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30 Novembre 2021 / 20:57
Credito, motore di sviluppo

 
Credito

Credito, motore di sviluppo

di Flavio Padovan - 22 Novembre 2019
Per sostenere la crescita servono condizioni di maggiore fiducia che favoriscano la capacità di investimento da parte delle imprese. E regole che facilitino i finanziamenti e l'attività di banca commerciale per sua natura a fianco di famiglie e Pmi. La sostenibilità è un obiettivo condiviso, ma da raggiungere con incentivazioni. Ne parla a Bancaforte Gianfranco Torriero, vice direttore generale dell'ABI, a pochi giorni dall'edizione 2019 di Credito al Credito, l'appuntamento annuale del 28 e 29 novembre che riunisce a Roma la community nazionale del credito
Il 28 e 29 novembre torna Credito al Credito (qui il programma dell'evento - ndr) . Il mercato italiano quale fase sta vivendo?
Il mercato del credito in Italia ha caratteristiche peculiari. Da alcuni anni registra un andamento positivo, anche se con tassi di crescita molto contenuti. C'è però una forte divaricazione tra la tendenza dei finanziamenti al segmento famiglia e quelli alle imprese. Il primo è trainato dalla richiesta di mutui, il cui tasso di crescita è di circa il 2,5%, perché le transazioni che riguardano le abitazioni hanno avuto una ripresa nel corso degli ultimi anni. Mentre il segmento del credito alle imprese in questo momento registra, sia pur di poco, un segno negativo rispetto all'anno precedente. L'ultimo dato disponibile indicava un calo dell'1%, nonostante i tassi di interesse abbiano toccato un minimo storico. Come è noto, nel mercato dei finanziamenti non bastano condizioni favorevoli lato offerta, come gli attuali tassi “infimi”, ma serve soprattutto una domanda vivace. Domanda che si ha quando si effettuano investimenti. La nostra visione è che il mercato del credito riuscirà a tornare a valori positivi quando si riusciranno a creare condizioni di maggiore fiducia e a favorire la capacità di investimento da parte delle imprese.
Negli ultimi anni il regolatore sta intervenendo sempre più spesso nel settore del credito. Quali sono gli impatti di questa attenzione normativa?
Sicuramente non ha aiutato la crescita del mercato dei prestiti bancari. Anche se a pesare sono le nostre specificità, come una dinamica del Pil particolarmente bassa e un livello degli investimenti che è ancora il 17% inferiore a quello che si registrava nel periodo pre-crisi. Inoltre, abbiamo stimato una perdita di circa 900 miliardi di investimenti negli ultimi 12 anni, cioè dal 2007 al 2019. Quindi abbiamo delle criticità evidente sul lato della domanda. La regolamentazione ha reso più complesso il contesto operativo, e anche la nuove definizioni di default e le nuove linee guida che l'Eba sta per emanare vanno in quella direzione. Quello che chiediamo è che l'applicazione di queste regole sia la più graduale possibile e che si tenga conto delle implicazioni dirette sull'economia reale perché le banche italiane vogliono continuare a sostenere le famiglie e il mondo delle imprese. Abbiamo una sovrapposizione di norme primarie, secondarie e linee guida che non agevolano le attività della banca commerciale, che è il modello italiano di fare banca perché il nostro tessuto produttivo è composto prevalentemente da Pmi. Inoltre, tutte queste normative di diverso livello non sono mai precedute da analisi di impatto ex ante che permettano di cogliere realmente le potenziali implicazioni. Un'economia reale come la nostra che ha sofferto molto l'ultimo periodo di crisi avrebbe bisogno di normative che agevolino l'attività di finanziamento, non che la ostacolino. Tra i fronti aperti su cui stiamo lavorando c'è il mantenimento all'interno di Basilea 3 Plus del cosiddetto “Sme Supporting Factor”, cioè di quella modalità che permette di avere minore assorbimento patrimoniale quando si effettuano finanziamenti alla piccole e medie imprese. È un punto sui cui vigileremo perché è importante mantenere condizioni che hanno favorito il credito alle Pmi e quindi il loro sviluppo.
Nella plenaria di apertura di Credito al Credito 2019 si parlerà anche di sostenibilità. Un tema che sta entrando prepotentemente anche nelle agende del mondo finanziario.
La sostenibilità è un obiettivo condiviso. In questi giorni, peraltro, si stanno definendo a livello europeo le nuove regole che riguardano la tassonomia, cioè il sistema di classificazione che fornirà a imprese, banche e investitori una definizione chiara e univoca delle attività economiche che possono essere considerate ecosostenibili. Il settore bancario è fortemente impegnato su questo fronte e sta dando il suo contributo per creare le migliori condizioni che possano influire positivamente sul contesto ambientale e sociale nella sua più ampia accezione. Anche in questo caso è necessario, però, che si proceda con uno sviluppo proattivo, con misure che incentivino i comportamenti positivi e una trasformazione virtuosa, evitando la strada delle penalizzazioni. La nostra economia sta vivendo un momento di rallentamento e la sostenibilità deve essere un'occasione di sviluppo, non di freno.
Le nuove tecnologie avranno un impatto significativo sul modo di fare credito?
Indubbiamente intelligenza artificiale, robotica e big data cambieranno il settore, così come è accaduto in modo più tempestivo per il comparto dei sistemi e dei servizi di pagamento. La trasformazione digitale è in atto e ci sono numerose sperimentazione da parte delle banche italiane, che stanno investendo in modo rilevante per migliorare il servizio in tutte le sue fasi ed essere sempre più vicine alle esigenza delle imprese e delle famiglie.
 
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