Una collaborazione sempre più strutturata tra banche, Forze dell’ordine, prefetture e altri settori esposti ai fenomeni criminali. Con un obiettivo preciso: leggere i rischi in modo integrato, rafforzare la prevenzione e rendere più efficace il presidio del territorio.
È il modello di sicurezza partecipata discusso a WeSec - Il Salone della Sicurezza nella sessione dedicata alla sicurezza fisica e alla resilienza strutturale. A raccontarne l’evoluzione è Marco Iaconis, Coordinatore di OSSIF, il Centro di Ricerca dell’ABI sulla Sicurezza Anticrimine e il Facility Management, e Segretario tecnico del Comitato Tecnico Strategico “Sicurezza Digitale” ABI, nella videointervista rilasciata a Bancaforte.
«Al centro delle strategie di sicurezza c’è la collaborazione con le Autorità di Pubblica Sicurezza», sottolinea Iaconis, richiamando il lavoro con Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza sotto la regia delle prefetture.
A rafforzare questo modello è la nuova versione del protocollo per la sicurezza predisposta dal Gabinetto del Ministro dell’Interno e trasmessa alle prefetture, con l’obiettivo di fornire un indirizzo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Il modello prevede misure di sicurezza condivise e una cabina di regia a livello provinciale, attraverso le prefetture, nella quale mettere a fattor comune dati, informazioni ed esperienze. Non soltanto per reagire agli eventi, ma per migliorare la capacità di analizzarli, monitorarli e prevenirli.
La novità, osserva Iaconis, è anche l’accento posto sulla sicurezza integrata. Rischi diversi non possono più essere affrontati separatamente: occorre una governance capace di leggerli nel loro insieme e di coordinare competenze e soggetti differenti.
La circolare del Ministero dell’Interno valorizza inoltre un principio che OSSIF applica da tempo attraverso i propri Osservatori: lo scambio strutturato di dati, informazioni e buone pratiche. Un riconoscimento che Iaconis considera particolarmente significativo per il lavoro svolto negli anni.
Nel nuovo assetto entra anche Poste Italiane, coinvolta nella sottoscrizione dei protocolli tra ABI, banche e prefetture. Una presenza che amplia ulteriormente il perimetro della collaborazione e rafforza la dimensione intersettoriale del modello.
L’esperienza, del resto, viene da lontano. Risale al 2008 l’Osservatorio intersettoriale sulla criminalità predatoria promosso da OSSIF. Oggi quel percorso evolve: il perimetro dei rischi si amplia e, di conseguenza, aumenta la necessità di analizzarli e governarli insieme.
Accanto alle banche, alla Pubblica Sicurezza e a Poste, il confronto coinvolge realtà come rete carburanti, farmacie, grande distribuzione e tabaccherie. Settori diversi, ma spesso esposti a fenomeni criminali che presentano dinamiche comuni e dai quali possono arrivare informazioni ed esperienze utili anche agli altri partecipanti.
«Analizzare insieme i problemi e soprattutto trovare insieme le soluzioni», sintetizza Iaconis. È la logica che ha guidato negli anni il lavoro di OSSIF e che oggi trova un ulteriore rafforzamento nel nuovo quadro di collaborazione.
Anche WeSec nasce da questa impostazione: portare nello stesso luogo comunità che affrontano la sicurezza da punti di vista differenti e creare occasioni di confronto trasversale.
La sicurezza partecipata assume così una dimensione molto concreta: una rete stabile tra istituzioni, Forze dell’ordine, banche e altri settori, capace di trasformare la collaborazione in una maggiore capacità di prevenzione e risposta.
Qui lo Speciale WeSec - Il Salone della Sicurezza su Bancaforte.it




