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28 Novembre 2021 / 18:40
Un 2020 ancora in crescita

 
Fintech

Un 2020 ancora in crescita

di Flavio Padovan - 16 Aprile 2020
Nonostante l'impatto che la crisi legata al coronavirus sta avendo sull'economia italiana, TAS Group punta a mantenere inalterate le stime di sviluppo per quest'anno. Un ottimismo legato alla capacità di trasferire in smart working il 100% della produzione, ma anche a un'offerta innovativa che deriva da continui e significativi investimenti in tecnologie e ricerca. Ne parla l'amministratore delegato Valentino Bravi

Come sta affrontando TAS l'emergenza coronavirus? Siete riusciti a mantenere l'operatività del gruppo?

“Per noi lo smart working non è una novità. È dal 2012 che lo abbiamo adottato in azienda firmando i primi accordi con le rappresentanze sindacali. Ma prima di questa emergenza sanitaria copriva in media il 30% del totale, mentre ora siamo quasi al 100%. Non nascondo che quando abbiamo deciso di portare tutte le attività in smart working il timore che qualcosa non potesse andare per il meglio c'era, anche perché lavorando per lo sviluppo del software con la metodologia agile, le persone erano abituate a stare insieme nella stessa stanza per condividere informazioni e interagire continuamente. Invece, con un piccolo investimento sui software di collaboration a stanze virtuali, siamo riusciti a mantenere sostanzialmente lo stesso livello di produttività, con i vantaggi di conciliare meglio i tempi di vita e di lavoro e di risparmiare le ore prima perse per gli spostamenti tra casa e ufficio.

Quindi non avrete nessun impatto sul business?

“L'area commerciale è l'unica attività che soffre del lockdown, perché richiede un rapporto diretto con il cliente che non è sostituibile solo con una telefonata o una videochiamata. Ma avevamo seminato tanto in precedenza, e quindi nel breve periodo l'impatto sul business non lo vediamo. Al momento tutte le previsioni per il 2020 non sono cambiate e per noi sarà un altro anno positivo dal punto di vista economico”.

Quanto rimarrà di questa esperienza di smart working passata l'emergenza Coronavirus?

“La mia sensazione a caldo è che abbiamo davanti un bella opportunità. Queste settimane di smart working al 100% che ci sta imponendo l'emergenza ci hanno fatto testare appieno questa modalità di lavoro anche su aree aziendali per le quali finora non pensavamo potesse essere efficace. I fatti hanno invece dimostrato che non solo è possibile, ma che ha impatti positivi su molti aspetti. Quindi anche quando ci saremo lasciati alle spalle il periodo di lockdown, penso che non torneremo completamente alla situazione precedente, ma continueremo a utilizzare lo smart working, integrandolo di più con la presenza in sede”.

Un'accelerazione verso il digitale che coinvolgerà tutti i settori produttivi del Paese?

“Io dico di sì. Anche realtà che non avevano mai sperimentato lo smart working o che finora lo avevano utilizzato in modo limitato, hanno avuto la possibilità di verificarne l'applicabilità e gli impatti positivi. E non credo che torneranno indietro, perché i vantaggi sono importanti, anche a livello di costi. È un'esperienza che, se sfruttata in modo intelligente, permette di ripensare e migliorare il proprio processo di business. Mi riferisco ovviamente a tutte quelle attività dove è possibile lo smart working: è chiaro che chi lavora in una catena di montaggio o ha una un'attività di vendita ai consumer non potrà farlo da remoto o da casa. Tutti gli altri avranno però questa possibilità che garantisce risparmi energetici, di spazi, di inquinamento, di traffico ecc. A livello di sistema i vantaggi sono indiscutibili”.

TAS è stata tra le prime aziende ad assicurare tutto il personale per i rischi Covid-19. Un esempio poi seguito da molti.

