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18 Giugno 2026 / 01:39
Antirapina: dalle banche best practice per l'Italia

 
Sicurezza

Antirapina: dalle banche best practice per l’Italia

di Flavio, Padovan - 2 Novembre 2010
Le banche stanno cogliendo successi significativi nella lotta anticrimine e mettono a disposizione delle altre categorie a rischio l’esperienza maturata. Nel Convegno Banche e Sicurezza 2010…
La strategia antirapina sta funzionando e le banche sono pronte a condividere con altre categorie a rischio le soluzioni che hanno dimostrato sul campo di saper contrastare efficacemente la criminalità. È questo il messaggio principale che emerge dal convegno “Banche e Sicurezza”, il più importante evento italiano del settore che riunisce ogni anno a Roma l’intera com-munity del mondo della sicurezza legata al comparto finanziario. “L’importanza e la delicatezza sociale del tema sicurezza e la sua rilevanza economica per il Paese richiedono l’adozione di strategie di intervento condivise a livello di sistema. Una stretta collaborazione con le Forze dell’Ordine è essenziale per prevenire e reprimere gli eventi criminosi, così come l’adozione di iniziative di scambio di dati, esperienze e prassi operative con le associazioni di categorie degli altri settori esposti al rischio rapina permetterà una più efficace azione di contrasto” ha dichiarato Pierfrancesco Gaggi, Responsabile Area Infrastrutture ABI, sottolineando l’importanza in questo scenario del ruolo dell’Associazione come “punto di connessione tra mercato, imprese e istituzioni”. L’Osservatorio intersettoriale sulla criminalità predatoria, attivato in ambito OSSIF, il Centro di ricerca dell’ABI in materia di sicurezza anticrimine, in collaborazione con il Ministero dell’Interno (Servizio Analisi Criminale), rappresenta lo strumento scelto per monitorare il rischio rapina oltre i confini del mondo bancario e per disporre di una sede di dialogo, confronto e scambio di dati, conoscenze e best practice. L’obiettivo è mettere a fattore comune le migliori espe-rienze, mutuandole da chi è più avanti, avendo come orizzonte la sicurezza non solo del proprio comparto, ma dell’intero sistema Paese. All’Osservatorio prendono parte, oltre le banche, Poste Italiane, Assovalori, Federazione Italiana Tabaccai, Confcommercio, Federdistribuzione e Federfarma.

Una ricetta che funziona

A caratterizzare l’edizione 2010 del convegno è stato l’ottimismo derivante dal trend delle rapine alle banche in Italia, drasticamente in calo per il secondo anno consecutivo (-19,3% rispetto al 2008 e – 41,3% rispetto al 2007). Ma non è il solo dato positivo fornito da OSSIF nell’ormai tradizionale indagine annuale, punto di riferimento per ogni analisi sull’efficacia delle strategie di protezione delle dipendenze bancarie (si veda box a pag. 16). Conforta gli operatori soprattutto l’indice di rischio, cioè il numero di rapine ogni 100 sportelli, che nel 2009 è stato pari a 5,1 ovvero il valore più basso mai raggiunto nel periodo di osservazione della ricerca, e quasi la metà di quanto registrato solo due anni prima, nel 2007. Anche il bottino totale dei rapinatori è in picchiata ( -15% rispetto al 2008 e quasi – 50% rispetto al 1998) così come l’ammontare medio per colpo, dimezzatosi rispetto al 1991 (-50,5% rispetto al 1991). Sebbene la strada per debellare il fenomeno sia ancora lunga, non c’è dubbio che i dati siano assolutamente incoraggianti e dimostrano la maturità raggiunta dalle banche nelle iniziative anticrimine messe in atto, frutto degli ingenti investimenti in tecnologie e sintesi efficace tra sistemi di difesa, formazione dei dipendenti, studio di metodologie operative innovative, stretta collabo-razione con le Forze dell’Ordine e gli altri operatori coinvolti. Analizziamo insieme a Marco Iaconis, Responsabile Settore Sicurezza e Facility dell’ABI e Vice Presidente di OSSIF, i principali elementi che hanno portato a cogliere questi risultati.

Rapinatori in fuga dalle banche

La forte riduzione delle rapine alle dipendenze bancarie è il risultato di un’azione di sistema complessiva, che non ha trascu-rato nessun aspetto. Innanzitutto – spiega Iaconis – siamo riusciti a diminuire l’attrat-tività delle agenzie come obiettivo dei criminali agendo su due leve: la riduzione della quantità del contante disponibile agli sportelli e il rafforzamento delle misure di sicurezza”. Una strategia che funziona, se è vero – come dicono i dati dell’analisi intersettoriale presentata al convegno – che la percentuale delle rapine in banca rispetto al totale complessivo è scesa al 4,9%, contro l’8,5% del 1998. Il poco cash disponibile, continua Iaconis, ha cambiato anche il profilo del rapinatore: ad assaltare gli sportelli non sono più bande composte da 5 o 6 professionisti armati, ma nella maggioranza dei casi il colpo è tentato da una coppia di malviventi (e in un ulteriore 33% dei casi da una persona singola), spesso poco esperti o improvvisati, che utilizzano per il reato piccoli coltelli o taglierini (nel 48% dei casi), minacce verbali (25%) o armi finte (4%). D’altronde in due rapine su tre l’ammontare medio sottratto non supera i 15mila euro: troppo poco per giustificare l’impiego di più uomini esperti.

