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03 Dicembre 2021 / 05:18
Banche solide, un motore per la ripresa

 
Banca

Banche solide, un motore per la ripresa

di Mattia Schieppati - 7 Luglio 2021
Dall’annuale Assemblea generale dell’Associazione Bancaria Italiana una conferma del ruolo del sistema bancario nella complessa fase post-pandemia. Nell’intervento del Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, misure concrete per i9ncoraggiare gli investimenti dei risparmiatori e un richiamo all’Europa per evitare «rigidità anacronistiche»
 
La sensazione è quella di essersi lasciti alle spalle il dramma contingente che ha assorbito per mesi i pensieri e le azioni del day-by-day, e di guardare a convergenza operativa forte sulla volontà – e la responsabilità – di far tesoro delle energie (spesso insperate) che la pandemia ha chiamato in campo, per fare in modo che la “ripresa” porti con se’ una nuova consapevolezza.L’annuale Assemblea dell’Associazione Bancaria Italiana è stata l’occasione per fare un punto sulla condizione del sistema bancario e finanziario dopo la fase acuta della bufera-Covid, ma soprattutto per condividere un’agenda di lavori che consenta alle banche di continuare a essere un motore fondamentale per la crescita delle imprese e – di conseguenza – per il benessere del tessuto sociale. È questa la chiave che unisce gli interventi di Antonio Patuelli, presidente dell’ABI, del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco e del Ministro dell’Economia e delle finanze, Daniele Franco.

Lo scenario post-pandemia

Lo scenario all’interno del quale questa agenda si colloca è tratteggiato dal Governatore della Banca d’Italia: «In Italia, grazie al buon andamento della campagna di vaccinazioni e al miglioramento del quadro sanitario, la ripresa economica si sta consolidando. Secondo le valutazioni attuali, la crescita si rafforzerebbe con decisione nel secondo semestre; nella media dell’anno potrebbe toccare valori intorno al 5 per cento, consentendo un recupero di oltre metà della caduta del prodotto registrata nel 2020», spiega Ignazio Visco: «Come anche segnalato dalle imprese nelle nostre indagini, la crescita verrebbe favorita dalla vivace dinamica degli investimenti; il recupero dei consumi sarebbe più lento, con un graduale rientro dagli elevati tassi di risparmio causati dalla pandemia; le esportazioni di beni beneficerebbero dell’accelerazione della domanda estera. Con il supporto della politica di bilancio, incluse le misure finanziate con i fondi europei, e il mantenimento di condizioni monetarie e finanziarie favorevoli, la fase espansiva dovrebbe consolidarsi, restando sostenuta anche per il prossimo biennio. Ma resta comunque una condizione di incertezza».
La condizione patrimoniale delle banche italiane, come conferma il Governatore, si mantiene solida: «Dopo essere salito dal 14 al 15,5 per cento nel corso del 2020, nel primo trimestre di quest’anno il rapporto tra il capitale di migliore qualità e gli attivi ponderati per il rischio è rimasto sostanzialmente stabile. Analogamente, il flusso dei nuovi prestiti deteriorati in rapporto al totale dei crediti non ha registrato variazioni, mantenendosi all’1,1 per cento, un valore di due decimi superiore al minimo toccato nel terzo trimestre dello scorso anno».

Patuelli: «Promuovere la crescita favorendo gli investimenti»

