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26 Settembre 2022 / 06:34
Dare credito, oltre le crisi

 
Credito

Dare credito, oltre le crisi

di Mattia Schieppati - 16 Marzo 2022
Dopo due anni di pandemia, la guerra in Ucraina. Per banche, imprese e famiglie il credito è uno strumento fondamentale per affrontare le sfide sempre più complesse di scenari globali nei quali prevale l’incertezza. Il prossimo 5-6 aprile, l’evento Credito al Credito è un momento di confronto più che mai cruciale per i protagonisti di questo mercato (iscriviti qui)
«Rispetto a due mesi fa, quando abbiamo tracciato i temi e i contenuti dell’evento, diciamo che lo scenario è decisamente cambiato. E nessuno oggi può dire quanto e come ancora cambierà da qui al 5 aprile». È cauto ed estremamente realista Raffaele Rinaldi, Responsabile Ufficio Credito e Sviluppo dell’Abi, nel presentare l’edizione 2022 di Credito al Credito, l’evento promosso da ABI (i prossimi 5-6 aprile, vedi qui), organizzato in collaborazione con Assofin, che ogni anno costituisce un appuntamento fondamentale per affrontare, in due giornate di interventi e tavole rotonde, situazione e prospettive dei temi legati al credito alle imprese e al credito alle famiglie.
«Ipotizzavamo una situazione più positiva, anche se i rincari dei costi dell'energia e delle materie prime erano un primo campanello di allarme. Stavamo comunque ipotizzando una ripartenza dopo due anni e più di sofferenza, sociale ed economica, dovuta alla pandemia da Covid-19. Ora, con la crisi Ucraina, dobbiamo riaggiornare le nostre chiavi di lettura sulla realtà, e da questo punto di vista le due giornate di convegno promettono di essere ancora più interessanti: siamo in una situazione in continua evoluzione, e l’appuntamento costituisce davvero l’occasione per confrontarsi in maniera diretta con i diversi attori del mercato, condividere difficoltà e prospettive, fare del convegno non solo un momento di analisi, ma anche di proposta comune».
Rinaldi, pur nell’estrema incertezza del contesto, proviamo a dare qualche punto fermo. Qual è lo scenario all’interno del quale, oggi, i protagonisti del mercato del credito – nello specifico, banche e imprese – si trovano a operare?
Come premesso, è uno scenario fluido: al tema di come gestire la fase di uscita dalla pandemia, e la normalizzazione dopo le misure straordinarie messe in campo durante i due anni dell’emergenza sanitaria, si è aggiunto quasi subito il problema dell’aumento delle materie prime e, ora, il nuovo shock dell’aumento dei costi dell’energia che è la prima conseguenza sul nostro paese della guerra in atto. Aa giugno i finanziamenti garantiti da Sace e Mediocredito centrale, che a ora sono in una fase di preammortamento, arriveranno alla fase di ammortamento vero e proprio, e questo potrà creare difficoltà alle imprese. E questo, senza la “variabile guerra”.
Variabile non di poco conto.
È evidente che la crisi ucraina, le sanzioni alla Russia e il blocco sia dell’export che dell’import con quel Paese genera un ulteriore indebolimento di tante imprese e filiere italiane. Imprese anche solide che si sono indebitate in fase di pandemia, si trovano ora messe nelle condizioni di doversi nuovamente indebitare, o ad avere difficoltà nel rimborsare i finanziamenti, il che potrebbe avere  ripercussioni anche sulle banche naturalmente. È un tema che riguarda insomma la salvaguardia della capacità produttiva del Paese. Per questo, l’Abi, e in particolare il Presidente Patuelli, sta ragionando sulla necessità e sull’utilità di prevedere nuove misure di sostegno alle imprese, come la rinegoziazione dei debiti bancari attraverso a una garanzia pubblica, pensata però su tempi lunghi, 15-20 anni, ben oltre gli 8 anni garantiti per esempio dalla Sace. Ciò significa rivedere il framework regolamentare sugli aiuti di Stato definito durante l’emergenza Covid. E se questa è lo scenario, diciamo così, difensivo, c’è poi parallelamente un’altra esigenza, più ottimistica, che è quella del rilancio: come aiutare le imprese che possono trascinare la ripresa, dove senza dubbio il Pnrr costituisce a tutt’oggi il driver principale.
La crisi Ucraina sta indebolendo la forza trainante del Pnrr?
Anche su questo, la necessità di una correzione di rotta è evidente. Con l’aumento importante delle materie prime e del costo dell’energia, potrebbe essere necessario rivedere le voci di costo rispetto alle quali erano state pianificate le opere inserite nel Pnrr. I budget di progetto definiti nei mesi scorsi, con l’avvio dei bandi, dovranno essere rivisti, ricalibrandoli eventualmente per garantire la sostenibilità economica di alcuni interventi, fermo restando il vincolo stringente delle tempistiche di realizzazione, che nel Piano sono fondamentali. Si tratta di una sfida notevole. E che riguarda anche gli investimenti privati, che il Pnrr con l’innesto di risorse pubbliche doveva stimolare. Ora siamo in una fase di attesa e di prudenza: la variabile fondamentale è quella del tempo. Quanto durerà la guerra? Sarà uno shock temporaneo o si protrarrà nel tempo? Essendo domande estremamente aperte, e in evoluzione, il Convegno rappresenta senza dubbio un momento utile per fare il punto tra banche, imprese e i diversi attori del mercato.
In questo quadro dove purtroppo prevalgono le ombre, quali sono le luci che ci guidano?
C’è un grande elemento di ottimismo che è costituito dalla ripresa cui abbiamo assistito già nel 2021: le imprese hanno trascinato l’Italia a un più 6% lordo di Pil, un risultato straordinario se pensiamo alle condizioni di contesto. Segno che il nostro sistema imprenditoriale è estremamente vitale. Ora la guerra e le sanzioni mettono a rischio alcuni mercati e alcuni comparti, ma come la pandemia ci ha già dimostrato l’avere un tessuto industriale composto da imprese medie e piccole significa poter contare su una grande capacità di flessibilità, di riorientamento delle produzioni e dei mercati di approvvigionamento e di sbocco. Ma le imprese non possono essere lasciate da sole. occorrono coerenti politiche economiche. Un’altra positività è rappresentata anche dalle banche italiane, che hanno dimostrato negli ultimi due anni una grande capacità di resilienza e – attraverso il credito – una grande attenzione nel sostenere il sistema produttivo in un una fase anche prolungata di difficoltà.