Protezioni hitech per gli sportelli

La sempre maggiore diffusione di sistema di sicu-rezza di ultima generazione basati su tecnologie innovative sono un altro importante elemento di dissuasione e di contrasto. “L’utilizzo di telecamere digitali, sistemi biometrici ed altri strumenti avanzati hanno contribuito in maniera determinante al calo delle rapine in banca” sottolinea Iaconis, evidenzian-do soprattutto l’apporto fornito all’attività investigativa delle Forze dell’Ordine. In un caso su due i malviventi sono stati individuati proprio grazie ai nuovi sistemi che permettono una più facile identificazione dei colpevoli e di provare l’esatto svolgimento dell’azione, utile per ottenere la condanna anche di eventuali complici che partecipano occultamente all’azione. E assicurare rapidamente alla giustizia un rapinatore, oltre che rafforzare il senso di sicurezza dei cittadini, permette anche di diminuire sen-sibilmente il numero complessivo di reati, visto che di solito si tratta di malviventi abituali che compiono più colpi durante l’anno. A Banche e Sicurezza 2010 si è avuta un’ampia panoramica delle soluzioni tecnologiche all’avanguardia di cui possono disporre le banche. “Le proposte che ci hanno presentato in anteprima le aziende fornitrici andranno ulteriormente a rafforzare la gamma di strumenti utili per scoraggiare o contrastare i rapinatori. Come in tutti i settori, c’è una continua gara tra criminalità e sistemi di difesa e per questo è necessaria una continua azione di innovazione e aggiornamento” ha proseguito Iaconis, rivelando in particolare che nuove soluzioni in fase di sperimentazione stanno dando risultati sorprendenti e quindi le Forze dell’Ordine avranno pre-sto un’arma in più particolarmente effica-ce per bloccare l’attività dei malviventi.

Sempre più sicurezza partecipata

Altro tassello importante della strategia che sta permettendo alle banche di contra-stare con efficacia gli eventi criminali è la speciale cooperazione avviata da qualche anno con le Forze dell’Ordine, anche attraverso l’adesione a protocolli congiunti. “Il costante scambio di informazioni, la segnalazione di situazioni di rischio, la condivisione di dati, lo studio congiunto delle modalità operative migliori hanno permesso in questi anni un salto di qualità nella lotta contro i rapinatori” conferma Iaconis. La firma a Banche e Sicurezza 2010 del nuovo Protocollo d’intesa tra ABI e Ministero dell’Interno ribadisce la volontà di procedere sulla strada della sinergia e del costante confronto, una prassi ormai radicata nelle politiche di sicurezza di tutte le banche. L’accordo rinnova quello siglato nel 2006 e fa da cornice alle intese, più di stampo operativo, raggiunte a livello territoriale tra l’ABI e le singole Prefetture in 94 province.

Gli investimenti anticrimine

Le banche italiane continuano a spendere ogni anno oltre 700 milioni di euro per rendere le proprie filiali più sicure. In particolare, nel 2009 circa la metà degli investimenti è stata destinata alle strategie antirapina, il 29% al trasporto valori e il 24% ai sistemi antifurto. Aumenta la diffusione dei dispositivi tecnologici di difesa, ma presenta ancora una certa disomogeneità. Ad esempio, se circa il 90% degli sportelli attivi ha sistemi di allarme e di videoregistrazione, il 75,5% dispositivi di apertura ritardata e il 54% metal detector, solo il 17,5% si è dotato di un erogatore automatico di banconote, il 16% di videosorveglianza e l’8% di dispositivi biometrici. A questi investimenti si devono aggiungere quelli per la formazione-informazione-aggiornamento dei dipendenti, sempre più necessari perché la sicurezza si trasformi da potenziale ad effettiva attraverso i corretti comportamenti degli operatori di sportello. Non è un caso che nella “Guida Antirapina”, destinata a tutti i dipendenti delle banche (cfr. box a pag. 13), si evidenzia proprio “la centralità dell’informazione al persona-le e il suo ruolo di soggetto attivo nelle politiche di protezione”, fornendo anche istruzioni pratiche per la prevenzione e la gestione dell’evento.

Cash, un problema ancora aperto

Il problema delle rapine in banca è direttamente collegato all’ampia preferenza per il contante che ancora caratterizza l’Italia, in ritardo nell’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici. Nel nostro Paese circolano circa 2.491 milioni di banconote, per un valore di 143 miliardi di euro, pari a circa il 18% del totale dell’Eurosistema. Ridurre il cash significherebbe contribuire all’ammodernamento complessivo del paese e garantire più sicurezza, non solo in banca, perché dove c’è contante, c’è il rischio rapina. Inoltre, con la diffusione di strumenti alternativi di pagamento, si ridurrebbe anche il costo del cash, stimato per l’Italia in 10 miliardi l’anno, di cui circa 3 a carico del solo settore bancario.

Zero vittime, un record italiano

Fa sicuramente meno notizia delle maglie nere che l’Europa ci assegna periodicamente per il numero di rapine che ancora avvengono nei nostri confini, ma l’Italia può vantare un dato a cui pochi altri paesi si avvicinano: gli attacchi agli sportelli non si concludono mai in modo cruento. Una caratteristica di cui il mondo bancario va giustamente orgoglioso e che non è frutto del caso ma di una cultura della salvaguardia della persona di cui da sempre l’ABI si fa portavoce a ogni livello. Gli investimenti effettuati in sistemi di sicurezza e l’attività di formazione-informazione verso i dipendenti hanno come obiettivo primario proprio quello di minimizzare il rischio di danni per i dipendenti e i clienti. Ogni sforzo, lo si è ribadito anche durante Banche e Sicurezza 2010, è giustificato per mantenere lo zero nella casella dei morti per rapina.
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