Rispetto a questo quadro complessivo, il Presidente dell’ABI Antonio Patuelli indica un percorso concreto, rispetto al quale le banche sono pronte a fare la propria parte, ma che richiede uno sforzo comune: «La Repubblica Italiana uscirà dalla pandemia ancor più indebitata: il risanamento finanziario non dovrà gravare ulteriormente sulle imprese (che sarebbero penalizzate nella concorrenza internazionale), né sulle famiglie. Occorre promuovere una grande crescita economica e sociale con imponenti investimenti per un forte sviluppo sostenibile, utilizzando al meglio i fondi della UE e incentivando i risparmiatori italiani ad investire non solo in Titoli di Stato, ma anche in obbligazioni convertibili e in azioni di società», sottolinea Patuelli.
Investire per dare all’economia una spinta virtuosa, dopo un periodo di stasi che non può continuare a lungo. Come ha ricordato il Governatore Visco, «il forte incremento dei prestiti e la riduzione dei consumi hanno determinato un significativo aumento dei depositi. Lo scorso maggio quelli delle imprese avevano raggiunto quasi 460 miliardi, quelli delle famiglie 900, rispettivamente il 16 e il 7 per cento in più rispetto a dodici mesi prima. I depositi delle imprese, la cui forte crescita riflette la domanda di liquidità durante la crisi pandemica, sono destinati a ridursi con l’uscita dall’emergenza. Le banche potranno contribuire al necessario riequilibrio della struttura finanziaria delle imprese proponendo alla clientela, nel rispetto attento della normativa a tutela dell’investimento al dettaglio, prodotti di risparmio gestito che consentano di indirizzare le risorse verso l’attività produttiva, anche sotto forma di capitale di rischio».
«La sfida principale per la politica economica del Paese», conferma il ministro dell’Economia Daniele Franco nel suo intervento, «è uscire dalla lunga stagnazione che ha preceduto la crisi pandemica recuperando il ritardo con gli altri Paesi europei. «Le stime interne indicano una crescita congiunturale prossima al 2% nel secondo trimestre», ha sottolineato il ministro dell’Economia Daniele, e «oggi un recupero del Pil pari o superiore al 5% appare raggiungibile». Secondo Franco «i consumi potrebbero dare una spinta importante alla crescita a partire dal terzo trimestre»A fronte di questi numeri, è chiaro il richiamo di Patuelli: «È necessario incoraggiare i risparmiatori ad investire, distinguendo fiscalmente gli investimenti a medio e lungo termine dei “cassettisti”, che non debbono essere equiparati agli speculatori, ma incoraggiati ad investire con aliquote fiscali decrescenti in proporzione alla durata degli investimenti liberamente scelti. Questa riforma rafforzerebbe i risparmiatori, le imprese italiane, frequentemente gracili, e lo Stato. Se i risparmi venissero fiscalmente agevolati, con aliquote progressivamente ridotte in proporzione alla durata degli investimenti, mediamente più redditizi dei depositi in conto corrente, l’aumento dei rendimenti remunererebbe maggiormente i risparmiatori e lo Stato. Con le risorse europee e i risparmi privati di famiglie e imprese, l’Italia ha la possibilità di grandi investimenti, per un accelerato sviluppo sostenibile per la crescita economica, sociale e civile».

Un salto di qualità per l’Europa

Una connessione con l’Europa, sia quella delle istituzioni comunitarie che quella dei Regulators, è fondamentale. «La pandemia ha stimolato un salto di qualità nella UE, con innovazioni rilevantissime», ha detto Patuelli. «La BCE (con l’impegno determinante della Banca d’Italia) è all’avanguardia nelle iniziative che hanno messo in sicurezza l’Euro che ha molto limitato i pericoli di gravi crisi finanziarie dei Paesi membri, a cominciare dai più indebitati, come l’Italia. La Vigilanza della BCE ha introdotto provvedimenti di flessibilità e di stabilità per prevenire crisi bancarie. Altri organismi europei, dal più ampio perimetro di Paesi membri, come l’EBA, ora a 27, hanno alternato flessibilità e rigidezze frutto delle complessità a raggiungere compromessi. La nuova definizione di default e le regole più stringenti del calendario dei crediti deteriorati mal si sono conciliate con la pandemia. Non giovano a nessuno gli eccessi di rigidità, anacronistici con la pandemia, come la nuova definizione di default e il rigido calendario di deterioramento e svalutazione dei crediti che sono stati pensati ben prima del Covid. Per i nuovi crediti deteriorati e deteriorandi occorrono tutte le misure che sono state utili per ridurre quelli preesistenti: sarebbero utili anche le tanto attese cosiddette bad banks. L’Unione Bancaria Europea deve crescere senza strappi o forzature, innanzitutto con Testi Unici di regole identiche per tutti, non episodicamente come per il default e il calendario di deterioramento».
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