Arte a colazione: il valore del welfare culturale
di Ildegarda Ferraro
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1 Aprile 2026
Per la salute, l'arte e la cultura possono essere una componente essenziale. Ecco perché è importante il welfare culturale, un modello integrato che usa arte, patrimonio culturale e creatività per promuovere il benessere fisico e mentale, la salute e l'inclusione sociale.
"Tu dici che il medico ti dovrebbe prescrivere cinque spettacoli teatrali?" "Beh sì, quello è il mio obiettivo. E pure un trekking culturale, che ho visto che parecchi musei organizzano". "Ma, tu sei sicura di questa cosa?" "Sicura sicura che il medico me li prescriva? No, però stiamo a buon punto".
Il collega mi guarda allibito, a metà con l'espressione "la solita pazza" e "magari anche stavolta ha trovato qualcosa".
La verità e che si fa sempre più strada questa prospettiva dell'arte e cultura come "ricostituente" psicofisico, come "boost", insomma come spinta per la salute. L'idea è non solo l'assenza di malattia, ma lo star bene, il "well-being".
Dal medico di base trovo conferme, ma non perché gli chieda di segnarmi i cinque spettacoli teatrali. Poveraccio, ha un sacco di pazienti e anche parecchi fuori giri, non mi ci voglio mettere anche io. Trovo conferme perché un gruppo agguerrito di vecchietti e assiepato in sala d'attesa a bivaccare. Si capisce che è lì per conforto, calore, due chiacchiere e quanto può emergere… e allora è chiaro che questa storia del "welfare culturale", della "prescrizione sociale" dell'"arte terapia", già da questo quadro un senso lo ha.
Se ne parla sempre di più. E d'altra parte il grande senso di socievolezza italiano va scemando e si va smarrendo. Un over 75 su 5 vive solo, dopo i 65 anni comincia un lento declino per chi non si allena costantemente a vivere una vita piena anche socialmente e culturalmente. E non basta seguire un sano regime alimentare, camminare, cercare di andare in palestra, ci vuole anche il contatto sociale e la vita culturale.
Sono rimasta conquistata non solo dal Report dell'
Organizzazione mondiale della sanità (Oms) (vedi
qui e qui) che tutto questo lo mette in chiaro, ma anche dal
Manuale di "prescrizione sociale" che l'Oms ha messo a punto. Si trova anche tradotto in italiano (vedi
qui).
E poi ci sono capitoli che in qualche modo toccano il senso vero delle cose. Riascolto l'intervento del
professor Pier Luigi Sacco al convegno del Ministero della cultura "La prescrizione dell'arte che cura" (
qui il comunicato e la registrazione dell'intero evento). Sacco lavora in un centro di eccellenza, il
Dipartimento di neuroscienze, imaging e scienze cliniche dell'Università di Chieti e Pescara.
Al Dipartimento si sono chiesti perché arte e cultura per la salute funzionano, quali sono i meccanismi biologici che producono questi effetti benefici. E la risposta è al tempo stesso semplice e viene da lontano. Sacco ha detto all'evento del Ministero "che le arti servano per il tempo libero è un'idea recente, della seconda metà del '700. L'idea che invece abbia impatto generale sulle persone e abbia a che fare con la salute è molto più antica. Il teatro di Epidauro è al centro del tempio di Asclepio, il dio della medicina. Non stiamo inventando ora questa relazione". Insomma, se non è proprio vecchia come il mondo ha parecchio alle spalle. Ci sono ragioni che collegano le arti alla sopravvivenza, alla nostra capacità di vivere di più e meglio.
Sacco chiarisce che noi umani abbiamo un enorme problema neurobiologico come esseri viventi: quello di riuscire a prevedere le condizioni che si realizzeranno. Il nostro cervello si adatta a condizioni stabili, ha difficoltà a prevedere e ad adattarsi all'imprevisto. E quindi abbiamo inventato il "tempo festivo", in cui possiamo permetterci di sperimentare, di sbagliare senza pagarne il costo. Le arti sono nate come un vero e proprio strumento biologico di regolazione. Una ragione adattativa per espandere la nostra base esperienziale. Musica, danza, arti e cultura ci aiutano a immaginare altro e riguardano la salute. Anche quella fisica, per esempio di natura metabolica. Le prospettive che si aprono sono molto promettenti.
Sacco è anche impegnato nel
Piano integrato dei musei di Bologna (vedi
qui), che riconosce il welfare culturale, in modo da metterlo a disposizione dei cittadini e dei visitatori sulla base di alcuni protocolli, anche in collegamento con il meccanismo di resocontazione della città di Bologna.
A questo punto diventa chiaro perché
"Arte a colazione". Esperienze di fruizione di fruizione a pranzo, ad aperitivo e a cena sono moltissime, il plus è la connessione con la salute e il benessere anche lavorativo. Perché un momento di stacco dedicato ad altro, al bello per esempio, può avere molto successo. E così per esempio
Giampaolo Martinelli, anestesista dell'
ospedale San Bartholomew di Londra ha messo a punto iniziative specifiche per i pazienti, ma anche lunch dedicati all'arte per i colleghi medici e sanitari (vedi
qui). Una semplice colazione per far scendere lo stress e cancellare la prospettiva del burn out.
I musei in questo contesto assumono un peso sostanziale, come centri di welfare culturale sul territorio.
Banche e fondazioni bancarie, anche attraverso il
Festival "è cultura!", organizzato dall'
Associazione bancaria italiana e dall'
Acri, sono pietre miliari sui territori, con musei e centri culturali. Lavorano per l'economia, ma c'è un aspetto tutto da leggere anche per quanto riguarda il benessere complessivo.