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"Io, il primo cyborg della storia in anticipo sul futuro"

 
Scenari

"Io, il primo cyborg della storia in anticipo sul futuro"

di Massimo Cerofolini - 7 Ottobre 2019
Siamo andati a Barcellona, alla Cyborg Foundation, per incontrare Neil Harbisson, l’artista inglese che vive con un’antenna impiantata nel cervello per distinguere i colori con le vibrazioni sonore. “Credo che la maggior parte delle persone sia interessata a fondersi con le tecnologie per ragioni di comunicazione”, spiega Harbisson. Che si immagina un futuro in cui tutto ciò sarà la normalità  ...
Ci sono almeno tre categorie di uomini che vivono in simbiosi con le macchine. La prima la accettiamo già da tempo senza problemi: è quella di chi la tecnologia se l’è impiantata per ragioni mediche, come un portatore di pacemaker o di un arto artificiale. La seconda lascia perplessi i più, ma sta diventando una tendenza diffusa, specie in Paesi come la Svezia, dove migliaia di persone si fanno innestare un microchip sotto la pelle per aprire le porte, pagare il biglietto del treno o collegarsi a Internet (leggi l’intervista di Bancaforte  a David Orban). La terza, invece, è la sua, quella di Neil Harbisson, 35 anni, londinese di nascita e catalano di adozione, che da quando era bambino – a causa di un difetto ereditario – vede il mondo soltanto in bianco e nero: nel 2004 si è fatto installare un’antenna in testa collegata direttamente al cervello, capace di convertire i colori in suoni che lui distingue e memorizza attraverso le diverse vibrazioni nel cranio. Un dispositivo sanitario per vederci meglio, verrebbe da dire, da inserire nella prima categoria. E invece Harbisson ci tiene a sottolineare che no, non l’ha fatto per compensare un deficit, visto che guardare le cose nella scala dei grigi non lo considera un problema. Lui l’ha fatto per creare un nuovo senso nella specie umana, una sorta di nuovo organo. Il primo di una nuova serie di sensi. Ed è per questo che, con tanto di foto dell’antenna sul passaporto, è oggi considerato il primo cyborg della storia. Qualcosa di diverso da noi comuni sapiens.
Se questo tema vi disturba, fermatevi qui. Se invece volete perdervi nei campi della fantascienza, tornate alle due categorie di partenza, quella delle cure sanitarie e dei vantaggi pratici, immaginate la progressione e pensatela come una scala che ci porta alla terza categoria di cyborg: quelli che mirano a cambiare lo statuto stesso dell’essere umano. Ecco, ora vi sarà chiaro come – in un futuro neppure troppo lontano – potrebbe essere normale convivere, tra colleghi di lavoro e vicini di casa, con varie tipologie di creature post umane.
Per capire cosa significa tutto questo in termini pratici, ma soprattutto etici, siamo andati a Barcellona, nel sottoscala di un palazzo di metà Novecento non lontano dalla Sagrada Familia, per conoscere da vicino il lavoro della Cyber Foundation, l’associazione che Harbisson ha creato per promuovere e tutelare quelli come lui. Musicista, artista, fisico asciutto e capelli biondi a scodella, l’uomo del futuro accetta di rispondere alle nostre domande.

Harbisson, partiamo dalle presentazioni.

Mi chiamo Niel Harbisson e ho un’antenna impiantata nel cranio che mi permette di percepire i colori dall’infrarosso all’ultravioletto attraverso alcune vibrazioni nella mia testa. Ho cominciato questo esperimento mentre studiavo musica, perché volevo “sentire” più colori rispetto al mio aspetto biologico. Così, grazie a questo intervento, ho allargato la mia percezione della realtà.

Lei dice che questa antenna non è uno strumento medico, un supporto per un suo problema con la vista, ma un vero e proprio nuovo senso. Cosa intende?

Il mio scopo non è cambiarmi la vista: vedo nella scala dei grigi, ma non ritengo questo un problema o un deficit. Anzi, per me è piuttosto una qualità, una condizione che offre molti vantaggi. Semplicemente volevo creare un nuovo senso per i colori diverso da quelli di cui è dotato un essere umano. In sostanza l’antenna mi permette di sentire i colori indipendentemente dai miei occhi o dai miei altri sensi. Io sento i colori, incluse le frequenze invisibili, direttamente dentro la mia testa e, tramite una connessione Internet, posso sentire i colori anche da altre parti del mondo. Quindi si tratta a tutti gli effetti di un nuovo senso e di un nuovo organo, perché è diverso da qualsiasi altro senso o organo esistente.

Cosa significa un senso nuovo, che è diventato qualcosa di diverso da un essere umano?

La definizione di essere umano non mi definisce più al cento per cento, perché nelle capacità di un  uomo non c’è la percezione degli ultravioletti o degli infrarossi. Io dunque ho un senso non umano. E la definizione di uomo non include neppure un’antenna come organo: e io ho questa antenna, peraltro riconosciuta sul passaporto dopo una lunga battaglia legale. Quindi non mi sento in pieno nella definizione di uomo. Preferisco quella di cyborg o di transpecie, perché ho sensi non tradizionalmente umani.

Cosa intende quando dice che sente gli ultravioletti e gli infrarossi?

Il vantaggio di avere un senso cibernetico è che puoi fare un aggiornamento del senso per il resto della tua vita, come si fa con i software del computer. Quindi io sono passato dalla percezione dei colori alle frequenze invisibili e poi, con un ulteriore update, alla connessione Internet  tramite wi-fi, in modo da ricevere i colori da altri parti del mondo, anche con collegamenti via satellite.