5-6 aprile: "Diamo credito alla ripartenza"

 
Si svolge il 5 e 6 aprile l’edizione 2022 di Credito al Credito, l’evento promosso da ABI, organizzato in collaborazione con Assofin e inserito nella Settimana europea delle PMI: due giornate, una (5 aprile) dedicata ai temi del credito alle imprese, l’altra (6 aprile) con focus sul credito alle famiglie. Questa XIII edizione dell’appuntamento è proposta in forma ibrida, con la partecipazione dal vivo di relatori ed alcuni ospiti e la possibilità per tutti di seguire i lavori in live streaming.Al centro della due giorni gli impatti del PNRR e degli strumenti europei e nazionali, le evoluzioni normative, l'innovazione tecnologica che sta rivoluzionando l'offerta di prodotti e le abitudini di consumo, i trend emergenti e l'evoluzione dei modelli gestionali interni alla banca, anche per far fronte alla questione dei crediti problematici che potrebbero emergere dopo la fine delle moratorie.Il sito dell’evento offre una piattaforma digital evoluta che consentirà ai partecipanti una fruizione smart dei contenuti.  La platea virtuale potrà veicolare domande via chat, favorendo una costante interazione live e social. 
Tutte le informazioni, i temi e i relatori sul sito dedicato: https://credito.abieventi.it
Clicca qui per iscriverti gratuitamente all’evento
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