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Donne imprenditrici: meglio l'Uganda degli Stati Uniti

 
Scenari

Donne imprenditrici: meglio l'Uganda degli Stati Uniti

di Mattia Schieppati - 29 Novembre 2019
Nella terza edizione del Mastercard Index of Women Entrepreneurs, un'analisi dettagliata degli ecosistemi nazionali che garantiscono la parità di genere nello sviluppo di attività di business. Con l’Uganda in testa alla classifica dei paesi con la più alta percentuale rosa di attività imprenditoriali. Segnali positivi nei mercati ad alto reddito, ma ancora nel 45% delle economie mondiali ci sono leggi che limitano l'inclusione femminile nell'ambito lavorativo 
«Ciò emerge chiaramente da questa ricerca è che la disuguaglianza di genere continua a persistere in tutto il mondo, sebbene si manifesti in modi diversi. Anche nei mercati con le condizioni imprenditoriali più promettenti, l’imprenditoria femminile non ha raggiunto il suo pieno potenziale. Questa emarginazione ostacola l’empowerment delle donne socialmente, professionalmente, economicamente e politicamente, a scapito della società nel suo insieme». Le parole con cui Julienne Loh, Executive Vice President, Enterprise Partnerships, Asia Pacific di Mastercard sintetizza la densissima edizione 2019 del Mastercard Index of Women Entrepreneurs (Miwe) non vogliono spingere al pessimismo, ma fotografare una realtà.
Nonostante infatti, complessivamente, l’imprenditoria femminile stia crescendo con una progressione molto forte rispetto anche solo a 5 anni fa, la meta di una reale parità è ancora lontana.La quantità di dati, parametri e scenari che vengono sintetizzati da questa ricerca, arrivata al suo terzo anno di rilevamento, costituiscono una base di ragionamento scientifica di prim’ordine, lontana dalle rivendicazioni gender o da analisi fatte sulla scia di una tesi precostituita (qui la versione completa del Report).Vengono infatti messi sotto analisi e incrociati i dati prodotti da diverse organizzazioni internazionali tra cui l’Organizzazione internazionale del lavoro, l’Unesco e il Global Entrepreneurship Monitor relativi a 58 mercati che rappresentano quasi l’80% della forza lavoro femminile mondiale. L’obiettivo è non solo misurare la quantità di imprenditoria femminile che si sta sviluppando su questi scenari, ma soprattutto quanto e come ogni singolo paese-mercato costituisca o meno un ecosistema favorevole alla nascita di imprese promosse e guidate da donne. I focus di approfondimento, costruiti su uno score che va da 0 (nessuna predisposizione allo sviluppo di imprenditoria femminile) a 100 (parità di accesso a percorsi imprenditoriali per uomini e donne) riguardano tre aspetti distinti:
  1. la progressione di carriera delle donne,
  2. la conoscenza delle risorse e l’accesso finanziario,
  3. i fattori a sostegno dell’imprenditoria femminile.
Tutto questo, a partire da un dato chiave che costringe a una riflessione: secondo la Banca Mondiale, nel 45% delle economie a livello globale vigono leggi che limitano l’inclusione femminile e la loro permanenza nel contesto lavorativo

Mercati ad alto reddito sono più rosa

Tra i primi 20 mercati che risultano essere più favorevoli nell’accompagnare la nascita e la crescita di imprese al femminile, l’80% è costituito da economie ad alto reddito, alimentate da condizioni imprenditoriali fortemente favorevoli. Contesti insomma dove la generazione di imprese è la normalità, e non si sta tanto a guardare il sesso dell’imprenditore in questione. Per la prima volta, rileva la ricerca Mastercard, sono gli Stati Uniti a posizionarsi in cima alla classifica.
La top 10 dei paesi che nel 2019 sono risultati più favorevoli all’imprenditoria femminile, sulla in base al sostegno offerto e alle opportunità di avere successo, sono:
  • Stati Uniti 70,3
  • Nuova Zelanda 70,2
  • Canada 69,0
  • Israele 68,4
  • Irlanda 67,7
  • Taiwan 66,2
  • Svizzera 65,8
  • Singapore 65,6
  • Regno Unito 65,6
  • Polonia 65,1
 
Dei 58 mercati presi in esame, 8 sono quelli che hanno registrano un incremento di oltre 5 punti rispetto all’anno precedente. Tra questi si segnalano la Francia (+22 punti), trainata da un aumento quasi del doppio in riferimento al tasso di attività imprenditoriale femminile, seguita dall’Indonesia (+13), Costa Rica (+11), Taiwan (+9), Irlanda (+7), Federazione Russa (+6), Tailandia (+5) e Ghana (+5).«I risultati confermano come le donne siano in grado di guidare con successo il business e di poter fare business più facilmente in mercati aperti e dinamici in cui il sostegno alle Pmi e le opportunità di fare affari sono più elevate. Inoltre, in questi paesi, le donne possono attingere a risorse abilitanti, tra cui l’accesso al capitale, ai servizi finanziari e all’istruzione accademica», spiegano i ricercatori.

Il ruolo delle imprenditrici nei mercati più fragili

L’indice suggerisce poi che un contesto favorevole per l’imprenditorialità femminile non è necessariamente legato alla ricchezza e allo sviluppo di una nazione. Infatti, paesi con condizioni di sostegno meno favorevoli come l’Uganda, il Ghana e il Botswana si classificano tra i primi tre mercati per i tassi di proprietà imprenditoriale femminile. In questi mercati, le donne sono considerate imprenditrici “guidate dalla necessità”, ovvero spinte a fare impresa da un’esigenza di sopravvivenza nonostante la mancanza di capitale finanziario e accesso a servizi abilitanti. Certificando così da un lato la particolarità dell’ingegno femminile, che riesce a ideare modelli di impresa anche in condizioni sfavorevoli, dall’altro il fatto che le donne hanno quel quid che è fondamentale per essere imprenditori: non si lasciano scoraggiare da un contesto negativo o di fronte a limiti che sembrano insuperabili.
La top 10 che esprime in termini percentuali le attività imprenditoriali femminili sul totale di attività presenti in loco dà evidenza a questa analisi:
  • Uganda 38,2%
  • Ghana 37,9%
  • Botswana 36,0%
  • Stati Uniti 35,1%
  • Nuova Zelanda 31,8%
  • Russia 31,2%
  • Malawi 31,1%
  • Australia 30,9%
  • Angola 30,3%
  • Portogallo 30,2%
 

Italia: si può fare di più

Secondo l’Index 2019 l’Italia è al 45° posto della classifica, con un punteggio pari a 53,2, una posizione in leggera crescita ma in generale molto stabile e indietro rispetto al resto dei paesi europei e alle economie sviluppate del mondo.  Secondo l’indice che identifica il tasso di iniziativa imprenditoriale delle donne (il Women Business Ownership Rate) l’Italia si posiziona al 31° posto, in posizione stabile, con ancora solo il 25,2% di imprenditrici nel totale nazionale.Un dato positivo che emerge dalla ricerca è che in termini di avanzamento nella generale progressione di carriera (indice Women’s Advancement Outcome), in Italia le donne registrano una leggera crescita (6,9%) in un environment che in generale è caratterizzato da un altro tasso di inclusione finanziaria e dunque di accesso agli strumenti finanziari, con il 90% delle donne che possiede un conto bancario e da una generale facilità di coltivare il proprio business.
Qui l'infografica completa
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