“Non ci abbiamo pensato un momento. Appena il nostro broker Marsh ci ha proposto la copertura assicurativa, ho detto subito sì e il giorno dopo era attiva non solo per tutti gli oltre 400 dipendenti di Tas, ma anche per le loro famiglie. Un piccolo gesto concreto per dimostrare ancora una volta quanto la persone siano preziose per TAS e per esprimere la gratitudine per l'impegno e la disponibilità con cui stanno affrontando l'emergenza. Abbiamo ricevuto molte mail di ringraziamento e questo ci fa piacere perché dimostra che il messaggio è arrivato”.

Avete da poco approvato il bilancio 2019, con ricavi in crescita del 24%, Ebitda più che raddoppiato al 23% e un utile netto al 9%. Qual è il dato di cui è più soddisfatto?

“È sicuramente un bel bilancio e i numeri parlano da soli. Ma la cosa per me più importante è che stiamo continuando a crescere anno dopo anno, dimostrando che abbiamo archiviato quelle difficoltà incontrate prima del cambio di governance. Un trend di sviluppo che dimostra che abbiamo fatto le scelte giuste e che siamo stati lungimiranti quando abbiamo deciso di investire ogni anno il 10% dei nostri ricavi in innovazione per proporre al mondo bancario prodotti sempre migliori. Ora abbiamo un’offerta molto innovativa non solo dal punto di vista funzionale, ma anche da quello tecnologico, e sentiamo la fiducia dei nostri clienti. Siamo orgogliosi di essere considerati non un semplice fornitore, ma come parte del settore bancario italiano e della sua storia”.

Come sta andando lo sviluppo all'estero?

“Anche fuori dall'Italia continuiamo a crescere velocemente. Attualmente il 20% del fatturato totale arriva dai mercati esteri, ma contiamo di aumentare rapidamente questa percentuale. In particolare ci stanno dando grandi soddisfazioni gli Stati Uniti, dove siamo entrati con successo nel business delle prepagate per le medie e piccole realtà americane del settore dei pagamenti. Ma stiamo crescendo in tutti i Paesi dove siamo presenti. TAS International, la nostra holding per i mercati internazionali che ha sede a Lugano, sta continuando a chiudere contratti con clienti significativi. E anche il recente accordo con Temenos, società specializzata in soluzioni core banking con oltre 3 mila banche clienti nel mondo (leggi qui la notizia), ci apre nuove possibilità. Siamo molto ottimisti: crediamo che nell'arco di due o tre anni la nostra presenza all'estero sarà molto più rilevante”.

La crisi del coronavirus avrà impatti sui grandi progetti come la Consolidation T2/T2S?

“Per noi questo è un tema importantissimo perché abbiamo circa l'85% del mercato italiano della Consolidation T2/T2S, oltre a supportare la migrazione delle banche centrali, nostre storiche clienti. Le ultime notizie ci confortano, perché le tempistiche sono state recentemente confermate. Anzi, si stanno aggiungendo nuove scadenze intermedie per rispettare il go live a novembre 2021. Noi stiamo continuando a lavorare per andare in produzione ad ottobre 2021. Poi se venisse deciso un eventuale slittamento di qualche mese, non sarebbe un problema”.

A proposito di Covid-19, avete appena annunciato un'iniziativa di solidarietà che coinvolge anche tutto il personale.

“Crediamo che in questa fase di difficoltà del Paese, sia doveroso che tutti coloro che ne hanno la possibilità, come individui ma soprattutto come imprese, diano il loro contributo per la risoluzione della crisi. Abbiamo così deciso di contribuire alla ricerca sul coronavirus, in particolare in favore di due poli di eccellenza che in Italia stanno conducendo studi tra i più avanzati: la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia e l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. Abbiamo pensato di coinvolgere nell’iniziativa i nostri dipendenti, proponendo di raddoppiare il valore di ogni ora della loro retribuzione lorda o di ferie e permessi che avessero scelto di devolvere a questa iniziativa di solidarietà. La calorosa adesione che abbiamo ricevuto ci fa sentire ancora più uniti come gruppo e partecipi dello sforzo comune per uscire al più presto da questa fase di emergenza”.
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