Banner Pubblicitario
09 Ottobre 2026 / 13:25
 
Per vedere questo video devi abilitare i cookies di Marketing

 
Bancaforte TV

Horvath (Gibson Dunn): «L'AI deve creare un audit trail»

di Flavio Padovan Maddalena Libertini
09 Ottobre 2026

 

L'intelligenza artificiale mette sotto pressione alcuni dei principi su cui si è costruita la disciplina della privacy. Il diritto di conoscere quali dati vengono detenuti, correggerli o chiederne la cancellazione funziona bene nei sistemi tradizionali. Diventa molto più difficile quando quei dati sono stati utilizzati per addestrare un modello, che non li conserva semplicemente in un archivio ma li incorpora nel proprio apprendimento. È uno dei nodi affrontati da Jane Horvath, Partner di Gibson Dunn, nella videointervista rilasciata a Bancaforte a WeSec – Il Salone della Sicurezza, dove ha partecipato alla tavola rotonda di apertura "Governing the Digital Realm", dedicata anche al difficile equilibrio tra innovazione e regolamentazione. «Come si gestiscono quelli che chiamiamo user rights in un sistema di AI?», si chiede Horvath. È una questione destinata a pesare sempre di più, perché i diritti di accesso, rettifica e cancellazione sono presenti nelle normative sulla privacy, mentre i modelli di intelligenza artificiale funzionano secondo logiche molto diverse da quelle del software tradizionale. Il problema, però, non si risolve semplicemente limitando i dati utilizzati per l'addestramento. Horvath richiama anche una specificità europea: la presenza di molte lingue. Se i modelli non vengono addestrati su quantità sufficienti di dati rappresentativi, la qualità degli output peggiora. Sulla regolamentazione Horvath parte da un paradosso. Tutti chiedono regole per l'AI, ma «nel momento in cui qualcuno mette nero su bianco una regola, tutti dicono che non ha senso, che non funziona». La domanda che pone è se abbia ancora senso tentare di costruire una regolamentazione generale e onnicomprensiva dell'intelligenza artificiale, sul modello di quanto avvenuto con la privacy. Per i dati personali è stato possibile definire alcuni principi trasversali sull'uso, la raccolta e i diritti degli interessati. L'AI, invece, comprende tecnologie e architetture molto differenti: modelli aperti, sistemi chiusi, applicazioni e livelli di rischio che cambiano rapidamente. Da qui l'ipotesi di tornare a un'impostazione più vicina al rischio effettivo e alla tipologia di sistema utilizzato. «Dovremmo ripartire da zero e regolamentare in base al rischio e ai diversi tipi di sistemi AI?», domanda Horvath, mettendo in discussione l'efficacia di un'unica disciplina pensata per coprire un fenomeno in continua evoluzione. Per le banche il tema diventa ancora più concreto. Le decisioni automatizzate possono incidere su transazioni, pagamenti e rapporti finanziari particolarmente sensibili. Per questo, secondo Horvath, gli istituti dovranno essere molto trasparenti e consapevoli delle decisioni prese dai sistemi di AI. «La supervisione umana suona benissimo, ma come può una persona esaminare migliaia di decisioni?», osserva Horvath. Serve invece la possibilità di ricostruire ciò che è accaduto. Horvath richiama le tecnologie che consentono di creare record verificabili delle decisioni dell'AI, vincolando i sistemi a determinate policy e regole. Chi controlla, spiega, deve poter esaminare quella traccia e avere il potere di farlo: non ricontrollare ogni singola decisione, ma vedere come il sistema è arrivato a un risultato e se ha rispettato i vincoli previsti. Per questo, conclude, «l'AI deve creare un audit trail».


di Flavio Padovan, Maddalena Libertini  - 
Più di 2 mila visitatori in due giorni, 70 sponsor e una partecipazione che ha supera...
di Flavio Padovan, Maddalena Libertini  - 
Cybersecurity, antifrode, sicurezza fisica e travel security riunite nello stesso luo...
di Flavio Padovan, Maddalena Libertini  - 
L'intelligenza artificiale corre più veloce dei presidi messi in campo per governarla...
di Flavio Padovan, Maddalena Libertini  - 
La prima edizione di WeSec - Il Salone della Sicurezza si chiude con una convinzione ...
di Flavio Padovan, Maddalena Libertini  - 
Porti, aeroporti, cavi sottomarini, strutture marittime, strade, ponti. Le infrastrut...
di Flavio Padovan  - 
Oltre 2 milioni di alert per esposizioni di dati sensibili sul web nel 2025, frodi cr...
di Flavio Padovan, Maddalena Libertini  - 
Per la sicurezza digitale non c’è più un problema di sensibilizzazione dei vertici: l...
di Flavio Padovan, Maddalena Libertini  - 
La sicurezza sta rimettendo in discussione una delle scelte organizzative che hanno s...
di Flavio Padovan, Maddalena Libertini  - 
La sicurezza dei pagamenti non riguarda più soltanto frodi e protezione delle transaz...
di Flavio Padovan, Maddalena Libertini  - 
DORA e NIS2 hanno alzato il livello dei requisiti di sicurezza e resilienza, ma la co...
di Flavio Padovan, Maddalena Libertini  - 
La sicurezza non può più intervenire quando prodotti, servizi e processi sono già sta...
 
1/357
Le relazioni tra imprese e banche BE Banner Medium 2026
WeSec - Il Salone della Sicurezza
Il nuovo appuntamento promosso dall’ABI su sicurezza, geopolitica, intelligenza artificiale e infrastrutture
Icona Facebook Icona Twitter Icona LinkedIn
Newsletter 5 ottobre 2026 - Il nuovo marketing? Meno clic, più fiducia
e poi: Un premio al Salone dei Pagamenti per la comunicazione istituzionale; Legal Design, a Bologna e Milano...
Icona Facebook Icona Twitter Icona LinkedIn
Newsletter 28 settembre 2026 - Speciale WeSec - Il Salone della Sicurezza
e poi: le videointerviste ai protagonisti di WeSec; Richard Clark e la giusta relazione tra banche e IA ...
Icona Facebook Icona Twitter Icona LinkedIn
Newsletter 22 settembre 2026 - Speciale WeSec - Il Salone della Sicurezza
e poi: le sintesi delle due tavole rotonde della Plenaria di apertura di WeSec; Come prepararsi a un futuro...
Icona Facebook Icona Twitter Icona LinkedIn
Banner Pubblicitario