I 5 tech trends che trasformeranno l’economia nel 2026
A cura della redazione
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8 Gennaio 2026
Dopo le sperimentazioni degli anni passati, per l'Intelligenza artificiale il 2026 è un punto di svolta: dalla physical AI all'edge computing, fino alla collaborazione uomo-macchina, i sistemi intelligenti avranno un ruolo chiave nella gestione dei processi delle imprese e nello sviluppo del business. L'annuale report degli analisti di Deloitte indica gli ambiti di sviluppo più significativi.
Non un anno di evoluzione, ma di vera e propria trasformazione strutturale. All'insegna dell'AI, naturalmente. Secondo il report Tech Trends 2026 di Deloitte (
qui il report completo), le tecnologie di intelligenza artificiale stanno uscendo definitivamente dalla fase sperimentale per diventare infrastruttura critica dell'economia globale, guidando i modelli di business, la produttività, gli investimenti e - nel complesso - le politiche industriali.
Dopo anni di accelerazione disordinata, complice la pandemia, le tensioni geopolitiche e la corsa all'intelligenza artificiale generativa, le imprese entrano in una nuova fase: "meno hype, più integrazione. La parola chiave non è più "innovare", ma rendere l'innovazione sostenibile, scalabile e governabile", scrivono gli analisti di Deloitte nell'introduzione del report che, annualmente, fa il punto sul grando di innovazione implementato dalle imprese dei diversi settori a livello mondiale e lancia lo sguardo sull'anno entrante. Il 2026 si configura così come "un anno di selezione naturale": non vince chi adotta più tecnologia, ma chi riesce a usarla meglio, con una visione di lungo periodo e una chiara connessione tra innovazione e valore economico. Per imprese, investitori e decisori pubblici, la sfida non è prevedere la prossima tecnologia emergente, ma governare l'impatto di quelle che sono ormai mature. Ed è proprio in questa capacità di governo che si giocherà una parte significativa della competitività globale dei prossimi anni.
Una visione generale che si declina poi in alcuni trend specifici.
1 - Dall'AI generativa alla Physical AI: il software incontra il mondo reale
Se il biennio 2023-2024 è stato dominato dall'AI generativa, secondo l'analisi di Deloitte il 2026 segna l'inizio di una nuova traiettoria: quella della Physical AI, ovvero l'intelligenza artificiale capace di percepire, interpretare e agire nel mondo fisico.
Robot umanoidi, veicoli autonomi, droni intelligenti e sistemi industriali avanzati non sono più solo prototipi. Gli analisti evidenziano come l'integrazione tra modelli linguistici, visione artificiale, sensori e capacità di movimento stia dando vita a "macchine in grado di prendere decisioni in tempo reale, adattandosi a contesti complessi".
Per l'economia questo significa una nuova ondata di automazione avanzata, particolarmente rilevante in settori come manifattura, logistica, energia e sanità. Non si tratta più di sostituire singole mansioni, ma di ridisegnare interi processi produttivi, con impatti diretti sulla produttività e sulla competitività dei sistemi industriali.
2 - L'AI diventa infrastruttura, non più applicazione
Uno dei messaggi più forti del report riguarda la "normalizzazione dell'intelligenza artificiale". Nel 2026 l'AI smette di essere una tecnologia a sé stante e diventa una componente invisibile ma pervasiva di piattaforme, software gestionali, sistemi finanziari e supply chain.
Le aziende più mature stanno già spostando gli investimenti dall'adozione di singoli strumenti AI alla costruzione di architetture integrate, in cui modelli, dati e processi sono progettati insieme.
Deloitte sottolinea come questo passaggio sia cruciale per evitare sprechi di capitale e iniziative scollegate dal valore di business. Dal punto di vista finanziario, il dato interessante è che cresce la quota di budget IT destinata alla modernizzazione dell'infrastruttura, piuttosto che a nuovi progetti sperimentali. L'AI diventa così un fattore di efficienza strutturale, non solo di innovazione incrementale.
3 - Cloud, edge e chip specializzati: la nuova geografia del calcolo
Un altro trend chiave del 2026 è la ridefinizione dell'infrastruttura di calcolo. L'era del "cloud come soluzione universale" lascia spazio a un modello ibrido, in cui cloud, edge computing e hardware specializzato convivono.
Secondo Deloitte, la crescita di applicazioni in tempo reale - dai robot ai sistemi finanziari automatizzati - sta spingendo le imprese a riportare parte dell'elaborazione vicino alla fonte del dato. Questo favorisce lo sviluppo di chip AI dedicati, acceleratori e unità di elaborazione progettate per carichi specifici.
Dal punto di vista macroeconomico, questa tendenza rafforza l'importanza strategica della filiera dei semiconduttori, già al centro delle politiche industriali di Stati Uniti, Europa e Asia. Il 2026 conferma che il controllo della capacità di calcolo è diventato un asset geopolitico, oltre che tecnologico.
4 - Cybersecurity: da centro di costo a leva di fiducia
Nel nuovo scenario digitale, la sicurezza informatica cambia natura. Deloitte osserva come nel 2026 la cybersecurity non sia più solo una funzione difensiva, ma una **condizione necessaria per la crescita.
Con sistemi sempre più autonomi e interconnessi, il rischio non riguarda soltanto i dati, ma la continuità operativa, la sicurezza fisica e la reputazione aziendale. Gli investimenti si spostano verso modelli di sicurezza by design, integrati fin dalle prime fasi di sviluppo tecnologico. Per mercati e investitori, la capacità di un'azienda di gestire il rischio digitale diventa un indicatore sempre più rilevante di solidità e affidabilità, al pari dei tradizionali parametri finanziari.
5 - Tecnologia e organizzazione: il fattore umano resta centrale
Nonostante l'avanzata dell'automazione, il report Deloitte insiste su un punto spesso trascurato: la tecnologia non genera valore senza un'evoluzione parallela delle organizzazioni.
Nel 2026 cresce l'attenzione verso nuovi modelli di lavoro, competenze ibride e leadership tecnologica. Le aziende più performanti sono quelle che riescono a combinare AI, dati e automazione con governance chiara, cultura digitale e politiche di formazione continua.
In termini economici, questo si traduce in una maggiore polarizzazione: le imprese che investono in modo coerente accelerano, mentre le altre rischiano di restare intrappolate in un limbo di sperimentazioni costose e poco produttive.