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30 Giugno 2022 / 22:22
Il sonno nella pandemia genera pensieri

 
Scenari

Il sonno nella pandemia genera pensieri

di Ildegarda Ferraro - 15 Febbraio 2022
La pandemia ha portato anche generali problemi di insonnia. D’altra parte, l’ansia può produrre pensieri e disturbi nel sonno. E pure se insonni in realtà non abbiamo mai dormito così bene. Almeno rispetto ad epoche passate...
«Non dormo più. Non so se è semplicemente perché sto invecchiando oppure perché l’impatto su di me della pandemia sta avendo questa forma. Mi addormento. Poi mi sveglio e resto lì, gli occhi spalancati e la mente che gira e gira. E vengono pensieri e pensieri…».
Io resto in assoluto silenzio. Sento anche chi invece come Eta Beta, il personaggio di Walt Disney di un futuro improbabile, dorme bene ovunque, anche sul pomello del letto (https://it.wikipedia.org/wiki/Eta_Beta#cite_note-Bermude-5 e qui http://www.paradiseroad.it/etabeta.html). Non ne parliamo di treni e aerei. C’è chi si siede e dorme. E anche nei momenti peggiori può contare su di un buon sonno ristoratore. Ma probabilmente si tratta di un’eccezione. Sempre più persone mi raccontano questa sostanziale difficoltà ad avere un sano e consapevole rapporto col sonno. E la cosa è certificata.

Sonno e pandemia

Pare assodato ormai che non ci siano buone relazioni tra sonno e Covid 19. Il “sonno pandemico” è un po’ disastrato. Pensieri ed ansia influiscono sul riposo. Si resta svegli e si parte con nuovi ripensamenti. L’insonnia, una volta comparsa, tende a diventare permanente. Dormire bene tra l’altro protegge dalla depressione (vedi qui) aiuta il sistema immunitario, quello cardiovascolare ed ha effetti positivi sul metabolismo (vedi qui).

Il sonno migliore

E comunque mai come ora possiamo contare su condizioni ottimali. L’uso di sonniferi è aumentato del 40% con il Covid 19? Ma questo vuol dire che abbiamo a disposizione risposte concrete. L’Associazione italiana di medicina del sonno ha messo a punto un sito per sostenere chi ha problemi in questo campo, con la possibilità di entrare in contatto via Skype o via mail di giorno con un esperto (qui). E ognuno può fare tesoro dei vademecum per far fronte al problema: rispettare i ritmi circadiani di sonno – veglia, un’alimentazione sana, un po’ di movimento e un minimo di divertimento. E questo non vuol dire sminuire il problema, ma solo fare il confronto con quello che dev’essere stato il sonno in altri tempi. Quanto dev’essere stato complesso combattere il freddo, gli insetti, la scomodità dei giacigli. Abbiamo in mano la possibilità di dormire al meglio, usando tutto quello che possiamo. Anche musica rilassante per svegliarsi riposati (https://music.youtube.com/tasteprofile). È certo un pezzetto di felicità poter contare su di un sonno ristoratore.

Il “sonno segmentato”

E comunque se non ci riuscissimo proprio, potremmo accontentarci del “sonno segmentato”, suddivido in momenti diversi (vedi qui e qui). Pare non ci sia nessuna regola sulla cui base si debba per forza dormire di seguito setto o otto ore. Intere popolazioni hanno sperimentato felicemente di dormire alcune ore, alzarsi nel cuore della notte e tornare poi a dormire dopo aver passato alcune ore davanti al fuoco, leggendo, meditando o in altro modo. È un antico modo di vivere e di dormire. Nulla di nuovo sotto il sole e possiamo riscoprirlo. Senza considerarla una maledizione, ma una diversa via di vivere almeno per un periodo di tempo.
 
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