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03 Febbraio 2026 / 18:33
Quando l’innovazione diventa infrastruttura

 
Scenari

Quando l’innovazione diventa infrastruttura

di Flavio Padovan - 3 Febbraio 2026
Euro digitale, DLT e tokenizzazione non sono più temi di frontiera, ma snodi strategici per il futuro dell'Europa. Nell'intervento al Comitato Esecutivo ABI, il Governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta inserisce finanza digitale e sovranità monetaria nel nuovo contesto economico e geopolitico, chiarendo come i pagamenti siano una leva strategica e l'innovazione un'infrastruttura di fiducia. Sullo sfondo, una sfida decisiva per il settore bancario europeo: trasformare tecnologia, competenze e semplificazione in adozione concreta e competitività.
C'era un tempo in cui l'intervento di un banchiere centrale al Comitato Esecutivo dell'ABI sarebbe sembrato lontano anni luce dalle agende di chi lavora su tecnologia e innovazione. Oggi non più, come dimostra il discorso che il Governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, ha pronunciato pochi giorni fa a Milano - tra le prime uscite ufficiali dell'anno - intrecciando le tradizionali analisi del quadro internazionale e della congiuntura economica con riflessioni su temi ormai centrali per il settore bancario: intelligenza artificiale, infrastrutture dei pagamenti, moneta digitale, competenze.
Il filo conduttore dell'intervento è chiaro. In un mondo instabile e sempre più competitivo, l'innovazione non è un capitolo separato, ma l'infrastruttura su cui si fondano fiducia, autonomia e crescita. E, soprattutto, i pagamenti - spesso relegati alla dimensione del "servizio" - diventano un terreno strategico sul quale l'Europa misura la propria capacità di non dipendere da altri.
Panetta lo afferma, come è suo stile, senza giri di parole: nei prossimi anni la finanza digitale è destinata a espandersi a una velocità crescente. Non si tratta di archiviare strumenti e modelli esistenti, ma di trasformarne la natura tecnologica. Contante, moneta di banca centrale, scambi all'ingrosso, moneta bancaria: tutto è chiamato a evolvere verso forme digitali e, progressivamente, tokenizzate.
È a partire da qui che il discorso sui pagamenti smette di essere tecnico e diventa pienamente strategico.

Pagamenti ed euro digitale: una leva di autonomia europea

Nella lettura di Panetta, l'euro digitale non rappresenta una minaccia competitiva per le banche, ma una piattaforma abilitante per un mercato europeo più integrato e meno dipendente da circuiti extra-UE. Il punto non è sostituire ciò che esiste, ma creare un'infrastruttura comune capace di rafforzare l'ecosistema dei pagamenti europei.
La risposta del Governatore a chi solleva il tema del peso dei grandi operatori statunitensi nei pagamenti elettronici è tra le più nette dell'intervento. Invece di temere che l'euro digitale "porti via" qualcosa, il vero obiettivo è "riprendersi quel 70%" di mercato oggi in mano a Visa e Mastercard. Un'affermazione che Panetta argomenta anche con un esempio personale: tra Italia, Belgio e Stati Uniti, finiva per usare una carta "americana per tutto" fuori dai confini nazionali, perché mancava un circuito europeo realmente interoperabile. "Non c'è mai stato un accordo a livello europeo su un circuito europeo, perché gli standard sono diversi", osserva.
Un euro digitale concepito come circuito aperto può creare le condizioni tecnologiche per far circolare soluzioni europee ovunque, abbattendo frammentazioni, riducendo costi e rafforzando la concorrenza. Ma soprattutto riducendo una dipendenza che, in un contesto geopolitico sempre più teso, non è più neutrale.
È qui che il tema dei pagamenti si salda con quello della sicurezza. In un mondo in cui "tutto è strategico", le transazioni non sono solo flussi di valore, ma anche dati sensibili. L'autonomia, sottolinea Panetta, non è ostilità verso l'esterno: è la riduzione di un rischio strutturale in un'infrastruttura critica.

Stablecoin e moneta tokenizzata: la stabilità non è uno slogan

All'interno di questo scenario si colloca la riflessione sulla finanza digitale privata. Le stablecoin, riconosce Panetta, "sollevano l'immaginario collettivo" e sono destinate a svilupparsi, anche per la spinta statunitense verso l'innovazione finanziaria digitale. Ma il Governatore evita scorciatoie concettuali: il loro ruolo finale non è scontato, e soprattutto la stabilità non nasce dal nome.
Oggi molte stablecoin denominate in dollari vengono utilizzate per trasferimenti internazionali verso Paesi con controlli sui capitali o valute instabili, e come ponte operativo per entrare e uscire dal mondo delle cripto-attività. Diventano davvero stabili solo se le riserve sono composte da attività vicine alla moneta della banca centrale e, in subordine, alla moneta bancaria solida e regolamentata. Se invece l'attivo include asset opachi o altre stablecoin, il rischio cresce e la promessa di stabilità si indebolisce.
Da qui una tesi di fondo che attraversa tutto l'intervento: la finanza digitale privata non corre su un binario parallelo. Dipende dal fatto che i due pilastri del sistema - moneta della banca centrale e moneta delle banche commerciali - siano in grado di operare in un mondo digitale e tokenizzato. Solo su questa base può svilupparsi "tutto il resto" senza generare instabilità.

