Adolescenti e IA: serve una svolta nell’educazione digitale
di Mattia Schieppati
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3 Aprile 2026
I recenti drammatici fatti di cronaca evidenziano gli impatti negativi di un accesso ormai totale dei giovanissimi alla rete. Nei dati della ricerca promossa da Telefono Azzurro con Ipsos-Doxa, la fotografia dell'approccio e dell'uso di sistemi di IA Generativa e chatbot companion tra i 12-18enni, con effetti problematici sulla salute mentale dei giovani. Vietare è inefficace. Serve piuttosto un lavoro comune tra Istituzioni, aziende del tech e società civile per la progettazione di sistemi di intelligenza artificiale sicuri "by design".
Se senza dubbio, come Bancaforte racconta ogni giorno, le tecnologie di Intelligenza artificiale stanno portando un'evoluzione profonda in tutti gli ambiti dell'economia e della finanza, è altrettanto evidente quanto e come l'utilizzo sempre più pervasivo di IA generativa e di chatbot stia spingendo verso un'evoluzione antropologica delle persone e delle relazioni sociali. L'algoritmo sta darwinianamente cambiando il modo di pensare, di relazionarsi, di agire, con una rapidità mai vista nel ciclo della "normale" evoluzione della specie.
Un'evoluzione che tocca, anzi investe, in particolare bambini e adolescenti, cper nulla strutturati a comprendere e misurare questa ondata, e che hanno ormai accesso facile (e spesso incontrollato) alle piattaforme di AI così come all'infinito e spesso opaco mondo dei social network: una combinazione esplosiva, come dimostrano purtroppo i gravissimi fatti di cronaca di questi giorni, pochissimo regolamentata e che, soprattutto, sfugge quasi completamente al presidio educativo degli adulti, a partire dai genitori.
Il mondo adulto - famiglie, ma anche la scuola e le altre agenzie educative -, a sua volta impreparato rispetto alla velocità e alla complessità dell'evoluzione tecnologica, non ha gli strumenti e le competenze per accompagnare giovani e giovanissimi a un uso corretto e sicuro del digitale, e quindi si riduce a fare due cose: o a non far nulla, o a intervenire con misure di divieto (niente cellulari in classe, niente accesso alle piattaforme social sotto una certa soglia di età....), che però vengono prontamente eluse dai ragazzi stessi, in quanto fragili e sostanzialmente ingestibili.
A spostare l'asse della riflessione ci prova, da anni, una realtà storica come Telefono Azzurro, che fin dai primi passi della "rivoluzione digitale" ha compreso come la sua mission rivolta alla protezione dell'infanzia da violenza e abuso e la promozione dei diritti dei minori, per essere efficace, doveva in qualche modo fare i conti con questi nuovi mondi all'interno dei quali bambini e adolescenti, ormai, vivono. E sono proprio i dati recenti (febbraio) prodotti da Telefono Azzurro, con un'ampia indagine statistica sviluppata in collaborazione con Ipsos-Doxa, a dare una fotografia - e quindi una base oggettiva e scientifica - della relazione instaurata oggi dai minori (il campione ha riguardato ragazzi tra i 12 e i 18 anni) con i nuovi strumenti dell'intelligenza artificiale.
Connessione e salute mentale: i rischi
Primo dato, significativo: il 98% dei ragazzi di questa fascia d'eta possiede e usa uno smartphone personale, e il 50% lo riceve a 12 anni. Il 41% è connesso per 3-4 ore al giorno, il 12% per 5-6 ore, il 10% dichiara di essere "quasi sempre connesso". Che i giovanissimi vivano online, ormai, non è più un elemento di incertezza, insomma. L'impatto di questa consuetudine è preoccupante. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 1 adolescente su 7 (14%) tra i 10 e i 19 anni sperimenta un disagio psichico, spesso non riconosciuto né trattato. Ansia, depressione, solitudine e isolamento sociale rappresentano le problematiche più diffuse. Preoccupa in particolare il dato sulla solitudine: 1 adolescente su 5 dichiara di sentirsi solo, con percentuali più elevate tra le ragazze. Studi recenti evidenziano inoltre una correlazione tra uso problematico dei social network e sintomi ansiosi e depressivi, alimentati dal confronto sociale, dalla paura di esclusione e da sentimenti di inadeguatezza.
L'IA attrae, ma fa anche paura
Secondo i dati, l'IA viene percepita dai giovani in modo ambivalente: 2 ragazzi su 3 la considerano allo stesso tempo un'opportunità e un rischio. Una consapevolezza che riflette un approccio tutt'altro che superficiale alle nuove tecnologie, ma che mette in luce anche preoccupazioni diffuse e concrete. Tra i principali rischi segnalati, il 41% dei ragazzi teme una riduzione della creatività, mentre il 40% esprime forte preoccupazione per la diffusione di deepfake e immagini false. Seguono il timore legato alla circolazione di notizie false (39%), la possibilità di sviluppare forme di dipendenza (28%), l'esposizione a contenuti non adeguati all'età (24%), la perdita di privacy (22%) e l'utilizzo dei dati personali per finalità commerciali (17%).
