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07 Ottobre 2026 / 08:15
Un'economia dai rifiuti

 
Imprese

Un’economia dai rifiuti

di Ildegarda, Ferraro - 9 Aprile 2018
Valgono miliardi. Perché tutto si può trasformare e anche quello che proprio non può tornare utile in realtà può produrre energia verde per settori energivori. Dall’immondizia prospettive nuove. E quello che conta alla fine è la qualità della vita
Nuovi alchimisti crescono. E mentre divido la carta dalla plastica e dal vetro, lascio l’organico nelle buste di mater bi, ossia la plastica organica biodegradabile, e l’indifferenziato nel sacco nero ripenso a come tutto questo può essere il petrolio di domani. Non solo la sciagura dell’oggi. È una suggestione, ma le prove arrivano giorno per giorno. Dagli scarti caseari confezioni biodegradabili (leggi qui). E anche l’inutilizzabile in realtà è prezioso.
Apro il giornale e appare in chiaro “Cemento, serve più energia verde dai rifiuti ma le città italiane la ‘regalano’ alla Germania”. L’idea è che anche quello che proprio non si può più usare è prezioso per produrre combustibili al posto del petrolio. Come scrive Stefano Carli “gran parte dei 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e i 130 milioni di tonnellate di rifiuti speciali (auto da rottamare, pneumatici, elettrodomestici, fanghi residui dei depuratori della rete idrica) finiscono all’estero, dove vengono usati per produrre Css, i Combustibili solidi secondari, che alimentano i comparti più energivori dell’industria: dal cemento alla siderurgia, dalla carta al vetro”. Il Css è una specie di pellet industriale. Piccole parti che vengono inserite nei bruciatori industriali come il pellet domestico viene messo nelle stufe. E viene dalla raccolta differenziata fatta a regola d’arte. Migliore è la qualità, migliore la resa. E le pubbliche amministrazioni in Italia pagano in media 170 euro a tonnellata per portare i rifiuti fuori.

Quanto valgono i rifiuti

Fabrizio de André cantava “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. A prescindere dai fiori, i rifiuti possono essere alla base di una florida economia. E valgono miliardi, 10 secondo il Waste Strategy Annual Report 2017 (leggi qui). 100 top player nei rifiuti urbani hanno messo a segno un valore di produzione nel 2016 pari a quasi 7 miliardi e mezzo di euro, con un aumento del 3,8% sul 2015, più del doppio dell’aumento della nostra economia, fissato all’1,5%. Se poi a questi numeri si aggiungono quelli del comparto della selezione a valle della raccolta differenziata, le cifre complessive sfiorano i 10 miliardi. Secondo altre stime la gestione dei rifiuti, intesa come industria del riciclo, varrebbe 23 miliardi (leggi qui).
Il latte diventa packaging e il riciclo è in almeno 10 consorzi. Intanto la produzione di immondizia aumenta costantemente. Siamo ormai a 536 chili l’anno per abitante, in crescita appunto rispetto ai 530 precedenti. Le cifre sono di Ecosistema urbano, che riporta anche città per città quanto si recupera (leggi qui). Isernia, Nuoro e Matera tra le città che producono meno rifiuti urbani per abitante. Pordenone, Treviso e Trento quelle dove il recupero con la differenziata è maggiore.

Il programma Life

Economia dei rifiuti non è solo un comparto in sviluppo. È anche qualità della vita, ambiente e clima. In questo campo è stato da poco varato il nuovo Programma Life Ue 2018 – 2020 lanciato dalla Commissione europea (leggi qui). Il budget complessivo per il triennio è di un miliardo e 657 milioni. Due i sottoprogrammi, ambiente e azione sul clima. È prevista una maggiore facilità di accesso ai finanziamenti, snellimenti burocratici. Il futuro di domani è anche negli scarti di ieri.
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