Sovranità come processo storico, non come scelta opzionale

Questa impostazione trova un naturale punto di contatto con l'intervento del Presidente dell'ABI Antonio Patuelli, che incornicia l'euro digitale come un "processo storico" e uno "strumento di libertà". Non un'opzione tra le tante, ma una tappa coerente con l'evoluzione dei pagamenti, in un contesto in cui contante e moneta metallica non sono più centrali e l'autosufficienza diventa una condizione di autonomia.
Due percorsi distinti - innovazione privata e moneta pubblica digitale - ma complementari. L'obiettivo non è creare conflitto, bensì costruire una base comune europea su cui possa svilupparsi anche l'iniziativa privata. È su questo terreno che la discussione sull'euro digitale smette di essere ideologica e diventa strutturale.
Ed è solo a questo punto che la visione strategica può tradursi in architettura operativa.

Pontes e Appia: dalla visione alla costruzione dell'infrastruttura

Se euro digitale e sovranità dei pagamenti definiscono la direzione, Pontes e Appia sono gli strumenti con cui l'Eurosistema prova a renderla concreta. È qui che l'innovazione diventa infrastruttura nel senso più pieno del termine.
Il cuore tecnico dell'intervento emerge con il richiamo ai due progetti. Pontes, con un orizzonte di breve periodo, è pensato per collegare l'infrastruttura Target - utilizzata quotidianamente dalle banche - con piattaforme a registri distribuiti (DLT), consentendo alle infrastrutture della banca centrale di dialogare sia con sistemi tradizionali sia con quelli innovativi. Appia, con un respiro più lungo, punta invece a un'evoluzione più profonda: una futura infrastruttura di regolamento basata nativamente su tecnologia DLT.
Panetta chiarisce che non esiste ancora un modello definitivo. Il mercato non ha espresso uno schema operativo dominante e, proprio per questo, la fase di progettazione e sperimentazione diventa decisiva. "Quando uno si fa la casa, deve stare lì con l'architetto, altrimenti diventa la casa dell'architetto", osserva, richiamando il ruolo attivo che banche e operatori sono chiamati a svolgere.
La collaborazione avviata con l'ABI e con gli intermediari non è quindi accessoria. È il passaggio attraverso cui le sperimentazioni possono trasformarsi in standard condivisi, riducendo il rischio di soluzioni calate dall'alto e rafforzando la coerenza dell'ecosistema europeo dei pagamenti.

Tecnologia e conoscenza: la vera materia prima

A questo punto il discorso di Panetta si allarga in modo naturale al contesto globale. La spinta su pagamenti e finanza digitale non nasce nel vuoto, ma è la risposta a un mondo in cui tecnologia e geopolitica stanno riscrivendo gerarchie e dipendenze.
La prima forza di fondo è la rivoluzione tecnologica, "vera e propria", che rialloca potere economico e politico. La competizione tra Stati Uniti e Cina, sottolinea Panetta, è innanzitutto una disputa per la supremazia tecnologica, che si riflette anche nelle tensioni per il controllo di materie prime critiche - dalle terre rare ai minerali - e, in prospettiva, delle risorse idriche, sempre più essenziali per infrastrutture digitali e intelligenza artificiale.
La seconda forza è la politica. L'incertezza aumenta, e variabili finanziarie e infrastrutture diventano leve strategiche. Il riferimento alle sanzioni contro la Russia è emblematico: quelle che hanno inciso davvero sono state soprattutto le misure finanziarie, perché poggiano su infrastrutture e mercati che, quando coordinati, agiscono con immediatezza.
Ma se la tecnologia è la gara, la conoscenza è il carburante. Panetta insiste sulla necessità di investire in competenze, soprattutto in Italia, dove la spesa per la formazione resta inferiore a quella di altri Paesi. L'Europa forse non recupererà sul terreno dell'invenzione, dove i costi fissi sono enormi, ma può vincere la partita dell'adozione. "Noi dobbiamo puntare sull'adozione", ricorda, sottolineando che la produttività può crescere anche senza essere all'origine della tecnologia, a patto di saperla diffondere nel tessuto produttivo, in particolare tra le piccole e medie imprese.

