Tra banche e clienti si è consolidato negli anni un patto che non compare nei contratti, ma che pesa sempre di più nella relazione: l’aspettativa che la banca sia in grado di proteggerli mentre utilizzano i suoi servizi. Per Roberto Parazzini, CEO Deutsche Bank Italy e Co-Presidente del Comitato Tecnico Strategico Sicurezza Digitale ABI, la crescente esposizione alle minacce rende oggi questo «patto implicito» uno dei terreni su cui si misura la fiducia.
Lo spiega nella videointervista rilasciata a Bancaforte in vista di WeSec - Il Salone della Sicurezza, dove interverrà nella tavola rotonda di apertura dedicata proprio alla fiducia come fondamento della stabilità. «Garantire e migliorare ulteriormente questo rapporto di protezione nei confronti della clientela può rappresentare un elemento di spinta ulteriore del rapporto di fiducia», osserva Parazzini, sottolineando come gli istituti italiani siano ben posizionati su questo fronte.
La protezione del cliente, però, non si costruisce soltanto con nuovi strumenti. Tra le priorità Parazzini mette anzitutto la formazione. La capacità di difendersi dalle minacce esterne, afferma, è ancora condizionata da livelli di consapevolezza non sufficienti all’interno delle organizzazioni. Per questo occorre investire di più sulle persone e diffondere una cultura della sicurezza che raggiunga l’intera banca.
È un passaggio che Parazzini formula in modo molto netto: bisogna combattere l’idea che la sicurezza sia «un problema dell’IT» o soltanto di chi si occupa di tecnologia. «È un problema di tutti». Ed è ormai entrato stabilmente anche nell’agenda dei consigli di amministrazione, incidendo sulle scelte relative a prodotti e mercati, sulla struttura organizzativa e sulle politiche di esternalizzazione.
Proprio l’outsourcing offre un esempio concreto del cambio di scenario. Le banche devono oggi rivalutare anche la capacità dei propri fornitori di proteggersi, perché una vulnerabilità esterna può diventare rapidamente un rischio per l’intera organizzazione. La sicurezza entra così nelle decisioni di business e nella gestione della catena delle dipendenze, non più soltanto nei presidi specialistici.
Accanto alla formazione, Parazzini indica un’altra priorità: le alleanze. «Qui l’innovazione la fa il nemico, è più veloce di noi», avverte. Di fronte a minacce che evolvono rapidamente, mettere in comune competenze ed esperienze diventa una necessità. «Se non ci mettiamo insieme, la battaglia diventa più complicata». Banche, istituzioni e operatori economici hanno un interesse comune nel rafforzare la sicurezza e possono quindi costruire forme di collaborazione molto più strette.
È anche da questa consapevolezza che nasce WeSec. L’idea, ricorda Parazzini, ha preso forma nel lavoro del Comitato Tecnico Strategico e dell’Advisory Board, con l’obiettivo di rendere visibili e moltiplicare gli sforzi già avviati, mettendoli a fattor comune e coinvolgendo istituzioni, autorità e altri operatori economici.
L’ambizione va oltre le due giornate del Salone. «Lo scopo è fare di WeSec un motore importante di accelerazione per il nostro Paese», afferma Parazzini. Non attribuendo alle banche un ruolo esclusivo di guida, ma riconoscendo che, per la posizione nevralgica che occupano nell’economia, possono essere un interlocutore fondamentale nel costruire insieme agli altri attori risposte più efficaci alle nuove minacce.
In questa prospettiva, la sicurezza diventa qualcosa di più di una funzione di protezione. È una componente della fiducia, una responsabilità manageriale e una condizione per continuare a innovare senza indebolire il rapporto con clienti, imprese e comunità.




