Fintech, un miliardo di investimenti e l’AI al centro della trasformazione bancaria
di Flavio Padovan
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14 Gennaio 2026
L'Indagine Fintech 2025 della Banca d'Italia racconta un'innovazione che smette di essere sperimentazione e diventa leva industriale. Le tecnologie ridisegnano processi e assetti organizzativi, ma il vero discrimine è la capacità di governarne gli effetti, bilanciando efficienza, competenze e presidio dei rischi. È su questo terreno che si misura oggi la maturità del cambiamento in atto
Un miliardo di euro di investimenti nel biennio 2023-2024 e una traiettoria di spesa che resta sostanzialmente stabile anche nel prossimo biennio. È questo il perimetro entro cui si muove la trasformazione digitale del settore bancario e finanziario italiano, fotografata dalla quinta Indagine Fintech nel sistema finanziario italiano condotta dalla Banca d'Italia nel 2025. Un'analisi ampia, che restituisce l'immagine di un ecosistema sempre più consapevole delle potenzialità delle tecnologie, ma anche dei limiti organizzativi, culturali e operativi che ancora ne condizionano l'impatto sui modelli di servizio.
Investimenti concentrati e banche protagoniste
Nel biennio analizzato, la spesa complessiva per progetti fintech ha superato 1,018 miliardi di euro, con una previsione di ulteriori 1,031 miliardi per il periodo 2025-2026. Una dinamica di crescita contenuta (+1,4 per cento), che conferma però la centralità dell'innovazione tecnologica nelle strategie degli intermediari. La spesa resta fortemente concentrata: oltre il 90 per cento degli investimenti fa capo a un numero ristretto di operatori, e le banche continuano a rappresentare i principali soggetti investitori, con una quota superiore al 94 per cento del totale.
È un dato che segnala, da un lato, la capacità delle realtà più strutturate di sostenere progetti complessi e pluriennali; dall'altro, la difficoltà per gli operatori più piccoli di raggiungere una scala adeguata, soprattutto in presenza di architetture IT legacy e di competenze digitali non sempre diffuse.
Pagamenti, operations e cloud: cambiano le priorità
Dal punto di vista delle aree di business coinvolte, pagamenti, intermediazione del credito e attività operative continuano ad assorbire la quota prevalente degli investimenti. Tuttavia, rispetto alle precedenti edizioni dell'indagine, emerge un cambio di passo: diminuisce il peso dei pagamenti in favore delle operations, segno di una crescente attenzione all'efficientamento dei processi interni, all'automazione e alla semplificazione dei flussi operativi.
Sul fronte tecnologico, si consolidano quattro pilastri: piattaforme web-mobile, cloud computing, intelligenza artificiale e API. In particolare, crescono in modo significativo i progetti basati su cloud e AI, mentre si riduce l'incidenza delle Distributed Ledger Technologies e delle open API. Una riallocazione che riflette la ricerca di soluzioni più immediate in termini di produttività, scalabilità e riduzione dei costi operativi.
Canali digitali diffusi, ma prestiti e depositi restano indietro
Se l'acquisizione online della clientela è ormai una pratica diffusa, lo stesso non si può dire per l'erogazione di prestiti e la raccolta di depositi interamente digitali. A fine 2024, i depositi detenuti in conti aperti digitalmente rappresentano appena il 5,1 per cento del totale, mentre i prestiti digitali incidono per il 10,6 per cento sul totale dei finanziamenti alle famiglie e per l'1,2 per cento su quelli alle imprese.
Numeri che evidenziano un paradosso: la clientela utilizza sempre più i canali digitali - oltre il 58 per cento dei clienti bancari è classificato come "digitale" - ma il cuore dell'attività bancaria continua a poggiare su processi che richiedono ancora un significativo intervento umano e una forte integrazione con i canali tradizionali.
Collaborazioni fintech: diffuse ma frammentate
Un altro tassello chiave della trasformazione riguarda le collaborazioni con partner tecnologici. Il 37 per cento degli intermediari dichiara almeno un accordo in ambito fintech, per un totale di circa 500 collaborazioni censite. Si tratta però di un ecosistema frammentato, privo di attori dominanti: la rete delle partnership mostra una bassa densità e relazioni spesso quasi esclusive, senza veri poli aggregatori dell'innovazione.
In parallelo, cresce il valore delle partecipazioni detenute in imprese tecnologiche, salite da 1,1 a 1,8 miliardi di euro rispetto alla precedente indagine. Un segnale di maggiore interesse strategico verso il controllo diretto di competenze e soluzioni ritenute critiche per il futuro del business.
Strategia digitale e governance: più maturità, ma non per tutti
Il 60 per cento degli intermediari si è dotato di una strategia digitale formalizzata, percentuale che sale al 90 per cento tra le banche di maggiori dimensioni. Le priorità sono chiare: migliorare l'esperienza del cliente e aumentare l'efficienza interna, spesso come risposta all'obsolescenza delle infrastrutture IT e ai cambiamenti demografici della clientela.
Non tutti, però, hanno compiuto lo stesso percorso sul fronte della governance. Strutture di coordinamento, sistemi di reporting e indicatori chiave di performance sono più diffusi tra gli operatori con maggiori investimenti, mentre restano meno presenti presso gli intermediari di minori dimensioni. Le competenze digitali, in particolare sull'AI, continuano a rappresentare un nodo critico, con livelli medio-alti ancora limitati a una minoranza degli operatori.
L'AI come vero motore della trasformazione
È l'intelligenza artificiale, e in particolare l'AI generativa, a rappresentare il vero elemento di discontinuità dell'edizione 2025 dell'indagine. L'AI incide o è in fase di esplorazione nel 79 per cento delle strategie digitali e concentra investimenti per circa 593 milioni di euro. La GenAI, da sola, caratterizza oltre la metà dei nuovi progetti, con applicazioni che spaziano dagli assistenti virtuali per il personale e la clientela all'analisi normativa, fino al supporto alle decisioni e al credit scoring.
L'adozione avviene prevalentemente in modo controllato, con un forte ricorso al modello "human in the loop", a presidio dei rischi operativi, reputazionali e di compliance, anche in vista dell'entrata in vigore dell'AI Act europeo.
AML, tutela e POG: innovazione sotto controllo
L'indagine segnala un rafforzamento dell'uso di tecnologie innovative anche nei processi di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo. Crescono le soluzioni basate su AI, Big data analytics e cloud computing, soprattutto nella verifica dell'identità e nel monitoraggio delle transazioni. Parallelamente, gli intermediari percepiscono come contenuti i rischi per la tutela della clientela, grazie alla possibilità di mantenere canali tradizionali e di garantire l'intervento umano nei processi automatizzati.
In questo contesto, la Product Oversight Governance si conferma uno strumento centrale per mitigare i rischi e garantire coerenza tra innovazione, trasparenza e protezione del cliente lungo l'intero ciclo di vita dei prodotti.
Una trasformazione irreversibile, ma ancora incompleta
La fotografia che emerge dall'Indagine Fintech 2025 è quella di un settore bancario in piena trasformazione, che ha ormai superato la fase sperimentale e si confronta con scelte strategiche di medio-lungo periodo. L'innovazione non è più un tema accessorio, ma un fattore strutturale di competitività. Resta però aperta la sfida dell'esecuzione: competenze, integrazione dei sistemi, governance e reale impatto sui modelli di servizio saranno i veri banchi di prova dei prossimi anni.