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28 Settembre 2022 / 01:02
Sostenibilità: il 2022 sarà l’anno della verità

 
ESG

Sostenibilità: il 2022 sarà l’anno della verità

di Mattia Schieppati - 30 Dicembre 2021
Il riorientamento strategico delle banche e dell’intera economia in ottica ESG è “il” tema che nei mesi a venire richiederà uno sforzo di sistema. Tra allineamenti normativi e definizione di criteri di misurazione condivisi. Questa la road-map emersa dalla prima edizione di ESG in banking (rivivilo qui), l’evento ABI sulla trasformazione sostenibile dell’industry bancaria
Se nell’ultimo biennio hanno prevalso la riflessione e l’enunciazione di intenti, complice anche l’emergenza pandemia che ha per molti aspetti rallentato i processi, la “trasformazione sostenibile” della finanza e dell’economia globale secondo criteri ESG (Environmental, Social, Governance), con la componente della sostenibilità a fare prioritariamente da forza trainante, pare proprio essere arrivata alla fine della fase di rullaggio ed essere pronta per un poderoso decollo. Una partita rispetto alla quale il mondo finanziario sta giocando un ruolo decisivo, anche come impegno di risorse, e che vede proprio l’Europa – con i poderosi programmi Green Deal Eu e Next Gen Eu – tra gli attori più attivi.
È all’interno di questa cornice senza dubbio epocale che si è svolta, il 13 e 14 dicembre, la prima edizione di ESG in banking: sostenibilità è sviluppo, il nuovo evento annuale promosso dall’ABI sulla trasformazione sostenibile dell’industry bancaria. Un evento che ha messo (virtualmente) intorno a un tavolo tutta la platea di attori protagonisti di questa trasformazione - banche, imprese, Istituzioni, associazioni di categoria, società di consulenza, service e data provider, regolatori – e che con la Sessione plenaria di apertura di lunedì 13 (rivedi qui il live di tutti gli interventi) ha dato un inquadramento esaustivo e approfondito di quella che è oggi la situazione, ma soprattutto del lavoro da fare a partire dal 2022, e come in parte questo lavoro le banche italiane lo stiano già facendo.

Verso una finanza sostenibile?

Nella convinzione, come ha sottolineato Alessandro Malinverno, Direttore Generale ABIServizi, nei saluti introduttivi, che «la sostenibilità rappresenti per le banche, per le aziende, per tutta la società un’occasione e una leva di sviluppo», rispetto alla quale «il ruolo del settore bancario è rilevante, ma necessita di un coordinamento da parte delle Istituzioni pubbliche nazionali e sovranazionali». Malinverno pone una questione estremamente diretta: «Lo sviluppo sostenibile porta a una finanza sostenibile?». Una domanda che ne apre molte altre, e che avvia un filone di confronto che animano poi la Sessione e fanno da filo conduttore alle due giornate: qual è e quale deve essere il ruolo della regolamentazione e dei soggetti preposti alla regolamentazione di questo percorso dai confini ancora così poco definiti? Come fare in modo che «le regole siano proporzionate rispetto a quella che è la realtà degli attori, sia le imprese che le banche» si chiede e chiede Malinverno, «chiamate a rispettarle»? Come poter strutturare basi di dati solide e coerenti che consentano di interpretare questo fenomeno e di misurare gli approcci delle aziende in ottica ESG?

L'importanza dei dati

Due temi centrali, quello della disponibilità di dati di misurazione e quello della necessità di criteri standardizzati e condivisi, che ritornano nei ragionamenti di tutti i relatori della Sessione di apertura. «La non uniformità di dati e di rating può essere un problema», conferma Chiara Mio, Presidente Crédit Agricole FriulAdria e Professore Ordinario Università Ca’ Foscari Venezia: «Il tema dei dati è centrale quando le banche devono fare l'assesment delle imprese e della loro sostenibilità, e oggi siamo di fronte a criteri di misurazione che differiscono da Paese a Paese, da azienda ad azienda, da banca a banca. In una fase così delicata non possiamo permetterci un fai-da-te che pregiudicherebbe la bontà del percorso che globalmente abbiamo intrapreso».
Una sfida complessa, se si considera che, come indica Francesca Lolli, Head of Climate Change, ESG Assessments and Investors - ESG & Sustainability Intesa Sanpaolo, «la sostenibilità non è solo climate change, ma è anche sostenibilità sociale, ovvero crescita inclusiva e riduzione delle ineguaglianze, oltre a essere anche un principio che deve improntare la governance delle aziende e dei sistemi più complessi». Non solo: come osserva Francesca Sacchi, Associate Director Financial Institutions S&P Global Ratings, la misurazione e la costruzione di rating relativi agli ESG variano a seconda del settore industriale, e questo crea una quantità molto ampia di variabili che vanno governate in maniera intelligente».

Preparazione delle aziende...

Rispetto all’enormità della sfida, il tempo che si ha a disposizione è davvero molto risicato, ed è su questo fattore critico che innesca il suo intervento Lea Zicchino, Senior Partner and Head of Financial Markets and Intermediaries Analysis Prometeia: «I target europei di riduzione delle emissioni di CO2 implicano una transizione ecologica veloce e radicale, ma è anche vero che devono essere tempi compatibili con la capacità di conversione delle aziende. La transizione ecologica richiede infatti trasformazioni radicali, nelle tecnologie, nei processi produttivi, nelle abitudini di consumo». E se è vero che le risorse messe a disposizione, in primis dall’Europa, per velocizzare questi processi sono ingenti, ci sono anche limiti strutturali che non si possono comprimere con uno schiocco di dita.
La volontà di avviare o, in alcuni casi, consolidare questo percorso c’è, ed è evidente. Come riporta Simone Capecchi, Executive Director di Crif, oggi 6 imprese su 10 ritengono la Sostenibilità un elemento centrale nei proprio piani di sviluppo, e per il 74% delle imprese è importante ricevere una valutazione di sostenibilità per accedere alle agevolazioni e accrescere la brand reputation. Ma come si fa a misurare oggi questo posizionamento in assenza di criteri condivisi?», rilancia la questione anche Capecchi. Per esempio, «dotando il sistema-Paese di una piattaforma con un questionario da somministrare a tutte le imprese e i cui ritorni vengono messi a disposizione di tutto il sistema, tra cui anche le banche».

...e ruolo delle banche

Anche, o forse soprattutto delle banche, dal momento che, come riafferma Antonella Pagano, Banking ESG Lead Italy, Central Europe & Greece Accenture, «nella messa a terra delle ingenti risorse che l’Europa e il Pnrr italiano mettono a disposizione, le banche giocano un ruolo importante, sia per quanto riguarda le risorse che saranno di diretto impiego della Pubblica amministrazione, sia per le risorse destinate alle imprese. E non è solo un fatto finanziario: le banche in questo processo hanno l’opportunità di affiancare e accompagnare i soggetti sia pubblici sia privati in questa messa a terra mettendo in campo tutte le proprie competenze».
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