Che tipo di esperienza vive grazie alla connessione wi-fi?

Noi usiamo da tanti anni internet come sistema di comunicazione. Ciò che io ora sto facendo è usarlo come un’estensione dei sensi: quindi il collegamento internet che ho nella testa può essere utilizzato per “sentire” anche i colori lontani dal mio corpo. Così posso riceverli dagli Stati Uniti o dall’Australia, perché ho amici che mi possono mandare colori attraverso la camera del cellulare. Oppure posso connettermi con la stazione spaziale internazionale, come ho fatto nel 2014, e osservare i colori della Terra da lì. Quindi posso dire che i miei sensi sono usciti fuori dalla sfera terrestre.

Aprendo l’antenna al wi-fi non rischia un’intrusione degli hacker nella sua testa?

Certo, avendo aperto l’antenna a Internet, ed essendo il dispositivo parte del mio corpo, posso essere fisicamente hackerato. In realtà è successo che qualcuno, senza il mio permesso, abbia cominciato a mandare colori nella mia testa: in quel caso mi è persino piaciuto. Ma se fosse stata una brutta esperienza non ci sarebbe stata nessuna la legge a proteggermi. Per questo la mia fondazione si batte a difesa dei diritti dei cyborg. E uno di questi diritti è decidere chi ha il diritto di entrare digitalmente nel nostro corpo. Non ci sono leggi che regolano né questo aspetto né il fatto che se qualcuno distrugge la mia antenna oggi è perseguibile per danni contro la proprietà, anche se l’antenna è parte del mio corpo come un braccio.

Non vede il pericolo che attraverso l’innesto di tecnologie dentro i nostri corpi si finisca per creare una razza di uomini potenziati, capaci di dominare le masse o comunque di renderle inutili, come dice lo storico Harari?

C’è chi pensa che aggiungendo nuovi sensi si possa diventare esseri superiori, ma l’innesto di organi cibernetici non porta poteri speciali, né in termini di intelligenza né di prestanza fisica. Piuttosto ti permette di sentire la realtà un po’ di più. Dipende dall’uso che se ne fa. Per qualcuno aggiungere sensi potrebbe persino comportare un maggiore livello di stupidità.

Nei mesi scorsi l’imprenditore visionario Elon Musk ha presentato Neuralink, il microchip da impiantare nel cranio per collegare mente umana e computer. Quali tecnologie cyborg, oggi appannaggi di pochi, potrebbero diventare di massa nei prossimi anni?

Credo che la maggior parte delle persone sia interessata a fondersi con le tecnologie per ragioni di comunicazione. Vedremo quindi telefonini trasformati in impianti ossei: invece di usare l’udito tradizionale potremmo avere un terzo orecchio digitale nelle ossa dedicato soltanto a ricevere voci e comunicazioni da Internet o dal cellulare. Ossa vibranti al posto delle orecchie. Un altro senso potrebbe essere quello di guardare alle nostre spalle, come avviene già oggi nelle nuove automobili. E un’altra funzione utile potrebbe essere la visione notturna: funzione importante perché consumiamo tantissima energia per illuminare le nostre case e le nostre città e aggiungere questo senso potrebbe portare benefici anche sul piano del clima.

A parte lei, qui nella fondazione ci sono altri cyborg che sperimentano questa estensione dei sensi tramite la tecnologia. Qualche esempio?

Qui alla Cyborg Foundation c’è chi ha creato un organo innestato sotto la schiena che può sentire l’umidità o la temperatura e che permette di investigare sul cambiamento climatico come una stazione meteo itinerante. C’è chi sente i terremoti tramite un sensore messo sotto la pelle dei piedi. O chi ha impiantato un chip capace di segnalare il nord magnetico o la presenza delle onde wi-fi.

A quali nuovi progetti sta lavorando?

Noi abbiamo un senso del tempo, ma non abbiamo un organo per il senso del tempo. Così ho pensato a un nuovo organo a forma di corona che dovrebbe essere impiantato nel cranio intorno alla testa: permetterà di sentire il passaggio del tempo attraverso un punto di calore che impiegherà 24 ore a girare in cerchio attorno al capo. Poi, dopo che il cervello si è abituato a questo orologio cibernetico, possiamo modificare il senso del tempo, cambiando la velocità del punto di calore intorno alla testa. Quindi se vuoi che una situazione duri di più, puoi mandare il punto di calore più lentamente, oppure puoi mandarlo più velocemente e creare illusioni temporali. Insomma portiamo la teoria della relatività di Einstein nella pratica quotidiana.

È consapevole che in molti la considerano un pericolo pubblico o nel migliore dei casi un pazzo?

Sì, ricevo molte mail di gente che dice che questo non è normale e che dovrei essere fermato. Ma penso che non ascoltano il mio messaggio: noi siamo una specie che per migliaia di anni ha cambiato e disegnato il pianeta e io credo che sia questo processo a dover essere fermato. E credo, nello stesso tempo, che dovremmo cominciare noi a cambiare e ridisegnare il nostro corpo per lasciare in pace la Terra. Con una visione notturna consumeremmo meno energia, idem con un organo cibernetico capace di regolare la nostra temperatura interna.  Penso che in futuro diventerà normale, ed etico, essere noi quelli che devono cambiare, non il pianeta.
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