Particolarmente allarmante è il dato secondo cui un ragazzo su quattro teme che qualcuno possa creare contenuti falsi su di lui. Di fronte a questa eventualità, quasi la metà degli intervistati (49%) dichiara che si sentirebbe molto preoccupato, mentre il 39% si dice profondamente infastidito. Solo una minoranza reagirebbe minimizzando l'accaduto: il 5% lo considererebbe uno scherzo, mentre il 7% ammette di non sapere come reagire.
Chatbot AI: l'algoritmo che sostituisce le relazioni umane
Tra i pericoli prodotti dall'IA generativa, sicuramente quello più allarmante riguarda il numero crescente di adolescenti - soprattutto quelli con maggiore fragilità emotiva - che si rifugiano in "relazioni virtuali" con chatbot companion, o che confidano le proprie debolezze, frustrazioni, paure a piattaforme di IA, che diventano dei sostituti del dialogo "umano" con genitori, insegnanti, educatori o propri coentanei. Una distorsione allarmante.
Negli Stati Uniti, l'indagine "Teens & AI Companions" di Common Sense Media (2025) evidenzia come il 72% degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni abbia utilizzato un AI companion almeno una volta, il 52% in modo regolare e il 13% quotidianamente. Un terzo dichiara di usarli per interazioni sociali o emotive, mentre il 24% ha condiviso dati personali con il sistema e il 34% ha vissuto episodi di disagio. Ma dall'indagine Telefono Azzurro-Ipsos emerge come questa sia una pratica molto diffusa anche in Italia. Il 35% dei 12-18enni dichiara di utilizzare strumenti di IA (come ChatGPT) tra le attività online svolte più frequentemente. La conoscenza dei chatbot IA è molto elevata: il 74% del campione afferma di conoscerli e, dopo una breve spiegazione, il 75% dichiara di utilizzarli.
L'impiego principale dei chatbot resta legato allo studio, ai compiti e alla ricerca, ma emerge anche un utilizzo a fini personali. Il 14% dei ragazzi dichiara di rivolgersi spesso a un chatbot per ricevere consigli personali, mentre il 34% lo ha fatto almeno qualche volta. Il livello medio di fiducia attribuito a questi strumenti è pari a 6,6 su una scala da 1 a 10, con il 58% dei rispondenti che assegna un punteggio superiore a 7, segnalando un rapporto di fiducia elevato e potenzialmente critico. I ragazzi attribuiscono ai chatbot un certo grado di "umanità": il livello medio di antropomorfismo è 3,2 su 5. Sebbene il 38% dichiari di non aver mai instaurato interazioni personali, tra chi lo ha fatto emergono motivazioni legate alla curiosità (36%), alla qualità dei consigli (23%), al sentirsi non giudicati (15%) o meno soli (10%). Una minoranza significativa (7%) afferma di non avere altre persone di riferimento.
Emozioni, benefici percepiti e rischi
Dal punto di vista emotivo, l'interazione con i chatbot suscita prevalentemente curiosità e divertimento, ma il 23% dei ragazzi dichiara di essersi sentito non giudicato e il 16% meno solo. Solo il 9% riferisce un'esperienza insoddisfacente. Accanto ai benefici percepiti, emergono chiaramente anche i rischi. Il 40% dei ragazzi segnala una possibile riduzione del pensiero critico, il 35% una diminuzione delle relazioni sociali reali, il 33% il rischio di confondere realtà e finzione, il 25% la possibilità di sviluppare dipendenza, il 20% la diffusione di informazioni errate e il 19% rischi per la privacy. Solo il 10% ritiene che non vi siano effetti negativi.
Progettare l'IA partendo dalla salute mentale dei minori
"I dati ci dicono con chiarezza che i chatbot basati su Intelligenza Artificiale sono ormai entrati nella quotidianità degli adolescenti", sottolinea Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro. "Parliamo di strumenti che offrono potenzialità significative, ma che espongono anche a rischi concreti, in particolare sul piano della salute mentale, soprattutto per i bambini e i ragazzi più vulnerabili. L'Intelligenza Artificiale non è né buona né cattiva in sé, ma indubbiamente è uno strumento potente. Senza regole, competenze e responsabilità condivise può diventare dannosa. Con una governance capace di mettere al centro il benessere di bambini e adolescenti e uno sviluppo guidato dall'etica, può invece rappresentare un fattore di inclusione, benessere e opportunità".
Per questo, continua Caffo, "Non basta limitare l'accesso o introdurre vincoli tecnici ai dispositivi digitali. È fondamentale ripensare radicalmente il modo in cui l'IA viene progettata, implementata e governata, mettendo al centro la dignità, il benessere e la salute mentale di bambini e adolescenti. È evidente l'urgenza di una responsabilità etica rafforzata nell'adozione e nello sviluppo dei sistemi di Intelligenza artificiale, affinché la tutela dei più piccoli non sia limitata a misure difensive o regolatorie, ma diventi un principio guida della progettazione tecnologicaTelefono Azzurro invita tutte le istituzioni, le aziende e la società civile a governare in maniera responsabile questo rapporto, senza imporre divieti, ma guidando l'uso dello strumento. Solo un approccio collettivo e attento alla salute mentale può garantire che l'IA diventi davvero uno strumento a misura di ragazzo".