Congiuntura: resilienza globale e nuove pressioni competitive

In questo quadro si inserisce la lettura della congiuntura. Panetta osserva che l'economia mondiale ha retto meglio delle attese: nessuna recessione diffusa, crescita degli Stati Uniti superiore alle previsioni. Il commercio internazionale, pur frammentandosi, non è crollato, ma si è riallocato, e una parte rilevante degli scambi è oggi alimentata dalla filiera dell'intelligenza artificiale, dai microchip alle componenti avanzate.
Per l'Europa, però, l'altra faccia della medaglia è meno rassicurante. La Cina, con una domanda interna debole, spinge sull'export verso altri mercati, e l'Europa diventa uno sbocco naturale. Panetta richiama la discesa dei prezzi all'esportazione dei beni cinesi e l'aumento delle esportazioni verso Europa e Italia, anche perché il contenuto tecnologico dei prodotti cinesi è ormai molto elevato. In questo scenario la Germania soffre più di altri, per il peso dell'industria e per un modello che richiede riconversioni rapide. Per l'Italia l'impatto è diretto, perché Germania e Stati Uniti restano mercati di sbocco cruciali.

Congiuntura: resilienza globale, nuove pressioni competitive

In questo contesto si inserisce la lettura della congiuntura. Panetta osserva che l'economia mondiale ha retto meglio delle attese: nessuna recessione diffusa, crescita degli Stati Uniti superiore alle previsioni. Il commercio internazionale, pur frammentandosi, non è crollato: si è riallocato, e una parte rilevante degli scambi è oggi alimentata dalla filiera dell'intelligenza artificiale, dai microchip alle componenti avanzate.
Per l'Europa, però, l'altra faccia della medaglia è meno rassicurante. La Cina, con una domanda interna debole, spinge sull'export verso altri mercati, e l'Europa diventa uno sbocco naturale. Panetta richiama la discesa dei prezzi all'esportazione dei beni cinesi e l'aumento delle esportazioni verso Europa e Italia, anche perché il contenuto tecnologico dei prodotti cinesi è ormai molto elevato. In questo scenario la Germania soffre più di altri, per il peso dell'industria e per un modello che richiede riconversioni rapide. Per l'Italia l'impatto è diretto, perché Germania e Stati Uniti restano mercati di sbocco cruciali.

Semplificazione: l'alternativa intelligente alla deregolamentazione

È proprio nel punto in cui shock esterni e competizione globale alzano l'asticella che Panetta innesta il tema della semplificazione. Il ragionamento è lineare: in una fase in cui le banche sono redditizie e il settore ha assorbito shock senza una nuova ondata di deteriorato, deregolamentare richiederebbe una motivazione molto forte. La risposta efficace, invece, è ridurre complessità e ridondanze che consumano risorse senza rafforzare la stabilità.
Il Governatore ricorda che l'Eurosistema ha abbracciato questa impostazione e che sono già state avanzate proposte alla Commissione. Le direttrici sono chiare: una struttura del capitale più snella e comprensibile, una maggiore proporzionalità tra intermediari di diversa dimensione, la razionalizzazione delle segnalazioni di dati oggi stratificate tra livelli nazionali ed europei. A questo si aggiunge un lavoro interno della Banca d'Italia per rivedere le richieste informative e arrivare a una prima proposta nei prossimi mesi, eliminando duplicazioni e migliorando il coordinamento.
Il cerchio si chiude tornando all'innovazione. Anche la semplificazione normativa può essere accelerata dalla tecnologia. La Banca d'Italia sta sperimentando l'uso dell'intelligenza artificiale per rendere le norme più intellegibili e navigabili, partendo da un progetto pilota su una circolare. Un modo per "dare l'esempio" iniziando da sé e, se il modello funziona, renderlo replicabile. 

Una bussola per il settore bancario

In sintesi, dal Comitato Esecutivo ABI che ha ospitato il Governatore Panetta emergono tre parole chiave. Semplificazione, come alternativa pragmatica alla deregolamentazione. Standard e infrastrutture, perché la partita dei pagamenti, tra DLT, tokenizzazione ed euro digitale, è sempre più strategica e richiede architetture europee interoperabili. Adozione, perché nella competizione globale non basta lamentare il ritardo sull'invenzione: serve mettere il settore bancario, le imprese e i giovani nelle condizioni di usare tecnologia e conoscenza per costruire produttività, sicurezza e autonomia. È in questo spazio che la distanza tra innovazione e politica monetaria si accorcia, proprio quando l'innovazione diventa infrastruttura.
 
 
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