiste nell'integrare l'IA nei processi aziendali in modo sostenibile, ben governato e competitivo", ha spiegato, sottolineando la necessità di creare percorsi più chiari dal pilota alla produzione e di investire in competenze e strumenti adeguati.
In questo scenario, un ruolo cruciale sarà giocato dall'ecosistema dell'innovazione. Scotti ricorda come l'Italia disponga già di innovation facilitator, sandbox e canali istituzionali di dialogo, ma abbia ora bisogno di renderli più efficaci e accessibili anche agli operatori più piccoli.

Competenze e SupTech

La questione delle competenze attraversa trasversalmente tutto il ragionamento della Vice Direttrice Generale della Banca d'Italia. La carenza di expertise specifiche sull'IA viene considerata uno dei principali fattori di rallentamento, sia per le imprese sia per le autorità di vigilanza. "Rafforzare le expertise sull'IA all'interno sia delle istituzioni sia delle autorità è una condizione essenziale per sostenere ulteriori progressi".
In questo contesto, Scotti ha richiamato anche l'importanza degli investimenti in SupTech (Supervisory Technology, cioè l'uso da parte delle autorità finanziarie di strumenti avanzati di raccolta e analisi di dati, consentiti da tecnologie innovative) e nello sviluppo di strumenti avanzati per la vigilanza.

La posta in gioco

Nelle conclusioni, Scotti sintetizza con chiarezza la posta in gioco per il sistema finanziario europeo.
"L'obiettivo non è l'adozione dell'IA come fine in sé, ma un'adozione capace di rafforzare efficienza, resilienza e competitività dei mercati e delle infrastrutture finanziarie italiane ed europee".
Una trasformazione che non dipenderà soltanto dalla qualità della tecnologia disponibile, ma dalla capacità di costruire framework solidi, sviluppare competenze e rafforzare la cooperazione tra operatori e autorità.
"Più in generale, la qualità dei risultati dipenderà non solo dalla tecnologia, ma anche dalla qualità dei framework, delle competenze e delle forme di cooperazione attraverso cui l'IA verrà governata".
Ed è probabilmente proprio questo il punto chiave: nella finanza, l'intelligenza artificiale non sarà valutata per la sofisticazione degli algoritmi, ma per la capacità di rendere il sistema più efficiente senza renderlo più fragile.
 
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